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Serie D: nove regine per una grande gioia

Il #campionatoditalia ha finalmente incoronato le nove formazioni che continueranno la loro avventura sportiva nei professionisti. Fra grandi ritorni e pime volte assolute

Per raccontare un anno di Serie D, bisogna partire da un presupposto che va oltre i risultati e i nomi delle nove squadre promosse tra i professionisti. È stato un anno esaltante, l’ennesimo, per quello che viene chiamato non a caso “Il campionato d’Italia”. Perché abbraccia davvero tutti. C’erano, ci sono e ci saranno le grandi città, che dai dilettanti ripartono dopo brutte vicende ai piani superiori; ma ci sono anche le favole, quelle dei paesi che non arrivano a diecimila abitanti, che vivono un sogno e che proveranno a farsi largo in Serie C.

Nove città, nove storie diverse: tante gloriose, qualcuna anche nuova. Due, scritte anche oltre la regular season: quella della Pergolettese, capace di respingere una nobile decaduta come il Modena, e quella dell’Avellino, capace dopo una straordinaria rimonta di battere il Lanusei e di ritornare tra i professionisti un solo dopo anno il fallimento. Nove regine, nove corone diverse.

LECCO

Il girone A è il primo in ordine alfabetico ma è stato anche il primo a chiudersi, con il trionfo del Lecco allenato da Marco Gaburro, di nuovo tra i professionisti dopo sette anni. L’aritmetica è arrivata già il 31 marzo, con il successo in casa del Borgaro e con cinque giornate d’anticipo. I punti di vantaggio sulla Sanremese, quel giorno, erano 17: nel frattempo, sono diventati addirittura 27, in un campionato stradominato dalla prima all’ultima giornata. Nel 2012, il playout perso contro il Mantova, spedì il Lecco fuori dal calcio professionistico; stavolta, si celebra la cavalcata di una squadra capace di conquistare 27 vittorie, 5 pareggi e sole 2 sconfitte. Fondamentale, per indirizzare la stagione, un avvio sprint, con 26 punti nelle prime dieci partite e soprattutto la vittoria per 2-0 contro la Sanremese, che ha chiuso al secondo posto ma ha perso nel primo turno dei playoff. Il capocannoniere del Lecco, con 15 gol, è stato Riccardo Capogna, cresciuto nel settore giovanile della Lazio. A Lecco hanno già iniziato a programmare il futuro, con l’arrivo di Mario Tesini come nuovo direttore sportivo.

Portiere della squadra di calcio Como esultano per promozione in serie C

COMO

Se il Lecco, nel girone A, ha chiuso con 86 punti, il Como nel girone B ha fatto addirittura meglio, con 89. Dopo un lunghissimo ed emozionante testa a testa con il Mantova, la squadra della città del lago è riuscita a spuntarla, tornando tra i professionisti dopo il fallimento del 2017. Il Como, ora, spera di continuare la scalata, abituato com’è a vivere – ed è successo anche di recente – in categorie superiori. Nella stagione 2002-2003, il Como era in Serie A, mentre l’ultima partecipazione alla Serie B risale al 2015-16. Dopo la vittoria contro la Virtus Bergamo che ha sancito aritmeticamente la promozione in C con due giornate di anticipo, si è scatenata la festa allo stadio Sinigaglia. Nella partita decisiva, due dei quattro gol li ha segnati Simone Dell’Agnello, cresciuto nel settore giovanile dell’Inter e arrivato a pochi passi dal grande calcio, ma costretto a ripartire dal basso per i tanti infortuni. L’allenatore, invece, prima di fermarsi a Como ha girato il mondo. Si chiama Marco Banchini, deve ancora compiere 40 anni ma ha già gu dato due squadre albanesi (Teuta e Laçi), ma soprattutto una di Vanuatu, paradiso terrestre nell’Oceano Pacifico, diventando anche il primo tecnico a disputare la Champions League Oceanica.

Giocatori Arzignano Valchiampo festeggia la serie C

ARZIGNANO VALCHIAMPO

Se il Como ha vissuto anni di Serie A, per l’Arzignano Valchiampo – che ha trionfato nel girone C – sarà una prima volta assoluta. La cittadina in provincia di Vicenza, che nei primi anni 2000 dominava nel calcio a 5, si è fatta largo anche in quello a 11. L’allenatore è Daniele Di Donato che, nella sua carriera da calciatore, ha vestito anche la maglia del Palermo. L’Arzignano ha messo in fila Adriese e Union Feltre, al termine di un girone equilibratissimo e vissuto di rincorsa: nel girone d’andata, erano addirittura nove i punti di svantaggio che separavano l’Arzignano dalla stessa Adriese, prima di un girone di ritorno condotto a ritmi altissimi e di un finale stratosferico: otto vittorie nelle ultime dieci giornate, compresa quella sull’Este che ha dato l’aritmetica certezza del salto di categoria. L’Arzignano Valchiampo è un club nato nel 2011 dalla fusione tra il Garcia Moreno Arzignano e il Chiampo, anche se l’Arzignano esiste da quasi 100 anni, essendo stato fondato nel 1920. Tra il 2013 e il 2014, doppia ascesa, dalla Promozione alla Serie D. E adesso, la Serie C e il derby con il Vicenza.

PIANESE

Sarà una bellissima prima volta anche per la Pianese, squadra di Piancastagnaio, comune di poco più di quattromila abitanti in provincia di Siena, molti dei quali sono partiti per Forte dei Marmi dove, con la vittoria contro il Seravezza, si è realizzato un sogno. Alla bfine di un testa a testa avvincente, la Pianese ha avuto la meglio del Ponsacco, chiudendo con un solo punto di vantaggio. L’allenatore, Marco Masi, ha giocato con Torino, Genoa e Napoli; il capocannoniere, invece, si chiama Lorenzo Benedetti e, dopo le stagioni in C con il Prato, era ripartito dai dilettanti. Viareggio, Colligiana, Seravezza e, da quest’anno, Pianese.

CESENA

I colori sociali della Pianese sono il bianco e il nero, come quelli del Cesena, altra “nobile decaduta” che in Serie D è stata solo di passaggio. Il Manuzzi è uno stadio da Serie A; i tifosi sono da Serie A, e in Serie A i romagnoli ci hanno vissuto fino a qualche anno fa. Poi la mancata iscrizione alla Serie D, il fallimento e la rinascita. Con tanti giocatori che hanno sposato il progetto e trascinato il Cesena fino alla vittoria del girone F: dal portiere Federico Agliardi al centrocampista Giuseppe De Feudis, fino a Davide Biondini, il simbolo di un nuovo inizio. Uno che da ragazzino si metteva la sciarpa bianconera e andava a tifare, che ha vissuto una vita in Serie A ma che prima di lasciare il calcio si è voluto regalare un’altra missione. Quella di aiutare il club che ha sempre amato nel momento più difficile della sua storia. A trascinarlo, con i gol, la coppia formata dal siciliano Giovanni Ricciardo e dal romano Danilo Alessandro.

AVELLINO

A proposito di nobili decadute e di squadre ripartite dalla Serie D, riecco nei professionisti anche l’Avellino. Nel luglio scorso, i biancoverdi giocavano un’amichevole contro la Roma e preparavano il campionato di Serie B, con una squadra costruita per quello. Poi, il verdetto: niente iscrizione, si deve ricominciare da zero. Non c’erano giocatori: l’Avellino si è rifatto con il passare delle settimane e, nella prima parte del campionato, il rendimento ne ha risentito. Poi, trascinato da un Partenio che si è sempre più stretto attorno alla squadra, è iniziata la rimonta ai danni dei sardi del Lanusei, grande sorpresa del girone G e capace di vivere per quasi tutta la regular season in testa. Quando il Lanusei ha rallentato, però, l’Avellino (capitano l’argentino Santiago Morero, in rosa giocatori del calibro di Matute, Alfageme e Sforzini, in panchina Giovanni Bucaro) è stato straripante. Nello spareggio giocato al Manlio Scopigno di Rieti, decisive le reti di De Vena e Tribuzzi.

AZ PICERNO

C’è persino chi ha dovuto conquistare la promozione… due volte. è il caso del Picerno, squadra della provincia di Potenza: la seconda volta è stata quella buona, dopo che il Giudice sportivo aveva inflitto tre punti di penalizzazione alla capolista del girone H per quanto successo nel corso dello scontro diretto con il Taranto. Più precisamente, alla fine del primo tempo, con un’aggressione a tre giocatori del Taranto. Il Picerno aveva già raggiunto l’aritmetica promozione in Serie C, ma è stato chiamato a fare un punto nell’ultima giornata contro il Bitonto. Ne sono arrivati tre, e stavolta la festa è andata avanti fino in fondo. Per la gioia del suo presidente, Donato Curcio, 77 anni, a cui è stato già intitolato lo stadio di Picerno. Curcio è partito per l’America nel 1976: vive a Buffalo, ma in streaming non si è perso una partita della sua creatura. Per la partita decisiva, però, non poteva mancare: ha preso il primo aereo per l’Italia ed è venuto a godersi una giornata storica, per un paese di poco più di 6.000 abitanti. Curcio, simpaticamente soprannominato “lo zio d’America” ora sogna in grande: l’ampliamento dello stadio, la voglia di confermare l’allenatore Domenico Giacomarro e di non fermarsi a un traguardo comunque mai raggiunto prima. Per tutte, ora inizia una nuova avventura.

PERGOLETTESE

È stata la Serie D delle grandi piazze. Nel girone D ce n’erano soprattutto due: Modena e Reggio Emilia (con la Reggio Audace), capaci di portare oltre 10.000 spettatori per il sentitissimo derby.

A spuntarla, è stata però la Pergolettese, che torna tra i professionisti dopo cinque anni. Artefice della promozione, un allenatore al primo anno nel nuovo ruolo: Matteo Contini, che dopo una lunghissima carriera da difensore vissuta – tra le altre – con le maglie di Parma, Napoli e Real Saragozza, ha chiuso la carriera da calciatore nello stesso club che gli ha permesso di iniziare un nuovo percorso. Aveva iniziato la stagione alla guida dell’Under 17, salvo poi essere promosso in prima squadra dopo il divorzio con Del Prato. E non poteva esserci esordio migliore.

La volata con il Modena, ripartito quest’anno dalla D dopo il fallimento della passata stagione, si è decisa allo spareggio, giocato al Piola di Novara. Le reti decisive nel 2-1 finale, di Morello e Franchi.

BARI

Il Bari mai avrebbe pensato di dover ripartire dalla Serie D. Nel 2014, nonostante la “meravigliosa stagione fallimentare” (diventata anche oggetto di un docufilm), i biancorossi riuscirono a tenersi a galla e sfiorare persino la promozione in Serie A. L’anno scorso, invece, niente da fare: nel 2018, il Bari è fallito e, dalla Serie B, si è ritrovato in D. Con un nuovo proprietario: Aurelio De Laurentiis, che in Puglia sogna di ripetere quanto fatto con il Napoli, preso (in quel caso) in Serie C e portato ai vertici del calcio italiano e in Champions League.

La stagione del Bari è iniziata a metà agosto e non c’era nulla, neanche le casacche per la partitella o i cinesini per delimitare il campo. Con il passare dei giorni è arrivato tutto: la dirigenza (presidente Luigi De Laurentiis, club manager Matteo Scala), l’allenatore (Giovanni Cornacchini, già confermato per la Serie C), i giocatori, le maglie. I tifosi, invece, ci sono sempre stati, e hanno riempito il San Nicola anche per la Serie D.

Il Bari è stato inserito nel girone I, quello con le squadre calabresi e siciliane: trasferte logisticamente difficili, ma barriere superate ogni domenica da centinaia di baresi che hanno accompagnato la squadra.

Una squadra competitiva, con giocatori di categoria nettamente superiore: da Franco Brienza a Valerio Di Cesare, fino a fino a Francesco Bolzoni e Roberto Floriano, abituati a giocare negli stadi e che si sono spesso ritrovati in campi di provincia. Come quello di Troina, in Sicilia, dove si è consumata la festa del Bari.

 

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