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Napoli United: porte aperte per tutti

napoli united al completo Ragazzi dell’Africa, del Sudamerica, di tutto il mondo: una splendida realtà di integrazione nel quartiere Sanità. E c’è chi ha fatto carriera...

L’ avventura è iniziata nel 2009. Si chiamava Afro Napoli United. Da giugno di quest’anno si chiama Napoli United. Perché ha cambiato nome ce lo spiega Antoio Gargiulo, presidente di questa splendida realtà. Un esempio da seguire.

“Abbiamo dato subito spazio ai tanti migranti che sono nella nostra città – dice Antonio Gargiulo – la maggior parte africani, da cui appunto il nome di Afro Napoli. Poi, siamo cresciuti: sia a livello di interazione, sia a livello mediatico, anche all’estero. Nel 2013 ci siamo affiliati alla Lnd, giocavamo in Terza Categoria. Abbiamo vinto tre campionati di fila. Ora siamo in Eccellenza, un campionato molto impegnativo. Abbiamo degli aiuti, c’è molta solidarietà a Napoli. Noi abbiamo sempre accolto tutti, richiedenti asilo, rifugiati e altri ancora. Nessuno è stato mai respinto, ai ragazzi dell’Africa in questi ultimi anni si sono aggiunti altri del Sudamerica, dall’Asia, dal Portogallo, dell’Est Europa. Ecco perché ora ci chiamiamo Napoli United: le nostre porte sono aperte a tutti. In squadra abbiamo avuto il 50 per cento di africani e il 50 per cento di italiani, un esempio di integrazione. Rimane sempre il concetto di base, il legame più forte con la città. Siamo la seconda squadra di Napoli, e questo è un motivo di orgoglio”.

Giocatori del Napoli United festeggiano dopo un gol

La società è cresciuta molto in questi anni, quanti tesserati avete?

Siamo oltre 200. Abbiamo anche una squadra di calcio a 5 femminile, ci sono ragazze soprattutto del Sudamerica. Poi, il settore giovanile intero, quasi tutte le categorie.

Dove giocate?

Sinora abbiamo giocato al campo di Mignano, ma dalla prossima stagione andremo al campo di San Gennaro nel rione Sanità, nel cuore di Napoli. Il rione Sanità è il rione di Totò, è un quartiere storico di Napoli e ora ci vivono tanti immigrati di tutti i Paesi del mondo. Giocare lì è un valore socio-culturale forte, vogliamo creare una comunità intorno al calcio. Ci sono tribune per 2.000 persone, speriamo che con le nuove regole anti Covid possa venire qualcuno a tifare per noi.

Qualche ragazzo che giocava con voi ha fatto carriera?

Sì, e questa è una grande soddisfazione. Alcuni sono andati nei campionati professionistici esteri, a Malta, in Alge- ria. Maissa Codou Ndiayè, un ragazzo senegalese rifugiato, classe 2002, è stato ingaggiato dalla Roma, ora gioca nel campionato Primavera.

 

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