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Serie D, passione italiana

Parla il coordinatore del Dipartimento Interregionale: “I giovani? Sono la nostra mission. Il semiprofessionismo? D’accordo con Sibilia, può essere la soluzione giusta”

L’avvocato Luigi Barbiero è il coordinatore del Dipartimento Interregionale della Lega Nazionale Dilettanti. Un mondo smisurato di passioni, di solidarietà. Un mondo che coinvolge come poche tantissime famiglie. “Il nostro campionato, quello di Serie D – ci spiega – entra in tutte le case degli italiani. Sono rappresentate tutte le regioni, a parte la Valle d’Aosta. Sono coinvolte decine di migliaia di persone. Ci sono paesi e grandi città, club piccoli e altri che hanno avuto anche un passato importante”.

Ad esempio?

Sono tantissimi: Lecco, Savona, Como, Mantova, Modena, Reggiana, Cesena, Campobasso, Avellino, Taranto, Bari, Turris. Savona e molti altri ancora.

Un mondo enorme, quello della Serie D…

In tutto quest’anno ci sono 168 club su un format di 162. Basta pensare che ogni società come indotto ha 150-200 unità, questo rende l’idea del movimento che c’è dietro. Migliaia e migliaia di persone fra la squadra maggiore e i giovani.

E anche tanti tifosi…

Tantissimi: basta pensare a club importanti come Bari, Cesena, Modena, Avellino, Reggiana e Taranto che muovono migliaia di persone ogni domenica.

Come è stata la stagione quest’anno? Ci sono state società che hanno dovuto ritirarsi?

No, è andato tutto bene, nessun club si è ritirato a stagione in corso, cosa che purtroppo era successa in passato (Grosseto e Foligno, ndr). I vari gironi sono stati quasi tutti molto combattuti sino alla fine. Ci sono state anche belle realtà come il Picerno che è stato promosso in Lega Pro. Non possiamo che essere soddisfatti. L’esposizione mediatica è stata incredibile, molto superiore a quella degli anni passati.

 

Come è andato l’esperimento di Repubblica.it che trasmette ogni settimana una partita del campionato di Serie D?

Bene, molto bene. Ha avuto davvero un grande successo. Anche questo ha contribuito a fare conoscere sempre di più il nostro mondo.

E i giovani? I club di Serie D curano i vivai?

Da noi esiste l’obbligatorietà. Devi mettere in campo in tutte le partite almeno quattro under: uno del 1998, due del 1999 e uno del 2000. Tutti i club quindi curano il vivaio: è una delle nostre mission. E la cosa, posso assicurare, non riduce l’interesse delle partite dal punto di vista tecnico, anzi valorizza il lavoro delle società. Molti giovani si mettono in mostra magari al Torneo di Viareggio e hanno così la possibilità di essere ingaggiati da società professionistiche. Negli ultimi anni nel nostro mondo si è sviluppato molto il settore giovanile. Il vero problema purtroppo è l’impiantistica. I Comuni non possono fare molto.

Il presidente Cosimo Sibilia è stato fra i primi a studiare e proporre un progetto di semiprofessionismo, con un campionato cuscinetto: che ne pensa?

Sono d’accordo: è giusto riequilibrare tutto il sistema-calcio, dal professionismo al dilettantismo. Bisogna trovare una soluzione per quanto riguarda il problema dei contributi che possa coinvolgere anche la Serie D. Inoltre, si deve lavorare sull’apprendistato dei giovani con incentivi alle assunzioni. Un piano complesso dove ovviamente deve essere coinvolto anche il governo. Ma va tentato. Anche il nostro mondo ne avrebbe non pochi benefici.

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