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Lo stato di flow: il benessere nella pratica sportiva

La caratteristica predominante del Flow è la completa fusione fra sé e l’attività considerata importante, che viene affrontata non tanto per i risultati a cui conduce, ma per il piacere che si prova nell’eseguirla. Piacersi, sentirsi disinvolti in pubblico, vivere con serenità gli impegni sono sensazioni di autostima. Spesso le esperienze vissute delle persone vengono interiorizzate come negative e portano alla perdita di autostima, ma quest’ultima attraverso un’ allenamento e un percorso personale può essere ritrovata e mantenuta stabile. Per intraprendere questo percorso occorre saper vivere il presente, e mantenere una condizione di benessere attraverso la respirazione e le immagini positive.
Spesso basta semplicemente recuperare nella memoria momenti in cui ci si è sentiti all’altezza della situazione, quando senza esser presi dall’ansia o dall’angoscia si è riusciti a svolgere un compito in modo adeguato. Un altro aspetto molto importante è l’approvazione degli altri: un parere positivo o negativo può essere un passaggio fondamentale nella vita di un atleta specialmente all’inizio della carriera. Su questo ultimo aspetto, il tecnico gioca un ruolo fondamentale nella crescita e nella promozione del Talento dei propri atleti, il suo feedback (si veda box “Il feedback”) è determinante per lo sblocco o negativamente il blocco delle capacità attitudinali di coloro che allenano.

Il “concetto di sé” e l’autostima hanno ricevuto considerevole attenzione nella letteratura psicologica, se si considera che su questi due costrutti sono stati condotti migliaia di studi (Bandura, Sullivan). Il concetto di sé è la costellazione di elementi a cui una persona fa riferimento per descrivere sé stessa. Esso riguarda tutte le conoscenze sul sé, come il nome, la razza, ciò che piace o non piace, le credenze, i valori e le descrizioni fisiche (es. altezza e peso). Una persona può ad esempio vedere sé stessa come un lavoratore, come l’amico di Marco, come una persona interessata alla fantascienza, e così via; queste sarebbero tutte componenti del suo concetto di sé.
L’autostima è invece una valutazione circa le informazioni contenute nel concetto di sé; è la reazione emotiva che le persone sperimentano quando osservano e valutano cose diverse su di sé ed è collegato alle credenze personali circa le abilità, le capacità, i rapporti sociali, e i risultati futuri. Il concetto di sé e l’autostima dunque sono la parte basilare del nostro “Stato di Flow”, ovvero la condizione ottimale per riuscire in un obiettivo.

Tematiche come queste, presenti soprattutto nell’ambito sportivo, rientrano nelle fondamenta della Psicologia Positiva. Il primo a menzionare esplicitamente le potenzialità teorico-applicative di una psicologia positiva è stato Abraham Maslow (1954) (come già trattato nella rivista dello scorso mese di Maggio). Osservando come, specie nel contesto statunitense, la psicologia si fosse concentrata con maggiore successo sul lato oscuro degli esseri umani, evidenziandone le lacune, le negatività e le patologie, questi aveva voluto rimarcare la necessità di un cambio di prospettiva, in positivo appunto.

DRITTI ALL’OBIETTIVO
In quest’ottica uno dei risultati più interessanti della Psicologia Positiva è l’attenzione per l’esperienza ottimale – chiamata anche “Flow” (flusso) – (Seligman, 2003), considerata come uno dei principali elementi per una vita appagante e pregna di significato. Nel Flow l’azione del soggetto procede liberamente e in modo armonico con il contesto circostante, favorendo un livello di totale assorbimento nell’attività praticata.
Nell’esperienza di stato di Flow, l’interesse non è rivolto verso lo stato finale dell’attività, ma nella concentrazione profonda che si attraversa nello svolgere l’attività. Lo stato di Flow è quel tipo di esperienza che si prova quando si è totalmente assorbiti tanto da dimenticare il trascorrere del tempo e perfino la fame, la sete, il caldo, il freddo. I principali fattori che rendono possibile lo stato di Flow sono: innanzitutto avere sufficienti abilità per portare a termine un’attività competitiva, poi lasciare che l’attività assorba completamente l’attenzione, programmare obiettivi chiari e definiti e avere riscontri istantanei su ciò che si sta facendo, soprattutto grazie al feedback del tecnico, attraverso tecniche di rinforzi positivi e/o negativi, avvertire un senso di controllo su di sé e sulla situazione, perdere la consapevolezza del tempo. In poche parole, essere nel proprio esserci e dimenticarsi di tutto il resto che diventa pura appendice.

Un tecnico che allenerà una squadra con alte percentuali di stato di Flow avrà un gruppo con le seguenti caratteristiche:
Alti livelli concentrazione e attenzione sul compito
Alti livelli di motivazione intrinseca (senza l’ingerenza dei risultati) (si veda box “La motivazione”)
Alti livelli di concetto di sé e di autostima.
Potrà dunque lavorare su un potenziale umano al 100% delle specifiche abilità motorie di ciascuno dei componenti: come se un calciatore con abilità tecniche e tattiche al 60% in una condizione di flusso ottimale arrivasse a utilizzarne il suo massimale di 100%.

Questo è soprattutto ciò che fa la differenza per le categorie dilettanti, dove i livelli medi dei giocatori che ne fanno parte, vengono compensati dalla condizione emotiva e psicologica più o meno soddisfacente. Senza ovviamente dimenticare che le motivazioni estrinseche, come per esempio i guadagni, a differenza del calcio professionistico sono per la maggior parte dei casi variabili di poco conto. La Nazionale italiana FIGC, se pur composta da giocatori professionisti, è un esempio invece di come sia fondamentale lavorare sulla motivazione intrinseca, per il motivo di cui sopra, ovvero la mancanza di concreti appagamenti esterni, soprattutto per ciò che riguarda i guadagni economici. E il C.T. Antonio Conte fin dal primo giorno del suo insediamento ha cercato di lavorare proprio su questo fondamentale aspetto.

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Il Feedback
Questo termine viene molto utilizzato in ambito aziendale, tuttavia è adattabile in diverse situazioni quotidianamente vissute da tutti noi, quali per esempio lo sport. In tutte queste situazioni ci rapportiamo con altre persone e con queste costruiamo la struttura della relazione.
La capacità di dare giusti feedback, ovvero di restituire all’interlocutore le informazioni più adatte ci permetterà di meglio perseguire i nostri obiettivi.
In particolare poi, esistono due tipi di feedback:

Riorientamento: identifica i comportamenti che non contribuiscono agli obiettivi prefissati e induce le persone a sviluppare delle strategie o soluzioni alternative (FEEDBACK NEGATIVO)
Rinforzo: identifica i comportamenti che contribuiscono agli obiettivi prefissati e stimola le persone a ripeterli ed a migliorarli (FEEDBACK POSITIVO)

Riorientamento e rinforzo sono due facce della stessa medaglia: lavorano insieme per dare alle persone le informazioni necessarie a migliorare la performance.
Prima di dare feedback a una persona, cerchiamo, quindi, di raccogliere le informazioni più dettagliate possibile sulle azioni che vogliamo riorientare o rinforzare e su quelle atteniamoci.
Potremo cominciare chiedendoci cosa, quando, dove, chi e come: il destinatario del nostro feedback saprà esattamente cosa c’è che non va nella sua azione, dove e come la agisce, chi coinvolge e come incide sul raggiungimento dell’obiettivo. Se si ragiona sempre in un ottica di miglioramento della relazione (per esempio tecnico-giocatore oppure giocatore–gruppo) si potrà sempre così riorientare i gli sforzi da fare con meno disagi e confusione.

La Motivazione
La motivazione umana si compone di due livelli:
Intrinseca (dentro di noi): porta ad intraprendere un’attività perché è di per sé motivante. In questo caso l’individuo si attiva per divertimento o per sfida senza interesse verso ricompense o pressioni esterne. È ciò che determina lo stato di Flow. È possibile distinguere 16 desideri fondamentali che stanno alla base della motivazione intrinseca: efficacia, curiosità, libertà, vendetta, lealtà, compassione, lussuria, vitalità, amore, stabilità, sicurezza, possesso ecc… Ovviamente poi ogni individuo ha una diversa attribuzione di priorità in base a contesto sociale, e valori di riferimento culturali e/o religiosi.
Estrinseca (fuori di noi): sostenuta da rinforzi esterni (vantaggi, riconoscimenti, guadagni).

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