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Nuovo codice: i modelli di prevenzione

La mitigazione della responsabilità oggettiva: facciamo il punto sulle linee guida per l’adozione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo introdotte dal nuovo Codice di Giustizia Sportiva

Il Consiglio Federale della Figc, nel corso della riunione del 1 ottobre 2019, ha emanato le linee guida per l’adozione  dei modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire atti contrari ai principi di lealtà, correttezza e probità, di cui all’art. 4 comma 1 del Codice di Giustizia Sportiva, approvato dalla Giunta Nazionale del Coni in data 11 giugno 2019. L’introduzione dell’adozione dei “modelli di prevenzione” ha lo scopo di mitigare l’applicazione del principio della responsabilità oggettiva delle società, principio che, fino all’adozione del nuovo Codice, non era mai stato messo in discussione dagli Organi di Giustizia Federali.

La normativa previgente, in particolare l’articolo 4 comma 2 del Codice, riconosceva in capo alle società la responsabilità oggettiva, ai fini disciplinari, dell’operato dei dirigenti, dei tesserati e dei soggetti che svolgono attività all’interno o nell’interesse della società o che comunque svolgano attività rilevante per l’ordinamento federale; il comma 3, inoltre, ne estendeva includendo tra le fattispecie di cui la società doveva rispondere a titolo di responsabilità oggettiva, l’operato e il comportamento delle persone comunque addette a servizi della società medesima e dei propri sostenitori.

La riforma, con la nuova formulazione dell’art. 6 comma 3 del nuovo Codice, in primo luogo, ha escluso ogni riferimento alla responsabilità oggettiva allorché sancisce la responsabilità delle società per l’operato e il comportamento dei propri dipendenti, delle persone comunque addette a servizi della società e dei propri sostenitori. E l’art. 7 introduce, al fine di escludere o attenuare la responsabilità delle società di cui all’art. 6, la possibilità per il Giudice di valutare l’adozione, l’idoneità, l’efficacia e l’effettivo funzionamento del modello di organizzazione, gestione e controllo facendo richiamo alla previsione dell’art. 7 comma 5 dello Statuto Federale.

DAL 2007 AD OGGI UNA RIFORMA A TAPPE

Sebbene la nuova previsione codicistica costituisca una novità di portata rilevante occorre evidenziare come, in realtà, l’introduzione dell’adozione dei modelli di prevenzione, quale possibile esimente o attenuante, sia avvenuta in maniera graduale. La Federazione Italiana Giuoco Calcio ha mosso il primo passo in tale direzione con l’Assemblea Straordinaria del 22 gennaio 2007 che ha modificato la propria carta fondamentale. Proprio in quella sede, per la prima volta, viene introdotta la possibilità per le società di adottare modelli di prevenzione con lo scopo di evitare condotte illecite dei propri tesserati e dirigenti. L’art. 7, comma 5, testualmente recita:

“Il Consiglio federale, sentite le Leghe interessate, emana le norme o le linee guida necessarie e vigila affinché le società che partecipano a campionati nazionali adottino modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire il compimento di atti contrari ai principi di lealtà, correttezza e probità in ogni rapporto. I predetti modelli, tenuto conto della dimensione della società e del livello agonistico in cui si colloca, devono prevedere:

a) misure idonee a garantire lo svolgimento dell’attività sportiva nel rispetto della legge e dell’ordinamento sportivo, nonché a rilevare tempestivamente situazioni di rischio;

b) l’adozione di un codice etico, di specifiche procedure per le fasi decisionali sia di tipo amministrativo che di tipo tecnico-sportivo, nonché di adeguati meccanismi di controllo;

c) l’adozione di un incisivo sistema disciplinare interno idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello;

d) la nomina di un organismo di garanzia, composto di persone di massima indipendenza e professionalità e dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo, incaricato di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli e di curare il loro aggiornamento”.

Tale disposizione statutaria, mutuata dal D. Lgs. 231/2001 in materia di “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e degli enti”, sebbene lasciasse intravvedere uno spiraglio per le persone giuridiche di declinare eventuali responsabilità derivanti da condotte illecite dei propri dipendenti, ha iniziato a trovare riscontro solo negli anni a seguire con l’introduzione, nell’art. 13 della vecchia formulazione del Codice di Giustizia Sportiva, dell’adozione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo come attenuante per i comportamenti dei propri sostenitori, quindi solo per fattispecie specifiche.

Nell’aprile 2012 la Figc ha adottato un proprio modello di organizzazione e gestione di cui al D. Lgs. 231/01; a ottobre dello stesso anno, il Consiglio Nazionale del Coni, nel proprio Codice di Comportamento Sportivo all’art. 1 comma 3 ha previsto la responsabilità a carico delle società, delle associazioni e degli altri Enti dell’Ordinamento sportivo per i comportamenti adottati nei loro interessi da tesserati, dirigenti o soci, introducendo anch’esso l’obbligo di adottare codici organizzativi idonei alla prevenzione degli illeciti. Le Leghe Professionistiche si sono uniformate a cominciare dalla Lega di Serie B, e, progressivamente dal 2012, hanno ritenuto di introdurre nelle proprie linee guida l’obbligo per le società di adottare i modelli di prevenzione previsti dal decreto legislativo.

COSA DICE IL NUOVO C.G.S.

Con il nuovo Codice di Giustizia Sportiva e il suo art. 7 i modelli di prevenzione fanno ingresso nella normativa sportiva “a gamba tesa”. In primo luogo, essendo una previsione a carattere generale, possono trovare applicazione per fattispecie di illecito più numerose rispetto alla previgente disciplina che, con l’art. 13 limitava l’applicabilità dell’attenuante solo alle fattispecie riconducibili a comportamenti dei sostenitori. In secondo luogo già la sola adozione del modello può indurre il Giudice Federale a riconoscerne il carattere di esimente senza la necessità di valutare la sussistenza di altre circostanze.

box articolo 7Le linee guida approvate dal Consiglio Federale distinguono i modelli di prevenzione di cui alla normativa da quelli di cui al D. Lgs. 231/01, individuando la differenza nel perseguimento di finalità diverse. I modelli previsti dall’ordinamento sportivo, infatti, hanno lo scopo di prevenire il compimento delle condotte contrarie ai principi di lealtà, correttezza e probità e, dunque, di evitare la commissione di illeciti disciplinari. Ciò si verifica attraverso:

1) una analisi specifica della struttura della società o dell’associazione e, conseguentemente, della valutazione dei rischi connessi con l’attività;
2) l’adozione di un codice etico e di standard gestionali predeterminati per le fasi decisionale e amministrative;
3) l’adozione di un sistema sanzionatorio interno che costituisca un deterrente efficace;
4) l’adozione di un adeguato meccanismo di controllo;
5) la nomina di un organismo di garanzia dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo con il compito di vigilare sull’osservanza dei modelli e curarne l’aggiornamento.

L’art. 7 dello Statuto specifica che la previsione normativa si riferisce esclusivamente alle società e associazioni che partecipino ai campionati nazionali escludendo, prima facie, tutte quelle società e associazioni dilettantistiche che disputino esclusivamente campionati regionali e provinciali.

In ogni caso l’adozione dei modelli di prevenzione non ha carattere obbligatorio per le società e associazioni sportive, le quali, dunque, restano libere di adottarli o meno senza il rischio di incorrere in alcuna sanzione ma con la consapevolezza che, in caso di non adeguamento, non potranno usufruire del beneficio concesso dall’art. 7 del Codice.

 

Codice di Giustizia Sportiva della FIGC – PROSPETTO RIASSUNTIVO

Art. 6 – Responsabilità della società

1. La società risponde direttamente dell’operato di chi la rappresenta ai sensi delle norme federali.

2. La società risponde ai fini disciplinari dell’operato dei dirigenti, dei tesserati e dei soggetti di cui all’art. 2, comma 2.

3. Le società rispondono anche dell’operato e del comportamento dei propri dipendenti, delle persone comunque addette a servizi della società e dei propri sostenitori, sia sul proprio campo, intendendosi per tale anche l’eventuale campo neutro, sia su quello della società ospitante, fatti salvi i doveri di queste ultime.

4. La società risponde della violazione delle norme in materia di ordine e sicurezza per fatti accaduti prima, durante e dopo lo svolgimento della gara, sia all’interno del proprio impianto sportivo, sia nelle aree esterne immediatamente adiacenti. La mancata richiesta dell’intervento della Forza pubblica comporta, in ogni caso, un aggravamento delle sanzioni.

5. La società si presume responsabile degli illeciti sportivi commessi a suo vantaggio da persone che non rientrano tra i soggetti di cui all’art. 2 e che non hanno alcun rapporto con la società. La responsabilità è esclusa quando risulti o vi sia un ragionevole dubbio che la società non abbia partecipato all’illecito.

Art. 7  – Scriminante o attenuante della responsabilità della società

1. Al fine di escludere o attenuare la responsabilità

della società di cui all’art. 6, così come anche prevista e richiamata nel Codice, il giudice valuta la adozione, l’idoneità, l’efficacia e l’effettivo funzionamento del modello di organizzazione, gestione e controllo di cui all’art. 7, comma 5 dello Statuto.

Art. 4 c.g.S. 2014 – Responsabilità delle società

1. Le società rispondono direttamente dell’operato di chi le rappresenta, anche per singole questioni, ai sensi delle norme federali.

2. Le società rispondono oggettivamente, ai fini disciplinari, dell’operato dei dirigenti, dei tesserati e dei soggetti di cui all’art. 1 bis, comma 5.

3. Le società rispondono oggettivamente anche dell’operato e del comportamento delle persone comunque addette a servizi della società e dei propri sostenitori, sia sul proprio campo, intendendosi per tale anche l’eventuale campo neutro, sia su quello delle società ospitanti, fatti salvi i doveri di queste ultime.

4. Le società sono responsabili dell’ordine e della sicurezza prima, durante e dopo lo svolgimento della gara, sia all’interno del proprio impianto sportivo, sia nelle aree esterne immediatamente adiacenti. La mancata richiesta della forza pubblica comporta, in ogni caso, un aggravamento delle sanzioni.

5. Le società sono presunte responsabili degli illeciti sportivi commessi a loro vantaggio da persone a esse estranee. La responsabilità è esclusa quando risulti o vi sia un ragionevole dubbio che la società non abbia partecipato all’illecito o lo abbia ignorato.

6. Le società rispondono della presenza di sostanze proibite dalle norme antidoping in luoghi o locali nella propria disponibilità, a titolo di possesso come definito e disciplinato dalla normativa antidoping del Coni, trovando applicazione le sanzioni di cui alle lettere a), b), c), g) dell’art. 18, comma 1.

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