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Sponsorizzazione e inerenza al reddito

Nonostante le diverse pronunce delle Commissioni Tributarie e della stessa Cassazione a favore della deducibilità dei costi sostenuti dalle imprese commerciali a supporto delle attività sportivo-dilettantistiche, si rileva che, da più parti dell’italico stivale, l’amministrazione finanziaria dello Stato, attraverso i propri uffici delle Agenzie delle Entrate locali incaricati del controllo e dell’accertamento del settore degli Enti non commerciali, continuano a sostenere posizioni contrastanti con la ratio delle disposizioni legislative agevolative che interessano il Terzo Settore e in particolare quelle norme che regolamentano l’attività di raccolta fondi che le Società e Associazioni Sportive Dilettantistiche esercitano in forma di impresa, con organizzazione più o meno imprenditoriale, comunque considerata nell’alveo delle disposizioni tributarie rendendo così gli stessi Enti Sportivi soggetti passivi delle diverse imposte in funzione della attività commerciale esercitata, così come definita dalle stesse norme fiscali.

In particolare, disconoscendo, per un mero e immediato interesse di cassa, il dettato legislativo che dispone categoricamente la deducibilità, quale componente negativo del reddito di impresa, allo sponsor del costo sostenuto a titolo di sponsorizzazione di una Società/Asd, si va a incidere negativamente e in maniera irreversibile sul tessuto socio-economico nazionale, togliendo al Settore no-profit quelle risorse finanziarie necessarie al suo funzionamento derivanti dalla impresa privata, la quale ultima supplisce, in questo modo, al latente finanziamento dello Stato, che altrimenti obtorto collo dovrebbe provvedervi direttamente. Inoltre, tale azione negatoria è da considerarsi irreversibile in quanto il suo persistere non avrà altro effetto che quello di allontanare gli operatori economici dal Settore, i quali, al di là di ogni singola ed individuale particolare propensione al sostegno di questa o quella attività a carattere solidale, culturale o sportivo dilettantistica, sono incentivati a impiegare le proprie risorse finanziarie anche in funzione della presenza di situazioni, normative e di pratica applicazione, che ne agevolano l’investimento.

Nel merito, è pur vero che i costi di sponsorizzazione sostenuti dall’impresa privata, per essere considerati fiscalmente componenti negativi di reddito, devono soddisfare in via generale i seguenti criteri, così come enunciati dall’art. 109 (ex 75) T.U.I.R. della:

a) IMPUTAZIONE a Conto Economico

b) COMPETENZA, relativamente al periodo di imposta

c) CERTEZZA E PRECISIONE, nel loro importo e sostenimento

d) INERENZA alla produzione dei ricavi

Inoltre, per quanto attiene al Settore Sportivo-Dilettantistico, una volta soddisfatti i requisiti più sopra richiamati e alla fine della inopinabile applicazione di quanto stabilito dal comma 8, art. 90 L.289/2002, il corrispettivo corrisposto alle Società Sportive Dilettantistiche, in denaro o in natura, in forza dell’esercizio di una specifica attività volta alla promozione dell’immagine del soggetto erogante, costituisce, sempre, spesa di pubblicità deducibile dal reddito di impresa qualora vengano soddisfatte contestualmente due condizioni:

1. La Società/Associazione Sportivo Dilettantistica beneficiaria deve operare in regime fiscale di cui alla Legge 398/91;

2. Il corrispettivo annuo, cioè per periodo di imposta, non deve superare l’importo di Euro 200.000,00 (duecentomila).

Nonostante siano stati soddisfatti i criteri indicati alle precedenti lettere a), b) e c), ovvero sia stato rilevato contestualmente con esattezza il costo, per competenza di esercizio, e che lo stesso risulti sufficientemente documentato, sia nell’importo che nelle modalità di pagamento nonché siano state soddisfatte le condizioni previste qualora l’ente Sportivo agisca nel regime a forfait di cui alla citata l. 398/91, spesso l’azione accertatrice della Amministrazione Finanziaria disconosce la deducibilità del costo contestando all’ impresa sponsor oltre che la mancanza dell’inerenza dello stesso alla produzione di ricavi anche l’anti-economicità dell’erogazione medesima.

Per quanto riguarda sia l’inerenza del costo ai ricavi che per quanto attiene l’economicità dell’erogazione, più volte si sono interessate le Commissioni Tributarie ed è intervenuta la stessa Cassazione in occasione anche diverse per tipologia di costo, ma sempre con riguardo alla correlazione esistente tra i costi sostenuti e la produzione di ricavi per la esatta determinazione del reddito di impresa imponibile.

Come già esposto su queste colonne, l’orientamento tendenziale della giurisprudenza è il seguente, rispettivamente con riguardo:

– all’inerenza, quale nozione di origine economica, e la sua correlazione con i ricavi, essa deve essere concepita come un’idea futura e solamente teorica di reddito, in quanto l’impresa sponsor non può avere la certezza che i risultati siano quelli sperati e conseguiti con l’attività effettivamente svolta a suo favore dall’Ente Sportivo sponsorizzato;

– alla economicità del corrispettivo liquidato dallo sponsor a fronte di una effettiva attività promozionale, sia questa dell’immagine che dei prodotti, svolta dall’Ente Sportivo sponsorizzato, è da riconoscere la insindacabilità dell’autonomo giudizio dell’imprenditore non potendo ritenersi tout court antieconomico il suo comportamento in quanto frutto di una valutazione economica aziendale.

* Per un approfondimento si rinvia a quanto pubblicato in questa rivista nei numeri: n. 171 dicembre 2015; n. 166 luglio 2015; n. 159 dicembre 2014; n. 157 ottobre 2014; n. 155/156 agosto/settembre 2014 n. 143/144 agosto/settembre 2013.
Inoltre, si ritiene utile richiamare della Cassazione Civile, sez. Tributaria, le seguenti recenti sentenze: 23.3.2016, n. 5720 – 16.9.2016, n. 18229 – 21.9.2016, n. 18448.

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