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Semplice, come il calcio

Parlando con Alice Parisi, capace a 18 anni di vincere uno scudetto e una Supercoppa con il Bardolino e un Europeo Under 19 con la Nazionale (2008), non si coglie nessun atteggiamento di “spocchia”, tutt’altro. La ragazza di Tione di Trento è una persona semplice e solare di un’eccezionale normalità. Adesso Alice ne ha 26 di anni, ha fatto tante scelte, ha conquistato altri trofei, ha viaggiato per il mondo con la Nazionale ma rimane sempre umile, riservata e di una spontaneità quasi disarmante. “Sono dovuta crescere in fretta – sorride la centrocampista – fuori casa a 17 anni, inserita in un gruppo vincente come quello del Bardolino del 2008. Ho cercato sempre di essere me stessa, coi piedi ben saldi a terra per non farmi travolgere dagli eventi che si sono susseguiti a grande velocità. Non mi perdonerei mai se perdessi quella generosità e spontaneità cui tengo molto”. 

Alice quando parla di sé ripete spesso la parola fortuna, ma nonostante la sua onestà cristallina facciamo fatica a crederci. Tutto quello che ha avuto se l’è meritato, basta guardare le scelte che ha fatto, quanto e soprattutto come ha vinto. La sfide che ha accettato. Nel 2010 ho creduto fortemente nel progetto del Tavagnacco, una società che ho amato fin da subito: sei anni bellissimi coronati anche da trofei ed esperienze importanti in Champions”. Ma Alice non si accontenta, è una perfezionista e sa che di calcio femminile non si vive (per ora). La curiosità e la determinazione la portano a intraprendere gli studi d’infermieristica all’Università di Udine: “Confesso che la scelta era mossa all’inizio da motivi pratici, un corso di tre anni per un lavoro utile e sicuro, qualcosa di concreto. Poi appena mi sono immersa negli studi ho scoperto un mondo nuovo, un ambiente impegnato con persone eccezionali. Fare l’infermiera non è solo un mestiere, è molto di più. L’ho amato come amo il calcio. Mi ha aiutato a scoprire e coltivare altri aspetti del mio carattere”. Alice quasi si schernisce, non vorrebbe parlare delle rinunce che ha dovuto accettare, è abituata a pensare positivo. E ha tanta voglia di crescere.Sì, ho dovuto rinunciare alla Nazionale per due anni perché i turni di notte per il tirocinio mal si sposavano con i troppi impegni sportivi. Ma non mi è pesato, mi piaceva quello che facevo e avevo il Tavagnacco”.

Inizio stagione 2016/2017, Alice ha terminato gli studi, è nella piena maturità sportiva e personale, è arrivato il tempo di cambiare: “Ho valutato con calma, i colpi di testa non mi appartengono. Ho sentito che era arrivato il momento di provare nuove esperienze, la Fiorentina è stata la scelta giusta. Non è stato facile lasciare Tavagnacco, una comunità, tante amiche, una seconda famiglia. Ma ci sono momenti in cui devi fare delle scelte e io non sono certo una che si tira indietro”. E arriviamo all’attualità dalle tinte viola accese, la Fiorentina Women’s, costruita per centrare grandi obiettivi, ha sbaragliato la concorrenza vincendo tutte le partite del girone d’andata. “Il gruppo è di spessore e finora abbiamo dimostrato di avere qualcosa in più. Credo che la cura dei particolari sia un aspetto che fin qui ha fatto la differenza”.  

Come nella vita, anche in campo Alice è generosa, un pilastro della mediana, gioca con entrambi i piedi, copre e rifinisce, trova anche il tempo di segnare un bel gruzzolo di gol. “In campo mi faccio rispettare. Mi piace l’agonismo, ma sempre nel rispetto dell’avversario. L’educazione prima di tutto, ma voglio vincere! Corro tanto, a volte troppo – sorride – ma col tempo ho imparato ad amministrare le forze”. Lo sguardo rassicurante e il tono pacato nascondono una forza di volontà ferrea che ben si sposa con lo spirito di squadra di questa Fiorentina: “Vogliamo vincere, inutile girarci intorno. Pensiamo partita per partita. Il cammino è lungo e sappiamo che il difficile viene ora”. Alice è così, seria, umile e ambiziosa, una miscela esplosiva per una donna e per una calciatrice.

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