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Sogno Azzurro

Nonostante sia dovuta ripartire dalla Serie C, oggi la società partenopea è una realtà solida, con un gruppo di ragazze che con grande coesione, passione e impegno sul campo punta dritto a grandi risultati

Forte, e consapevole di esserlo. “È giusto dirlo, la squadra è molto sovradimensionata per un campionato di Serie C”. Viva la sincerità di Italo Palmieri, direttore generale del Napoli Femminile. Nel girone D ha superato da un pezzo i 100 gol segnati, vola verso gli spareggi per salire di categoria, si diverte, cura la crescita delle ragazze, lavora nel sociale. Nel 2014, il Napoli era in Serie A: poi è retrocesso in B, senza riuscire a restarci nell’anno della riforma. Ma nessuno si è perso d’animo: “Il nostro traguardo era quello di giocare in B e provare a vincerla, invece siamo dovuti ripartire dalla C, ma gli obiettivi non sono cambiati”.

Il Napoli Femminile fa attività sul territorio dal 2003: “Quindici stagioni che ci hanno portati ad avere circa 100 tesserate e una squadra in ogni campionato giovanile”. Tutto, nonostante il Napoli sia rimasto senza la sua storica casa: lo stadio Collana, al Vomero, su cui tutte le società (non solo calcistiche) aventi l’usufrutto avevano in mente un progetto di riqualificazione. Così, il Napoli Femminile si è trasferito vicino alla casa di quello maschile. A Fuorigrotta, al CUS, “un centro privato dove noi paghiamo per fare attività, ma che ci garantisce la possibilità di lavorare quotidianamente in strutture all’avanguardia. Un bel campo in erba naturale, piscina, palestra: le ragazze hanno tutto”.

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LE GIOCATRICI

In estate, ne sono arrivate quattro dall’Estonia: per il centrocampo Eneli Kutter e Lisette Tammik, per l’attacco (dove c’è anche la brasiliana Milena De Paula) Kristina Bannikova e Vlada Kubassova. Da loro, ma anche da tante ragazze nate e cresciute sul territorio, tra cui il capitano Emanuela Schioppo, terzino destro.

L’allenatore è Geppino Marino, che a soli 36 anni ha una grande esperienza nel calcio femminile, avendo guidato il Napoli anche negli anni della Serie A, quando in maglia azzurra c’erano giocatrici che hanno poi spiccato il volo nel calcio femminile. Tra tutte, Valentina Giacinti, bomber del Milan e della Nazionale italiana: “La presi dall’Atalanta che giocava in B – racconta Palmieri -. Mi fu segnalata, venne qui che aveva 17 anni, e al primo campionato con noi segnò 18 gol. Si vede che aveva del talento. Ma non abbiamo avuto soltanto Valentina: hanno vestito la nostra maglia Caccamo, Riboldi, Masia, la giapponese Yamamoto, Filippozzi, Barreca, e Valeria Pirone, che dopo la retrocessione costrinsi personalmente ad andare alla Roma per non uscire dal giro. Ma una cosa la dico con orgoglio: otto ragazze di quel gruppo, che oggi giocano tra Serie A e B, sono venute a Napoli a festeggiare il Natale con noi. Con tutte siamo riusciti a mantenere ottimi rapporti, compresa Michela Franco, che oggi è alla Juventus e che sono andato a trovare a Vinovo di recente, assieme alla famiglia”.

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L’ORGANIZZAZIONE

Che il Napoli punti alla promozione non c’è ombra di dubbio. La squadra si allena quattro volte alla settimana, che spesso diventano anche cinque con la rifinitura del sabato mattina. Anche fuori dal campo, l’organizzazione – guidata dal presidente Lello Carlino, proprietario di Carpisa Yamamay (main sponsor del club) è da club di categoria superiore: le giocatrici fuori sede vivono in due appartamenti e hanno a disposizione un servizio di navetta per raggiungere il campo di allenamento. E il pubblico risponde: “Speriamo di poter presto tornare a disputare un campionato giocando di sabato; la domenica, a Napoli, il calcio si fa al San Paolo. Una media di 200-250 persone a partita che ci segue le abbiamo, ma al Collana a volte toccammo quota 600. Poi ci fu un’occasione particolare: nel 2012, l’anno della Serie A, a inizio stagione organizzammo un’amichevole con il PSG, ospitando le ragazze francesi a Napoli per tre giorni. E in tribuna c’erano 1.500 persone”.

Il Napoli Femminile spera di coinvolgere sempre più tifosi: sia con i risultati – tra cui spicca un incredibile 22-0 contro il Potenza – ma anche con dei progetti che riguardano aspetti che vanno oltre quello tecnico. “Abbiamo sei sociologhe che seguono le nostre squadre giovanili. Un progetto nato con le facoltà di Psicologia e Sociologia dell’Università di Napoli. Noi le abbiamo formate come dirigenti: loro studiano gli aspetti della crescita del mondo giovanile. Dal rapporto con i social alla sessualità, dai rapporti tra addetti ai lavoro alla comunicazione. Uno studio che loro portano avanti frequentando la nostra quotidianità, e che ha già portato a due pubblicazioni universitarie sull’argomento”.

Non solo: il Napoli è stato in prima linea per la festa della donna e per la giornata contro la violenza sulle donne, e garantisce uno sconto o addirittura la gratuità nell’iscrizione alle ragazze provenienti da famiglie in difficoltà: “Un altro dei nostri obiettivi è quello di recuperare le ragazze dai territori più degradati. Proviamo ad affiancare le famiglie, andando a prenderle a casa, cercando anche di superare un muro ignoranza, laddove il calcio femminile viene osteggiato. Per fortuna, il momento è di grande crescita, a livello tecnico e culturale, per tutto il movimento”. Stefan Schwoch, che nel 2000 trascinò il Napoli alla promozione in Serie A, è il consulente tecnico del Napoli Femminile, che spera in un’altra promozione, in B. E poi in un’altra ancora.

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