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LA BATTAGLIA DI SANTIAGO:
TRA GAROFANI E PUGNI

Quando si trovò a presentare la telecronaca registrata della partita nel Regno Unito, il commentatore inglese David Coleman volle introdurre la proiezione con queste parole: “Buon pomeriggio. L’incontro a cui state per assistere è l’esibizione di calcio più stupida, spaventosa, sgradevole e vergognosa, possibilmente, nella storia di questo sport”. Eppure tendenzialmente i rapporti tra i due Paesi fino a quel Mondiale del 1962, erano buoni, nessun motivo di ostilità, nessun motivo di diffidenza. Il Cile fu scelto a sorpresa quell’anno come l’organizzatore del campionato del mondo, a scapito di un altro Paese candidato, l’Argentina. Due anni prima il territorio era stato colpito da un violento terremoto che aveva fatto 3.000 morti e danni compresi tra i 400 e gli 800 milioni di dollari statunitensi (tra i 3 e i 6 miliardi di dollari attuali). C’era ancora un Paese da ricostruire quando venne stabilita la sede dei Mondiali, le infrastrutture e i servizi mancavano, eppure la Fifa scelse il Cile come Paese organizzatore.

Le polemiche non mancarono e non mancarono le analisi impietose della situazione cilena da parte della stampa internazionale, tra cui quelle particolarmente salaci di due giornalisti italiani, Antonio Ghirelli del Corriere della Sera e Corrado Pizzinelli de Il Resto del Carlino. Si raccontava la povertà e le condizioni di difficoltà in cui versava l’intero Paese fuori dagli stadi, senza filtri e senza cortesie. Pizzinelli scrisse: “Il Cile sul piano del sottosviluppo deve essere messo alla pari di tanti Paesi dell’Asia e dell’Africa, gli abitanti di quei continenti sono dei non progrediti, questi sono dei regrediti”. Agli articoli dei due giornalisti la stampa cilena diede grande risalto alimentando nel Paese un sentimento di forte avversione, tanto che un giornalista argentino fu picchiato in un locale notturno perché scambiato per italiano. Fu in questo clima che la Nazionale azzurra si trovò il 2 giugno 1962 ad affrontare il Cile sul rettangolo di gioco. Ad aumentare ancor più la tensione inoltre, contribuiva il fatto che la partita aveva dal punto di vista della classifica un’importanza notevole. Nel primo turno del Gruppo 2, gli Azzurri avevano pareggiato 0-0 contro la Germania Ovest mentre i padroni di casa avevano vinto 3-1 contro la Svizzera. Si trattava di recuperare punti decisivi per la qualificazione.


L’italiano David viene espulso da Aston

 

Prima del fischio di inizio la squadra italiana, che era entrata in campo con una formazione cambiata per 6/11esimi rispetto al primo incontro, tentò un approccio distensivo con il pubblico di casa, lanciando garofani bianchi ad alcuni dei 66.000 spettatori presenti, ma non servì a molto, indietro tornarono bordate di fischi. Si comincia a giocare e già dopo 8 minuti, il centravanti cileno Landa entra durissimo su Mora. il compagno di squadra Ferrini, sangue caldo, si avventa sul cileno e viene espulso. Segue una mischia in cui Leonel Sanchez colpisce l’oriundo argentino Humberto Maschio con un pugno in volto che gli fratturerà il setto nasale, ma l’arbitro, l’inglese Ken Aston (che aveva già arbitrato i cileni nel primo match) non vede e non sanziona. Prima della metà tempo ne volano delle altre: David entra deciso sullo stesso Sanchez e questi rotola a terra. Poi si rialza e colpisce con un pugno il difensore italiano. Aston decide per un’altra espulsione: fuori David e l’Italia resta in nove. In nove dopo l’intervento dei Carabineros de Chile, chiamati a convincere Ferrini e David a lasciare il terreno di gioco, perché non ne avevano nessuna intenzione.

Fino a 17 minuti dal termine gli Azzurri, che contavano anche un Humberto Maschio ancora stordito, difesero il risultato, poi, subirono due reti: Ramirez al 74′ e Toro all’88’ chiusero l’incontro. “La Battaglia di Santiago” fu decisiva per le sorti dell’Italia al Mondiale: la squadra vinse l’incontro successivo contro la Svizzera per 3 a 0, ma i 4 punti non bastarono a passare il turno. Il Cile padrone di casa arrivò invece fino alla semifinale dove fu sconfitto 4 a 2 dal Brasile di Garrincha e Vavà. Cile-Italia fu etichettata come la partita più violenta mai disputata, duramente criticata da tutta la stampa internazionale, laddove i giornali italiani calcarono soprattutto la mano sulla condotta violenta degli avversari e gli errori arbitrali. Lo stesso Aston ammise a posteriori le sue mancanze, ma ci tenne a precisare qual era stato il clima della partita: “Fu un’autentica caccia all’uomo, non una partita di calcio. Volevo sospendere l’incontro, ma durante l’intervallo venni convinto a finire la partita a qualunque costo. Quei 70 mila tifosi potevano trasformarsi in una catastrofe. Il guardalinee messicano mi riferì dei pugni a Sanchez e Maschio, ma dovetti far finta di nulla”.

Cile 1962 non fu decisamente il Mondiale dell’Italia, e nemmeno quello del Cile. Fu ancora una volta il Mondiale del Brasile, di chi espresse il “bel gioco”, i vari Zaza, Vavà, l’uccellino che faceva cantare i tifosi allo stadio, Mané Garrincha.

 

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