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Potestà genitoriale: basta una firma

Con la modifica dell’articolo 39 delle N.O.I.F., approvata dal Consiglio Federale su istanza della Lega Nazionale Dilettanti, viene messo un punto fermo su una delicata questione che, per molto tempo, ha fatto riscontrare opinioni diverse tra una parte della dottrina e la giurisprudenza, sia essa ordinaria o federale. Il tema al centro del dibattito, di non poco conto in considerazione delle implicazioni di carattere pratico, era se in occasione del tesseramento di un minore, nell’ambito dell’attività sportiva organizzata dalla Figc, occorresse la firma di uno solo o di entrambi gli esercenti la potestà genitoriale. A ben vedere, infatti, la domanda fondamentale alla quale dare una risposta era se la sottoscrizione del modulo di tesseramento doveva considerarsi atto di ordinaria o straordinaria amministrazione.

 

In primo luogo, per chiarire a cosa ci si riferisce, deve necessariamente richiamarsi la disciplina del codice civile in tema di “rappresentanza e amministrazione”. L’art. 320 del codice civile, in particolare, prevede testualmente che “… I genitori congiuntamente, o quello di essi che esercita in via esclusiva la responsabilità genitoriale, rappresentano i figli nati e nascituri fino alla maggiore età o all’emancipazione in tutti gli atti civili e ne amministrano i beni. Gli atti di ordinaria amministrazione, esclusi i contratti con i quali si concedono o si acquistano diritti personali di godimento, possono essere compiuti disgiuntamente da ciascun genitore. Si applicano, in caso di disaccordo o di esercizio difforme dalle decisioni concordate, le disposizioni dello articolo 316. I genitori non possono […] compiere altri atti eccedenti la ordinaria amministrazione né promuovere, transigere o compromettere in arbitri giudizi relativi a tali atti, se non per necessità o utilità evidente del figlio dopo autorizzazione del giudice tutelare”.

 

Dunque, secondo la norma citata, bisogna operare una distinzione tra atti di ordinaria amministrazione e atti di straordinaria amministrazione  e regolarsi di conseguenza. Per risolvere tale questione, la giurisprudenza, in particolar modo della Suprema Corte di Cassazione, ha fatto riferimento in primo luogo al “valore economico”, in considerazione del fatto che il citato art. 320 del codice civile, pur avendo una portata di interesse pubblico, è una norma dettata nell’interesse dei minori.

 

Dunque, può affermarsi che, come hanno condivisibilmente sottolineato i Giudici di legittimità, “… al di fuori dei casi specificamente individuati e inquadrati nella categoria degli atti di straordinaria amministrazione dal legislatore, vanno considerati di ordinaria amministrazione gli atti che presentino tutte e tre le seguenti caratteristiche:

 

1) siano oggettivamente utili alla conservazione del valore e dei caratteri oggettivi essenziali del patrimonio in questione;

 

2) abbiano un valore economico non particolarmente elevato in senso assoluto e soprattutto in relazione al valore totale del patrimonio medesimo;

 

3) comportino un margine di rischio modesto in relazione alle caratteristiche del patrimonio predetto, vanno invece considerati di straordinaria amministrazione gli atti che non presentino tutte e tre queste caratteristiche” (Cassazione, sentenza 15 maggio 2003 n. 7546).

 

Sulla base di tale premessa di carattere generale, deve quindi verificarsi in quale “categoria” di atti può essere collocato il tesseramento di un minore per una Società o Associazione Sportiva. Per compiere tale operazione interpretativa, non vi è alcun dubbio che, in via assolutamente preliminare, debba procedersi a verificare la “natura giuridica” del tesseramento. Autorevole dottrina ha evidenziato come la domanda di adesione all’Associazione sportiva possa configurarsi come una proposta contrattuale. In particolare, “la posizione del soggetto che intende aderire all’Associazione già costituita viene assimilata a quella dell’originario contraente del contratto associativo” (R. Caprioli, L’Autonomia Normativa delle Federazioni Sportive Nazionali nel Diritto Privato, Jovene 1997). Una simile impostazione, pertanto, definisce il tesseramento come un atto di natura contrattuale associativa. Deve tuttavia riferirsi che, secondo una diversa opinione, il tesseramento dovrebbe considerarsi un provvedimento amministrativo di ammissione, necessario per l’esercizio della pratica sportiva presso le Associazioni o Società  sportive che operano nell’ambito del Coni, producendo l’effetto dell’attribuzione al soggetto interessato dello status di appartenente all’ordinamento sportivo, cui sono correlati particolari diritti e obblighi, con conseguente giurisdizione, peraltro, del Giudice Amministrativo.

 

In ogni caso, e volendo prescindere dalla “natura giuridica” del tesseramento, è indubbio che questo, con riferimento a un minore, non comporta un rilevante valore economico in relazione alla situazione patrimoniale dello stesso minore. Sul punto, in particolare, è stato osservato come sarebbe risultata eccessiva l’applicabilità della disciplina concernente gli atti di straordinaria amministrazione all’atto di tesseramento di un minore (G. Liotta – L. Santoro, Lezioni di Diritto Sportivo, Giuffrè).

 

In questo contesto, come sinteticamente si è cercato di riassumere, si era inserita la previsione dell’art. 39 delle N.O.I.F., che nella precedente formulazione richiedeva, per il tesseramento di un minore, la firma di entrambi gli esercenti la potestà genitoriale. Tale disposizione, tuttavia, ha trovato non concorde gli Organi di Giustizia federale che, in più di un’occasione, hanno ritenuto eccessiva tale previsione. 

LE DECISIONI DELLA CORTE D’APPELLO

 

Nello specifico, a tale proposito, devono citarsi una decisione della Corte Federale d’Appello del 2015 che ha affermato “… L’art. 39, comma 2, N.O.I.F., prevede che la richiesta di tesseramento debba essere sottoscritta dal calciatore, ‘e, nel caso di minori, anche dall’esercente la potestà genitoriale’. La norma non dispone espressamente la sottoscrizione da parte di ciascun titolare della potestà genitoriale. Si tratta quindi di stabilire se la richiesta di tesseramento costituisca atto che entrambi i genitori devono congiuntamente porre in essere. Ebbene, sul punto si è più volte espressa questa Corte distinguendo tra atti di ordinaria e straordinaria amministrazione, come previsto dal Codice Civile (art. 320). Atti di ordinaria amministrazione sono quelli che non possiedono un rilevante valore economico, sia in assoluto, sia in relazione alla composizione del patrimonio, e comportano un margine di rischio moderato per il patrimonio medesimo, garantendone la conservazione del valore. Atti di straordinaria amministrazione sono quelli che non possiedono dette caratteristiche. Atti, quindi, di disposizione che, soprattutto per il valore economico, determinano un elevato rischio per la consistenza del patrimonio. Ai sensi dell’art. 320 c.c., con elencazione non tassativa, rientrano in questo gruppo gli atti di alienazione di beni, costituzione d’ipoteche, dazione di pegni, accettazione o rinunzia di eredità, scioglimento di comunioni, contrattazione di mutui o locazioni ultranovennali, nonché la promozione, la transazione e la compromissione in arbitri di giudizi relativi a tali atti.

 

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La classificazione compiuta dal legislatore si traduce in un differente regime normativo. Il primo comma dell’art. 320 c.c. sancisce: ‘I genitori congiuntamente, o quello di essi che esercita in via esclusiva la potestà, rappresentano i figli nati e nascituri in tutti gli atti civili e ne amministrano i beni. Gli atti di ordinaria amministrazione, esclusi i contratti con i quali si concedono o si acquistano diritti personali di godimento, possono essere compiuti disgiuntamente da ciascun genitore’. Ne consegue che ciascun genitore ha il potere di compiere autonomamente gli atti di ordinaria amministrazione, mentre per quelli di straordinaria amministrazione i genitori devono agire congiuntamente. Ciò premesso, la richiesta di tesseramento di un calciatore minorenne deve essere considerata come atto di ordinaria amministrazione, non presentando le caratteristiche necessaria per una diversa qualificazione. Trattasi di atto che, inserendosi nella vita quotidiana di una persona, possiede una rilevanza economica tale da cagionare un limitato rischio per la consistenza del patrimonio. Pertanto è sufficiente la sottoscrizione di uno dei due genitori esercenti la potestà genitoriale, per la validità dell’atto in questione. …” (cfr. Corte Federale d’Appello della Figc, V Sezione, in C.U. n.009/CFA del 31.7.2015).

 

Più di recente, una ulteriore decisione del 2017 dello stesso Organo ha sottolineato come  “… Questa Corte non vede motivo di discostarsi, nella decisione del caso in esame, dal consolidato indirizzo della giurisprudenza federale (CGF, Sez. V, 5.10.2009 Com. Uff. n. 175/CGF – CAF, Sez. V, Com. Uff. n. 76/CFA 31.7.2015), secondo il quale la richiesta di tesseramento del calciatore minorenne è un atto di ordinaria amministrazione che, in quanto tale, può essere autonomamente posto in essere anche soltanto da uno dei due genitori esercenti la potestà genitoriale. Ne consegue che, ai fini della validità del tesseramento di un minore, è necessario ma a un tempo anche  sufficiente che il modulo di tesseramento risulti sottoscritto da parte anche di uno solo dei due genitori…” (cfr. Corte Federale d’Appello della Figc, IV Sezione, in C.U. n.126/CFA del 20.4.2017).

CONCLUSIONI

 

Proprio in considerazione di tale contrasto interpretativo, che vedeva da un lato gli Uffici Tesseramenti richiedere, in ottemperanza a quanto letteralmente previsto dalla norma, la firma di entrambi gli esercenti la potestà genitoriale e, dall’altro, gli Organi di Giustizia Sportiva che ritenevano tale adempimento non necessario, la Lega Nazionale Dilettanti, per venire incontro alle esigenze di chiarezza manifestate dalle Società, ha quindi proposto una modifica della norma che tenesse conto del riferito orientamento della giurisprudenza federale.

 

Nell’attuale testo, così come modificato, appare ora chiaro l’intento del legislatore federale:

 

– per i tesseramenti dei minori di durata annuale, trattandosi di un atto di ordinaria amministrazione, sarà sufficiente la firma di uno solo degli esercenti la potestà genitoriale;

 

– per i tesseramenti di durata pluriennale, tenuto conto che gli obblighi che sorgono in capo al minore tesserato sono tali da incidere sui vari aspetti della sua vita quali la salute, 1’educazione e l’istruzione e, comunque, finiscono per interessare anche la complessiva organizzazione della vita familiare, è stato viceversa ritenuto più opportuno mantenere la previsione della necessità di acquisire la firma di entrambi gli esercenti la potestà genitoriale.    

 

a cura del Prof. Stefano Selvaggi

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