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Riparte la caccia al trono d’Italia

Se la Juventus è ancora la squadra da battere, la nuova Inter del suo Marotta-Conte, anche con un pizzico di pazzia in meno non intende certo restare a guardare

Neppure la serie televisiva più avvincente e meglio realizzata di sempre, Game of Thrones, ha dato alla luce la nona serie. Contro lo scudetto consecutivo numero nove della Juventus, però, è difficile pensare di scommettere. I bianconeri, nonostante il passaggio dalle sapienti mani di Max Allegri alla lucida follia di Maurizio Sarri, infatti, restano la squadra da battere in una corsa lunga e faticosa come quella rappresentata dal campionato di serie A. Questa volta, però, a Torino dovranno fare particolarmente attenzione: la rivale più accreditata, infatti, è tornata (probabilmente) ad essere l’Inter. Che, almeno fino all’addio di Mourinho, aveva dimostrato di sapere vincere e reggere certe tensioni. L’arrivo a San Siro di Antonio Conte ha rivitalizzato un ambiente che, a una manciata di minuti dal termine della scorsa stagione, aveva toccato picchi di pessimismo raramente avvicinati nella sua storia. Dopo i successi con la Juve e il Chelsea, e la meravigliosa esperienza alla guida della Nazionale, il condottiero di mille battaglie è pronto a sferrare l’attacco alla sua ex squadra.

Anche grazie a una sessione di calciomercato condotta egregiamente da Beppe Marotta e dalla dirigenza nerazzurra, con Ausilio più nelle retrovie rispetto al passato. L’idea dell’amministratore delegato nerazzurro era chiara fin dall’inizio: prendere giocatori di spessore internazionale per poi affiancarli ai “reduci” dell’esperienza Spallettiana e ai nuovi giovani italiani. Missione compiuta: i soldi, quelli “veri e pronti subito”, sono stati investiti per acquistare Romelu Lukaku dal Manchester United, l’attaccante di peso (non solo in senso letterale) che cambia totalmente il modo di giocare della squadra rispetto all’era-Icardi. Il belga, infatti, forse non è il bomber raffinato che molti amano, ma in area si fa rispettare (eccome) e fuori dai sedici metri lavora, aiuta, sgobba, difende; con Lautaro Martinez saprà integrarsi bene e anche l’acquisto di Alexis Sànchez risulterà un’arma preziosa (nonostante lo United lo abbia letteralmente scaricato) nelle mani di Conte. Una ventina di milioni investiti per Lazaro dall’Hertha Berlino, il parametro zero di spessore (Godin, in uscita dall’Atletico Madrid) e poi i tre italiani per dare ossigeno fresco alla linea di centrocampo a cinque: Barella dal Cagliari, Sensi dal Sassuolo e Biraghi dalla Fiorentina.

Il lavoro di Marotta, quindi, è servito a migliorare sia la squadra sia la rosa. Il resto, lo dovrà fare Antonio Conte, il quale, tanto per non sbagliare, ha immediatamente dato il primo input al club: basta “Pazza Inter” allo stadio. La canzone che tanto piace(va) ai tifosi non andava bene per il mister, che tutto vuole, dai suoi calciatori e da tutto l’ambiente, tranne che la pazzìa. Meglio sudore e concentrazione. E vittorie, se proprio bisogna dirla tutta.“.                   

QUI NAPOLI

Se l’Inter è tornata a sognare in grande grazie al restyling voluto dal giovanissimo presidente Steven Zhang, a voler alzare l’asticella della competizione è anche il Napoli di Aurelio De Laurentiis che, grazie al lavoro svolto in estate da Cristiano Giuntoli, è riuscito a mettere a disposizione di Carlo Ancelotti una rosa più competitiva di quella dello scorso anno quando la Juve, a differenza di quanto accaduto due stagioni fa quando al San paolo c’era ancora Sarri, ha vinto per distacco quasi fosse un tappone di montagna da percorrere in solitaria.

Non tanti, ma tutti ben studiati e funzionali al progetto, gli acquisti azzurri in questa sessione estiva di calciomercato. In difesa c’era da sostituire il partente Albiol: difficile trovare di meglio rispetto a Manolas, preso dalla Roma grazie alla clausola nel contratto del greco. A destra è stato inserito il motore di Di Lorenzo: meno esperienza di Hysaj, ma sicuramente più spinta e capacità al cross. In avanti, poi, è arrivato dopo un lungo tira-e-molla Hirving Lozano dal Psv, la nuova freccia nell’arco di Ancelotti. Il messicano non è uomo da 25 gol a stagione né da 15 assist, ma non gli manca niente: buona tecnica, scatto, dribbling, visione di gioco e della porta avversaria. Quando i folletti tutta classe e sregolatezza (Insigne-Mertens) dovranno tirare il fiato, avranno un sostituto all’altezza (e converrà loro guardarsi le spalle ogni giorno in allenamento). Desta curiosità anche l’acquisto di Elif Elmas dal Fenerbache: per lui ha speso parole d’elogio, sin dal primo istante, anche Ancelotti, uno che di campioni veri se ne intende. La sfida con la Juve, nonostante le squadre si siano già affrontate una volta, sarà lunga e tortuosa: quest’anno a Napoli vogliono arrivare al rettilineo finale ancora in corsa per lo scudetto. L’impresa è possibile.

illustrazioni di Daniele Lauro

QUI ROMA

L’anno zero. Così a Roma hanno ribattezzato l’estate del 2019. Dall’addio al giallorosso di Totti passando per quello di De Rossi, Monchi, Di Francesco e Ranieri, a Trigoria è cambiato tutto. Una rivoluzione che porta la firma di James Pallotta e del Ceo, Guido Fienga, ma che ha in copertina il volto di Gianluca Pietrachi, il direttore sportivo “soffiato” al Toro di Urbano Cairo. Dal portiere in avanti, in giallorosso è cambiato davvero tutto. Una scommessa che ha avuto nel rinnovo di Dzeko l’unica vera certezza. Poi, una lunga serie di acquisti che andranno valutati con il passare delle giornate e dei mesi: Pau Lopez in porta, da Smalling (Man. United) a Mancini (Atalanta), da Zappacosta (Chelsea) a Spinazzola (Juventus), la difesa è stata completamente rinnovata, mentre Diawara e Veretout sono chiamati a dare una (grossa) mano alla coppia Pellegrini-Cristante che avranno il non facile compito di non far rimpiangere Daniele De Rossi (e Nzonzi, ma questa è operazione molto più semplice, per usare un eufemismo). In avanti, la novità è rappresenta soprattutto dall’amalgama che saprà regalare ai suoi Paulo Fonseca, l’allenatore che dovrà soprattutto dare una nuova identità di gioco ai giallorossi. In Ucraina ha fatto bene, in Italia ci vorrà qualcosa in più.

 

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