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Sante Occhiuzzi: “La mia vita sempre sul campo”

Cinquantuno anni, 34 stagioni sui campi da calcio, oltre 1225 presenze nei campionati targati LND: per Sante Occhiuzzi il calcio è molto più che una semplice passione

Quando fa il paragone con Totti è il primo a sorridere. Prende, come lo storico capitano della Roma, la vita con leggerezza, Sante Occhiuzzi. Ma poi si fa serio quando dice che, come appunto Totti, vuole giocare “fino a che avrò forza”. All’ex numero 10 giallorosso è stato imposto di smettere, nonostante lui ancora non se la sentisse, a Sante Occhiuzzi nessuno dirà basta. Lo farà lui, ma non ha fissato una data: “Non ho la scadenza”, ammette.

Il calcio è la sua vita, oltre che la sua passione, subito accanto alla famiglia e alle due figlie che occupano gran parte della sua giornata. Ha 51 anni, essendo nato il 10 aprile del 1968, anno di rivoluzioni. La sua, di rivoluzione, c’è stata quando dalla fabbrica ha iniziato a lavorare al comune di Avezzano: questo gli ha consentito, essendo impiegato su turni, di poter continuare a lavorare e allenarsi senza togliere troppo spazio a Sofia e Valeria, di 4 e 10 anni. “D’altronde – racconta – per me allenarmi è un’esperienza unica. Ne ho bisogno”.

In che senso?

Che va bene la partita della domenica, e noi di norma giochiamo il pomeriggio alle 14.30, ma per me fare esercizio fisico è doveroso. Il lunedì e il mercoledì, come dipendente comunale, devo rientrare in ufficio, e già mi manca non potermi allenare. Ecco perché continuerò a giocare fino a che potrò.

Non si vede allenatore?

No, magari piuttosto preparatore atletico, proprio per il discorso che facevo prima. Poi certo, se qualcuno mi chiede una mano sono sempre disposto a dire sì. E poi un allenatore ha davvero tanti pensieri e io ho le mie figlie che mi reclamano. Ho tanti progetti.

Anche l’università?

Sì, vorrei scrivermi di nuovo a Economia, credo che sia fondamentale allargare i propri orizzonti e le proprie conoscenze.

Villa San Sebastiano, Prima Categoria, Girone A. Si fermerà qui?

Davvero non so cosa mi riserverà il futuro. So però, come per Totti, che fino a che c’è il fuoco dentro è difficile dire basta. Io nello sport sono un egoista, preferisco allenare me piuttosto che te, ecco perché non mi vedo in panchina. Che c’è di male se mi piace ancora giocare? Ho fatto il mio primo campionato di Serie D oltre 30 anni fa, l’amore non è mai venuto meno. E anche la passione: qui vedo ragazzini che potrebbero essere miei figli che si stufano subito.

sante occhiuzzi in una vecchia foto mentre gioca a calcio

Ha anche il supporto della famiglia.

Assolutamente, senza non potrei fare nulla. Ogni tanto mi dicono: “Ma ti alleni pure oggi?”, però lo fanno col sorriso. Sanno quanto sia importante.

Ci parla un po’ di lei come giocatore?

Quando ero semiprofessionista giocavo più avanzato, seconda punta o trequartista. Adesso sono arretrato, da centrocampista centrale, gioco più come Pirlo o Verratti, con i dovuti paragoni chiaramente.

Come ha iniziato?

Da bambino, giocando e basta. Non ho mai fatto una scuola calcio, ma erano tempi diversi. Oggi ti insegnano già la tattica, noi eravamo più liberi, più spensierati. E credo ci divertissimo anche di più.

Però per lei l’allenamento è sempre stato prioritario.

Sì, un bisogno, come tutte le cose che nella vita sono necessarie, come bere, mangiare o dormire. Ma credo che oggi non ci sia una cultura del lavoro così forte, i ragazzi più giovani di me molto spesso sembrano avere altre priorità.

Quindi conta anche la testa.

Certo, non è che se non arrivi in Serie A poi non sei un calciatore. Bisogna prendere le cose seriamente e a qualsiasi livello. Io l’ho sempre fatto e forse è per questo che a 51 anni sono ancora qui. Ci vuole rispetto per se stessi, per i propri compagni, per l’allenatore e la società. Anzi, io approfitto di questa intervista per ringraziare la mia. Ci sono delle cose che vengono date per scontate e invece no, in qualsiasi categoria si giochi. Io lo dico sempre: non si è calciatori soltanto se si sfonda in Serie A, anche perché poi di tutti quelli che iniziano, quanti arrivano davvero?.

Sante  Occhiuzzi premiato

A febbraio, in occasione dei 60 anni della Lnd è stato premiato, visto che questa in corso è la sua trentaquattresima stagione consecutiva, avendo iniziato nel 1985.

Ho più di 800 presenze, di cui almeno la metà in Serie D. È stata una bella soddisfazione e un’emozione, mi fa piacere che la mia storia sia raccontata e magari sia da esempio per qualcun altro.

La sua società su Facebook l’ha descritta così: “Un ragazzo che al calcio ha donato la propria vita, un ragazzo perché anche se ha 51 anni rimarrà sempre tale, che non ha bisogno di presentazioni. Una persona che ancora oggi se la prende a morte se per un semplice motivo è costretto a saltare un allenamento! Un ragazzo che ogni squadra vorrebbe ma che ringraziando Dio noi abbiamo. Per noi non sei il migliore, ma sei il metro di paragone”. Si rivede in questo racconto?

La cosa degli allenamenti ve l’ho raccontata anche io… Pensate che anche d’estate io almeno tre volte a settimana devo fare qualcosa e scendere in campo, davvero non riesco a stare fermo, alla scrivania o sul divano. Non so se posso essere d’esempio per qualcuno, ma so che questa è la vita che mi fa stare bene e che voglio continuare a fare fino a che potrò.

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