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Quando gol significa rispetto

matteo comandini Il centravanti del Nuova Latina, autore di otto reti contro la Pro Formia in Prima Categoria (e di oltre 150 centri in carriera), si racconta partendo proprio da quell’incredibile 13-0: “Gli avversari mi hanno salutato e ringraziato, e questo forse è stato il gol più bello di quella domenica”

Quando nel 2007 uno sconosciuto attaccante cipriota segnò sedici reti in un match di terza serie tra Olympos Xyolfagou e S.E.K. (terminato alla fine 24-3 per i padroni di casa), in un istante si dovettero aggiornare tutti i World Guinness Record alla voce “maggior numero di gol segnati da un calciatore in una singola partita”.  Il tale in questione, diventato quasi un eroe nazionale, si chiama Panagotis Pontikos, al momento passato alla storia, a modo suo, come Messi e Cristiano Ronaldo.

In Italia, invece, i gol sono stati sempre “democraticamente” distribuiti e nella storia della Serie A ci sono solo tre attaccanti che hanno segnato cinque gol in una partita: Miroslav Klose nel 2013, Roberto Pruzzo nel 1986 e Kurt Hamrin nel 1964. Più facile che questa classifica si ampli nei campionati minori dove le difese sono meno perforabili e il più delle volte l’unico centravanti della squadra “assorbe” praticamente il 90% dei passaggi o degli assist dei compagni. Bisogna essere anche bravi, però, perché segnare più di tre, quattro o cinque gol in una partita non è qualità da tutti.

Lo sa bene Matteo Comandini, centravanti trentenne del Nuova Latina Isonzo che nel match di Prima Categoria laziale vinto per 13-0 contro la Pro Formia, ha realizzato 8 gol uno più bello dell’altro. E non è un caso per un attaccante che nella sua carriera ne ha realizzati più di 150 da quando nelle giovanili del Frosinone balzò agli occhi come uno dei ragazzi più promettenti della sua categoria. “Peccato per la pubalgia, sono stato fermo per un anno e mezzo proprio quando arrivai a giocare in Primavera e forse lì la mia carriera si è un po’ arrestata”, ci confida Matteo, che in ciociaria è passato anche da Ferentino in Serie D prima di partire per il nord Italia e la Svizzera giocando tra 1ª Lega elvetica, interregionale ed Eccellenza piemontese e lombarda con Colognese, Ascona, Bianca, Verbania e soprattutto Omegna: “Ad Omegna ho lasciato il cuore – continua Comandini – perché sposai un progetto meraviglioso e lungimirante costruito insieme a gente fantastica come il presidente e il direttore sportivo di allora che mi consentirono di giocare due anni speciali. Vincemmo il campionato di Promozione coronando due stagioni di grande calcio, amicizia e pura passione per questo sport”.

Il professor comandini
Tanti gol segnati in tutte le parti d’Italia (e non solo) per un attaccante che ha deciso poi di consolidarsi nel “suo” Lazio tornando da “re” vicino casa e diventando uno dei calciatori più forti e ricercati della categoria. Gli otto gol segnati alla Pro Formia hanno contribuito a rendere più luminosa la sua stella ricordando a tutti quanto sia bello segnare un gol. Troppo spesso ci si dimentica che segnare è l’estasi del calcio, è il suo completamento per eccellenza. Conta l’estetica del gioco ma il gol resta quel gesto leggendario che spesso rimane scalfito nella memoria per tutta la vita. “Contro la Pro Formia è stata una giornata bellissima e sicuramente formativa per me e per i miei avversari – ci spiega ancora Comandini -. Loro sono una squadra molto giovane, con tanti ragazzi anche alla prima esperienza in categoria. Io però sono un uomo di calcio e per questo, in accordo anche con la mia squadra, abbiamo deciso di giocare dal primo all’ultimo minuto con la stessa determinazione e senza fermarci mai. È una questione di rispetto verso l’avversario, verso la nostra società, i nostri tifosi e tutti gli amanti del calcio. Dopo la partita sono andato negli spogliatoi a parlare con i ragazzi della Pro Formia e ho ricevuto da loro tanti apprezzamenti. Gli ho spiegato come sia importante giocare sempre al 100% contro qualsiasi avversario, dimostrandogli in questo modo stima e rispetto. Da ogni gol subito loro potranno imparare qualcosa, potranno crescere sotto tanti aspetti e capire come migliorare già dalla prossima partita. Abbiamo parlato guardandoci negli occhi da uomini e atleti veri. Mi hanno salutato e ringraziato, e questo forse è stato il gol più bello di quella domenica”.

Se è vero che si impara di più dalle sconfitte che dalle vittorie, la lezione del “professor” Comandini è magistrale. Questi gesti sono importanti perché avvengono sul campo e racchiudono in sé la vera essenza dello sport. C’è l’estetica del gol, c’è la voglia di vincere, c’è il rispetto per l’avversario e alla fine, per entrambi, c’è una vera crescita interiore. E con loro cresce anche il mondo del calcio, specie quello regionale, che da questo punto di vista ha ancora tanto da imparare.

Obiettivo promozione
Ma Comandini, adesso, ha ancora qualche sogno nel cassetto? “Ho avuto tanto dal mondo del calcio e sono felice della mia carriera anche se forse senza infortuni avrei potuto scrivere altre pagine importanti. Adesso vorrei vincere qualcosa con questa maglia, vorrei salire di categoria e togliermi l’ennesima soddisfazione. Di gol ne farò ancora tanti ma quello che mi interessa di più è la vittoria di squadra. Adesso l’io non mi interessa, preferisco il noi. Una volta segnai 26 gol in campionato ma alla fine dell’anno la squadra retrocesse. Sarei pronto a scarificare i record personali pur di vincere questo campionato insieme alla mia squadra”. Grazie Matteo, è proprio vero che “bomber” (in tutti i sensi) si nasce.                                     l

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