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“Nettuno” perfetto: la rinascita di Luciano

È questo il caso del biscegliese Luciano Goffredo, 30 anni, in forza alla Nettuno. Il suo passato non è certo da incorniciare, con reati che hanno compromesso i suoi rapporti con la Giustizia. Poi, però, anche attraverso un programma di reinserimento curato dai servizi sociali, il lavoro e il Calcio a 5, lui ha ritrovato la retta via. Il risultato è la fama di bomber (ben quattordici reti), il ruolo di leader nella squadra e un comportamento impeccabile in campo, oltre all’attività lavorativa ben avviata. “Non posso cancellare il mio passato – ha esordito Goffredo – e sto pagando i miei debiti con la giustizia. Oggi, però, mi sento soddisfatto di quello che sto facendo. Penso di aver contraccambiato la fiducia data da servizi sociali e società. È stata una decisione che è maturata con il tempo. Diventando più grande si vede diversamente la vita. Senza dubbio anche la famiglia ha avuto un ruolo importante. Mio figlio, ad esempio, mi segue sempre in tutte le partite”.

Un infortunio l’ha tenuto lontano dai campi per quasi due mesi. Lui, comunque, si sta dimostrando un vero leader, non facendo mancare il suo apporto ai compagni, dimostrandosi, tra l’altro, giocatore modello. “C’è un bel gruppetto di ragazzini – ha aggiunto – e la mia esperienza aiuta molto all’interno dello spogliatoio. Quando gioco sono correttissimo: in due stagioni sono stato ammonito solo una volta per un fallo di mani. Eravamo ultimi prima di Natale, ora siamo già salvi. Il progetto sta crescendo e siamo venuti fuori alla distanza”. 

Lui, cresciuto in una famiglia di calciatori, non nasconde qualche rammarico: “Se avessi avuto la testa avrei fatto strada nel calcio, ma dai 18 anni ho iniziato a sbagliare. Fin da piccolo ho sempre giocato. Ho avuto nel 2004 una parentesi nel futsal, quando fui tesserato in B dal Bisceglie di mister Capurso per due anni. Poi passai alla Stella Rossa (calcio a 11) ma rimasi fermo per un doppio tesseramento. Non è stato facile dopo l’inattività tornare a giocare a calcio a 30 anni in maniera più regolare visto che dopo otto anni il fisico non te lo permette”. Come un bambino, il calcettista si emoziona ricordando le sue gesta e la gioia procuratagli da ogni rete siglata. Ma con i piedi per terra: “Ripenso alla tripletta nel sentito derby contro il Molfetta, i gol contro Andria, Turi e Carovigno, le doppiette contro Brindisi, Ostuni e Trulli e Grotte. Non penso a una categoria superiore perché faccio un lavoro duro e crescono gli impegni. E poi Nettuno è la squadra che ha creduto in me”. 

L’ultimo pensiero è rivolto alle società sportive: “Nessun consiglio ai ragazzi, ma alle squadre. In passato qualcuno è stato diffidente verso di me. Non si sono comportati nella stessa maniera il presidente Tonio Papagni e mister Bartolomeo Sasso. Senza il calcio sarebbe stato più difficile guarire perché era e sarà sempre la mia passione. Le società devono avvicinarsi ai ragazzi disagiati. Ce ne sono tanti e di talento. Io ho avuto a 30 anni questa possibilità: se venisse data ai 12-13enni può darsi che questi possano raggiungere un livello più alto”.                

Focus Su > IL MESSAGGIO
La possibilità
Come suo padre, trent’anni fa promotore di iniziative simili, il Presidente Antonio Papagni lancia un messaggio: “Luciano non andava emarginato o lasciato a un triste destino, ma andava preso a braccetto. Per come si sta comportando è un ragazzo da premiare. è riuscito a integrarsi nella società e nello sport, ed è bello che si sappia che lui è cambiato”. “Lo conosco da quando era piccolo – ha proseguito l’allenatore Bartolo Sasso – perché legato alla sua famiglia. L’ho aiutato sia nel lavoro sia nello sport, ma non gli ho regalato un minuto. È un leader nello spogliatoio: ha capacità di aggregazione, fa valere la sua qualità tecnica ed è un goleador».

 

 

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