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Maicon, il colosso di Sona

Maicon i allenamento con il Sona Dopo Inter e Roma, Maicon ha scelto la società veneta e la Serie D per ritornare con la famiglia in Italia e vivere una nuova sfida sportiva e personale

È stato uno dei terzini più forti della storia del calcio, un giocatore che quando partiva, di piede e di fisico, sulla fascia destra, faceva “fermare il vento”, come disse una volta Luciano Spalletti. Maicon Douglas Sisenando, 40 anni da compiere a luglio, è stato uno degli eroi del triplete dell’Inter, ha vinto due Coppa America e due Confederations Cup col Brasile (ma gli è mancata la grande affermazione Mondiale) e, per almeno cinque anni, è stato uno dei giocatori brasiliani più forti al mondo.

Per questo per tutta la Lega Dilettanti è una notizia da copertina il suo tesseramento per il Sona, squadra del veronese, attualmente all’ottavo posto del girone B di Serie D. Quando è sbarcato a Fiumicino, subito dopo Capodanno, ad accoglierlo c’era persino la Rai. Era l’alba, Maicon era stanco per il viaggio dal Brasile, ma non si è risparmiato per foto ed interviste e lo stesso ha fatto nei suoi primi giorni in Veneto.

Il Sona è la sua terza squadra italiana dopo Inter e Roma, l’entusiasmo c’è sempre anche perché con lui ci sarà il figlio Felipe, 15 anni, tesserato per le giovanili. Maicon ha detto che la famiglia gli chiedeva “sempre di tornare in Italia, per questo quando c’è stata questa opportunità ho detto subito di sì”. Vero, come è vero anche che per il futuro, carriera da allenatore o meno, essere già di base fisso in Italia, o quantomeno in Europa, può dargli un aiuto importante.

Colonia brasiliana

Certamente, la realtà di Sona è una realtà seria, dove ci sono altri brasiliani (10 in tutto attualmente) e dove Maicon ha la possibilità di riscoprire la passione per il calcio più puro e autentico. “Per me – ha spiegato alla Gazzetta – Non cambia nulla. Il calcio è sempre lo stesso in qualsiasi categoria. I trionfi con l’Inter sono un passato molto bello, adesso riparto da qua, mi hanno accolto benissimo e ho voglia di giocare. Non vedo l’ora. Il calcio è la mia vita. Ho sempre tante motivazioni”.

maicon sorridente

Soddisfatta, ovviamente, anche la dirigenza del Sona, sia per il valore del giocatore che per la grande attenzione mediatica di inizio anno. Per il d.s. Claudio Ferrarese, ex giocatore anche di Verona, Torino e Napoli, è il “colpo del secolo”. Nato quasi per scherzo insieme con Thiago de Souza, collaboratore del club e in contatto anche con il brasiliano. Per il presidente Paolo Pradella “la società è una famiglia dove ci si diverte. E Maicon già dal primo incontro fa capire che si inserirà bene”.

D’altronde, a 40 anni, è arrivato il momento di pensare al presente, ma anche al futuro. In passato, riferendosi a lui, Walter Sabatini disse che ogni persona aveva tre vite: quella pubblica, quella privata e quella segreta. Ecco, oggi per Maicon quella segreta sembra non esserci più, ma sembra esserci soltanto la voglia di continuare ad essere felice con un pallone tra i piedi.

Buono come il pane

Proprio in onore della semplicità e del valore delle piccole cose, il giorno del primo allenamento il Sona lo ha accolto con un regalo simbolico: il pane. “Benvenuto a Maicon – ha spiegato sulla sua pagina Facebook il club, commentando la foto in cui veniva consegnato il pacchetto – questa mattina, in occasione del primo allenamento, consegna da parte dell’ufficio stampa di un omaggio simbolico, una ciabatta (pane).  Se un campione accetta di giocare in un piccolo club di provincia, significa che è un vero sportivo e che è buono come il pane”.

Un gesto che ha fatto felice il campione brasiliano, subito accolto benissimo dai compagni tra cui il portiere Rafael Beti Rosa, figlio di Alessandro detto Magrao, 732 partite con lo Sport Recife, Paolo Hernan Dellafiore, cresciuto nell’Inter e Daniel da Mota, portoghese nato in Lussemburgo, 99 partite con la sua nazionale. Maicon prenderà un rimborso spese per giocare, come i suoi compagni, ma questo non è mai stato un tema perché chi conosce il brasiliano sa che lo stipendio, anche quando era uno dei calciatori più forti al mondo, non è mai stato al primo posto. L’allegria e la voglia di essere felice giocando a calcio, invece, sì.

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