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Sergio Pirozzi: il sindaco riabbraccia la panchina

sergio pirozzi ad Amatrice, 2019 Sergio Pirozzi ha deciso: è tempo di tornare in campo e ricominciare da dove tutto si è interrotto, dalla sua Trastevere e dal sogno di una grande scalata verso i professionisti

Si può tornare a vivere anche a 143 Km da casa. Ci si può riappropriare dei propri sogni in ogni momento. Anche dopo quattro lunghissimi anni. La vita riserva sempre una seconda possibilità e spesso ne concede una proprio a chi se l’è guadagnata con le unghie e con i denti cercando di sconfiggere un destino beffardo. Sergio Pirozzi è uno di quegli allenatori che questa possibilità gli va concessa per diritto acquisito.

Sarà per questo che dopo essersi separati quel maledetto 24 agosto 2016, il Trastevere Calcio ha deciso di riprendere quel filo che aveva lasciato interrotto per troppo tempo ma che mai aveva spezzato. Un filo che lega indissolubilmente il tecnico di Amatrice alla terza società della capitale dopo Lazio e Roma: “Ricomincio da dove avevo lasciato il 24 agosto del 2016: da una società bella, giusta, fatta da grandi persone” ha dichiarato Pirozzi il giorno della presentazione come nuovo tecnico del Trastevere Calcio.

“Avevo avuto altre offerte, ma il posto giusto dove ricominciare era quello. Quella notte avevo dovuto lasciare la squadra per allenare la mia gente. La ferita è stata grande, io non ho mai visto il Trastevere giocare in questi quattro anni. Non ero pronto, è come quando interrompi una storia d’amore col tuo partner non per colpa tua o del partner, ma per cause di forza maggiore. E quando è per forza maggiore, è una ferita che non si rimargina più. Non ero guarito“.

La lunga attesa

Sergio Pirozzi torna alla sua vera vita, quella sul campo, dopo che in questi anni aveva posato gli scarpini da calcio e indossato i suoi celeberrimi scarponi con l’unico scopo di ricostruire la sua città e risollevare la sua comunità dopo la tragedia del sisma.

Dopo 21 stagioni tra i dilettanti e quattro tra i professionisti, il sogno non poteva più aspettare: “Avevo altre offerte, ma non ho avuto dubbi – aggiunge Pirozzi -. Il presidente Pier Luigi Betturri e il suo vice Bruno D’Alessio sono di qui. Gente tosta, capocciona, proprio gente di montagna. Anche io sono capoccione, questo legame col Trastevere è continuato negli anni. Loro mi hanno sempre invitato a seguire le partite. Con il cuore sono sempre stato qui insieme a loro”.

D’altronde allenare e vivere spesso sono la stessa cosa. Si rinasce più forti dopo una sconfitta, si lotta per raggiungere una vittoria. L’importante è farlo insieme, “dove il noi vince sempre sull’io”.

sergio pirozzi trastevere
La grinta di Pirozzi torna in campo

Per chi ha sempre messo al primo posto la sua gente, queste parole diventano una ragione di vita da ripetere all’infinito come un allenatore le ripeterebbe in ogni allenamento alla sua squadra. Per riportare l’attuale consigliere della Regione Lazio su un campo da calcio serviva una motivazione forte, più forte di quel dolore che che si porta dentro e che solo il calcio riesce per qualche ora a renderlo meno cattivo.

Bisognava riaprire il cassetto dei sogni, gli stessi che Pirozzi racconta con il core gonfio di orgoglio quando ricorda le magiche annate con l’Ascoli Primavera: “L’Ascoli nella propria storia non aveva mai giocato la poule scudetto. Noi arrivammo ai quarti, dopo aver battuto l’Atalanta: pareggiammo 0-0 a Zingonia e vincemmo 4-0 ad Ascoli, facendo una partita straordinaria. In quell’Atalanta giocava Jack Bonaventura, era una grande squadra. Ai quarti incontrammo l’Inter. Giocammo una grande partita fino al 70°, poi ci fu un crollo. Contro di noi giocavano Balotelli e Santon, ma anche tanti altri giocatori molto forti”.

Il calcio, per sempre

Ma il colpo decisivo per riaccendere la vita calcistica dell’ex Sindaco di Amatrice lo ha dato proprio quella persona che di quel cuore ne possiede una parte importante: suo figlio Federico.Grazie a mio figlio Federico, che è venuto a giocare ad Amatrice, in Promozione, mi è tornata la voglia di allenare. Pian piano ho ripreso a vedere gli allenamenti e le partite e ho iniziato a ragionare da mister. Pian piano mi è riscattata quella molla”.

Adesso avrà nuovamente tutti gli occhi addosso. Era stato il primo a parlare in lacrime dopo il terremoto ed è ancora in prima linea in ogni intervento per ricordare a tutta Italia di una ricostruzione che ancora non c’è. Se lotti come un leone per riportare giustizia e felicità tra la tua gente, di certo non ti spaventa un campionato di Serie D che il Trastevere vuole giocare da protagonista migliorando il quarto posto della passata stagione.

Pirozzi non è uno che si tira indietro, non lo ha mai fatto. E quando ricomincerà il campionato forse rimetterà idealmente i suoi scarponi per scacciare via tutte le emozioni e forse anche qualche paura. C’è chi comincia una nuova avventura decidendo di giocare a carte coperte. C’è invece chi, come Pirozzi, firma con la sua nuova squadra a “tempo indeterminato” e con il solo obiettivo di tornare tra i professionisti. E pace ai detrattori.

In un mondo del calcio avido di sentimenti e di riconoscenza, ci emozioniamo ancora per un allenatore che appartiene alla generazione dei sogni e che nel giorno della sua rinascita e del suo nuovo inizio, mette a segno uno dei gol più belli della sua vita: “Lo sport per me è l’anima della vita e da questa sera ho un’emozione fortissima in più che mi porterò per sempre dentro”. E speriamo che sia, stavolta, un’emozione che non si interrompa mai.

FOCUS SU > La carriera da allenatore

Sergio Pirozzi, licenza Uefa B, inizia la sua carriera di allenatore nel 1994 allenando l’Amatrice in Seconda Categoria fino al 1998. Nel 1998 passa al Fiumicino e nel 2000 si trasferisce al Centro Italia. Nel 2002 allena per due anni l’Ostiamare prima di accettare l’incarico l’anno successivo con la Sorianese.

Due anni più tardi, nel 2004 vola in Serie D con il Rieti e lo riporta tra i professionisti dopo 62 anni. Nel 2006 passa alla Viterbese, prima di trasferirsi l’anno successivo ad Ascoli per allenare la Primavera (con cui vince il proprio girone per la prima volta nella storia del club) e poi nel 2008 come vice allenatore dei bianconeri in Serie B.

2009: torna nel Lazio per allenare l’Aprilia, due anni più tardi accetta un nuovo incarico con il Palestrina. Nel 2012 arriva sulla panchina del Civitavecchia, l’anno successivo torna allaViterbese. Dal 2014 al 2017 è la votla del Trastevere.

Nel 2017 gli viene assegnata la Panchina d’Oro dall’Associazione Italiana Calciatori.

 

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