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Squalifica e mancata disputa della gara

Nella rubrica di questo mese rispondiamo volentieri al quesito posto dal gentile Sig. Angelo Putignano di San Vito dei Normanni (Br), coinvolgendo un tema tanto delicato quanto attuale. Il caso riguarda la corretta interpretazione del comma 4 dell’art. 22 del C.G.S. che stabilisce con chiarezza e senza alcuna eccezione come il 3-0 decretato dal Giudice relativamente a una gara ufficiale consenta, comunque, di considerare scontata la squalifica di un calciatore che non abbia preso parte a detta gara. Il comma 5, di contro, affermando che la rinuncia a disputare la partita da parte della società di appartenenza del giocatore colpito dallo stop, prosegue il lettore, “di fatto esclude la funzione del Giudice”. Secondo Sig. Putignano; “La rinuncia genera una situazione sub judice che, essendo tale, ha bisogno di riscontri di merito e quindi di relativa decisione: A) se la rinuncia è volontaria, e senza alcuna giustificazione, scatta il 3-0 unitamente ad altre determinazioni di carattere regolamentare; B) se la rinuncia è per causa di forza maggiore, così come previsto dall’art. 54 delle NOIF, verificata ed accertata, scatta la ripetizione della gara. Nell’ipotesi “A” la squalifica di un calciatore è scontata, nell’ipotesi “B” non è scontata. Se un giudice ritiene sanzionabile col 3-0 per rinuncia e, di fatto, fa scontare la squalifica, può sostenere allo stesso tempo che essendoci stata rinuncia non fa scontare la squalifica?” 

Torniamo, quindi, volentieri a parlare dell’esecuzione delle sanzioni in caso di rinuncia a disputare una gara e/o di annullamento della stessa per causa di forza maggiore.

Il quadro normativo

L’art. 22, commi 4 e 5, del Codice di Giustizia Sportiva, dispone che “le gare, con riferimento alle quali le sanzioni a carico dei tesserati si considerano scontate, sono quelle che hanno conseguito un risultato valido agli effetti della classifica o della qualificazione in competizioni ufficiali, ivi incluse quelle vinte per 3-0 o 6-0 ai sensi dell’art. 17, e non sono state successivamente annullate con decisione definitiva degli Organi della giustizia sportiva. Nel caso di annullamento della gara, il calciatore deve scontare la squalifica nella gara immediatamente successiva alla pubblicazione del provvedimento definitivo. Se la società rinuncia alla disputa di una gara alla quale il proprio calciatore squalificato non avrebbe potuto prendere parte per effetto di squalifica, la sanzione disciplinare non si ritiene eseguita e il calciatore deve scontarla in occasione della gara immediatamente successiva”. Pertanto, in linea generale, la sanzione è scontata in tutte le gare che abbiano conseguito un risultato valido ai fini della classifica (anche quelle decise con un provvedimento di giustizia sportiva, ad esempio all’esito dell’impiego, da parte di una delle due squadre, di un atleta in posizione irregolare).

Il predetto principio, di carattere generale, incontra, nel Codice di Giustizia Sportiva, tre sole eccezioni, per le quali la squalifica non si può intendere scontata:

a) la rinuncia alla partecipazione o alla prosecuzione della gara, che non sia giustificata da causa di forza maggiore, nonostante la gara abbia conseguito un risultato   ai fini della classifica (0-3 a sfavore della rinunciante), non determina l’espiazione delle sanzioni pendenti in capo ai tesserati del club che ha deciso di non disputare o non proseguire la partita;

b) in caso di annullamento della gara, l’art. 22, comma 4, ultimo inciso, C.G.S. prevede che “il calciatore deve scontare la squalifica nella gara immediatamente successiva alla pubblicazione del provvedimento definitivo”;

c) la mancata maturazione di un risultato valido ai fini della classifica comporta la necessità di dare attuazione al provvedimento disciplinare nella gara successiva.

Quanto alla prima fattispecie, oggetto delle domande pervenuteci, l’art. 55 NOIF dispone che “le squadre che non si presentano in campo nel termine di cui all’art. 54, comma 2, sono considerate rinunciatarie alla gara con le conseguenze previste dall’art. 53, salvo che non dimostrino la sussistenza di una causa di forza maggiore. La declaratoria della sussistenza della causa di forza maggiore compete al Giudice Sportivo in prima istanza e alla Commissione Disciplinare [oggi Corte Sportiva d’Appello nda] in seconda e ultima istanza. Il procedimento innanzi al Giudice Sportivo e alla Commissione Disciplinare [oggi Corte Sportiva d’Appello nda] è instaurato nel rispetto delle modalità procedurali previste dal Codice di Giustizia Sportiva”. 

Siffatta disposizione presuppone che, in ipotesi di mancata disputa della partita da parte di una delle due squadre, possa instaurarsi controversia, destinata a durare settimane, o anche mesi, nel corso della quale il risultato della gara (e ogni conseguenza connessa all’esecuzione delle sanzioni) resta sub judice. Ebbene, il gentile lettore ci chiede: quid iuris in questi casi? Come gestire le sanzioni pendenti? La questione non è semplice e ha dato luogo a pronunciamenti giurisprudenziali non sempre di facile lettura.

Rinuncia / Causa di forza maggiore

Analizzando, innanzitutto, la situazione prospettata nella domanda (contenzioso in ordine all’accertamento della sussistenza della causa di forza maggiore in luogo della rinuncia o viceversa), ritengo che la problematica ipotizzata non possa verificarsi, quantomeno per il club ‘rinunciante’. Avuto riguardo, infatti, alla posizione disciplinare dei tesserati del club che non si è presentato per prendere parte all’incontro (o abbia rinunciato alla sua prosecuzione), la decisione in ordine alla qualificazione del comportamento come rinuncia volontaria o al riconoscimento della causa di forza maggiore, non sembra dar luogo ad alcuna problematica, in quanto, in entrambi i casi, la squalifica non si considera scontata (e, quindi, i calciatori squalificati non possono essere, comunque, impiegati nella partita successiva a quella oggetto del contenzioso). Si tratta, infatti, di due ipotesi eccezionali rispetto alla regola generale prevista dall’art. 22 del Codice di Giustizia Sportiva, segnatamente quelle sopra individuate con le lettere a) e c).

Diversa situazione, invece, è quella in cui il club si sia regolarmente presentato per partecipare alla gara (o sia rimasto in campo per la prosecuzione della stessa): l’irrogazione della sanzione della perdita per 0-3 a tavolino nei confronti dell’avversaria, per rinuncia, infatti, trattandosi di “risultato valido agli effetti della classifica”, determina la corretta esecuzione, in quella partita, della sanzione disciplinare da parte dei calciatori squalificati.

Nel caso in cui, successivamente, all’esito del contenzioso avanti agli organi di giustizia sportiva, fosse riconosciuta, in favore del club asseritamente rinunciante, la sussistenza di causa di forza maggiore, con conseguente invalidazione del risultato, avrebbe luogo l’ipotesi in cui “nel caso di annullamento della gara, il calciatore deve scontare la squalifica nella gara immediatamente successiva alla pubblicazione del provvedimento definitivo”, che tratteremo meglio infra analizzando il caso “Biancavilla”.

Nell’ipotesi inversa, invece (riconoscimento della causa di forza maggiore in primo grado, con irrogazione della sanzione della perdita della gara ‘per rinuncia’ in appello), la società regolarmente presentatasi per la disputa dell’incontro – preso atto che la partita non ha conseguito un risultato valido ai fini della classifica – non può impiegare il calciatore nella gara immediatamente successiva.

Ne consegue che, qualora, al termine del procedimento di giustizia sportiva, venga revocato il riconoscimento della causa di forza maggiore, con irrogazione, nei confronti dell’avversaria, della sanzione della perdita della gara per 3-0, i provvedimenti disciplinari sarebbero, di fatto, stati scontati in due occasioni (la gara oggetto di rinuncia e quella immediatamente successiva, ormai disputatasi nelle more del giudizio).

Tuttavia, in tale ipotesi, il pregiudizio deriverebbe esclusivamente da una scelta della società “non rinunciante” che, preso atto del riconoscimento, da parte del Giudice Sportivo, della causa di forza maggiore, in favore dell’avversaria, abbia interposto reclamo per ottenere la vittoria del match ‘a tavolino’ (eccitando un contenzioso avente ad oggetto l’irrogazione, a carico della “rinunciante”,  della sanzione della perdita della gara per 3-0).

Omologazione del risultato e successivo annullamento: il caso Biancavilla

Infine, altra eccezione rispetto al principio generale che, tuttavia, a differenza di quella sopra descritta, trova specifica disciplina, è rappresentata dalla fattispecie in cui una gara, in un primo momento dichiarata valida, venga successivamente annullata. In proposito, può fornire un utile contributo l’analisi di un caso che decise, di fatto, il campionato di Promozione Sicilia 2007/2008, riguardante la partita Noto – Biancavilla, oggetto di un provvedimento della Commissione Disciplinare Nazionale FIGC pubblicato su C.U. n. 50/CDN del 5 maggio 2008.

Nella fattispecie, l’organo di giustizia di secondo grado, dopo che il G.S. aveva omologato il risultato conseguito sul campo, affermò che “a seguito di espulsione durante la gara Virtus Catania-Noto del 15.12.2007, al calciatore S. B. della Soc. Noto veniva comminata la sanzione della squalifica per una giornata di gara; il B. non partecipava alla successiva gara Belvedere-Noto del 6.1.2008, che però veniva sospesa dal Direttore di gara; tale gara non veniva omologata dal Giudice sportivo, con decisione confermata dalla Commissione disciplinare territoriale divenuta definitiva soltanto a seguito della pubblicazione nel CU n. 43 del 11.3.2008; il B. disputava la gara successiva Noto-Biancavilla del 15.3.2008 in posizione irregolare, non avendo ancora scontato la sanzione della squalifica per una giornata, in quanto la gara disputata in data 6.1.2008 era stata annullata dagli Organi della giustizia sportiva con decisione definitiva pubblicata in CU n. 43 del 11.3.2008 e, quindi, non aveva conseguito un risultato valido”. 

Pertanto, la C.D.N dichiarò l’irregolarità della posizione del calciatore del Noto nella gara tra quest’ultima e il Biancavilla atteso che, quando una partita, ancorché sospesa o non terminata, venga annullata all’esito di un contenzioso di giustizia sportiva, la sanzione disciplinare deve essere scontata non già nella gara immediatamente successiva alla pronuncia di primo grado, bensì nel primo incontro seguente al provvedimento di appello che dispone l’annullamento dell’incontro o dopo che quello di primo grado sia divenuto definitivo.

Quanto sopra in quanto “a norma dell’art. 22, n. 4, CGS, le gare con riferimento alle quali le sanzioni a carico dei tesserati si considerano scontate sono quelle che hanno conseguito un risultato valido agli effetti della classifica o della qualificazione in competizioni ufficiali, ivi incluse quelle vinte per 3-0 o 6-0 ai sensi dell’art. 17, e che non sono state successivamente annullate con decisione definitiva degli Organi della giustizia sportiva. In quest’ultimo caso, il calciatore deve scontare la squalifica ‘nella gara immediatamente successiva alla pubblicazione del provvedimento definitivo’. 

Come ha avuto modo di precisare la Corte di appello federale (decisione del 28.2.2005 in CU 32/C, adottata con riferimento a quanto previsto dall’allora vigente art. 17 CGS di identico contenuto), la ‘definitività’ del provvedimento di annullamento ‘va valutata in quanto tale in un preciso momento storico e, quindi, siccome effettivamente perfezionatasi’. Ne deriva che non è ammissibile ‘una mera valutazione effettuata ex post sulla base degli accadimenti successivamente intervenuti’ (nel caso in questione si trattava di decorrenza dei termini senza impugnativa). Conseguentemente, ove si verifichi l’ipotesi dell’annullamento di una gara, ‘il calciatore deve scontare la squalifica nella gara immediatamente successiva alla acquisizione della definitività del provvedimento pubblicato di annullamento’ da parte degli Organi della giustizia sportiva”.

Conseguentemente, nel caso di annullamento della gara in primo grado omologata, laddove, all’esito di un’impugnazione sportiva, è necessario, ove in quel match la società interessata avesse avuto uno o più tesserati squalificati, che le sanzioni disciplinari vengano nuovamente eseguite nella prima partita successiva al provvedimento definitivo di invalidazione da parte dei giudici federali.

Approfondimenti > RINUNCIA CON SUCCESSIVA CONVALIDA DEL RISULTATO DELLA GARA

Il caso Borgo a Buggiano – Bikkembergs Fossombrone

Diversa, e certamente meno frequente, è l’ipotesi in cui una gara venga iniziata e successivamente interrotta a causa del comportamento di una delle due squadre partecipanti.

Un caso paradigmatico che può ben rappresentare detta situazione è quello verificatosi il 7 marzo 2010, quando, nel campionato di Serie D, al 71° minuto, venne sospesa la gara Borgo a Buggiano – Bikkembergs Fossombrone, allorquando la squadra ospitante decise di abbandonare il campo a causa dell’improvviso decesso, durante la partita, di un dirigente che stava assistendo alla gara in tribuna.

Con C.U. n. 131 dell’8 marzo 2010, il Giudice Sportivo Nazionale c/o Comitato Interregionale disponeva, a carico del Borgo a Buggiano, la sanzione della perdita della gara, oltre ad un punto di penalizzazione e € 1.000,00 di ammenda, poiché “la società Borgo a Buggiano ha fatto rinunciare la propria squadra a proseguire nella disputa della gara di cui in epigrafe a causa del decesso di un proprio dirigente, presente in tribuna, verificatosi nel corso del secondo tempo”, e “ritenuto che la circostanza non integra gli estremi di una causa di forza maggiore ai sensi dell’art. 55 NOIF”.

Decisione, questa, oggetto di rituale reclamo da parte del club toscano il quale invocava, innanzi alla Corte di Giustizia Sportiva, la ricorrenza di una circostanza straordinaria e/o di forza maggiore tale da ritenere l’abbandono della gara non come rinuncia alla prosecuzione, con conseguente ripetizione o prosecuzione della partita.

Il 14 marzo 2010, turno immediatamente successivo a quello di cui si tratta, in occasione del match Riccione – Borgo a Buggiano, quest’ultimo impiegava due calciatori che non erano stati inseriti in distinta nella precedente gara, contro il Bikkembergs Fossombrone, in quanto squalificati.

Con C.U. n. 153 dell’8 aprile 2010, il Giudice Sportivo Nazionale c/o Comitato Interregionale, a seguito di reclamo da parte del club romagnolo, irrogava, nei confronti del Borgo a Buggiano, la sanzione della perdita della gara per 3-0, in quanto ‘ai sensi del comma 5 dell’art. 22 del C.G.S., la gara del 7.3.2010 non può ritenersi valida ai fini della esecuzione della sanzione, avendo la società rinunciato alla disputa della stessa’.

Pochi giorni dopo, però, la Corte di Giustizia Federale F.I.G.C., riunitasi a Sezioni Unite il 20 aprile 2010, con C.U. n. 225/CGF, in accoglimento del reclamo del Borgo a Buggiano riguardante la gara contro il Bikkembergs Fossombrone, annullava la decisione di primo grado, che aveva qualificato come rinunciatario il club toscano, disponendo la disputa dell’incontro nei restanti diciannove minuti di gara mancanti alla fine.

Di conseguenza, con C.U. n. 244/CGF del 29 aprile 2010, la Corte di Giustizia Federale accoglieva l’ulteriore reclamo del Borgo a Buggiano, questa volta relativo alla gara contro il Riccione, dichiarata persa ‘a tavolino’ per 3-0 dal Giudice Sportivo, ripristinando il risultato maturato sul campo, in quanto ‘come infatti posto in rilievo nell’impugnazione questa Corte a Sezioni Unite ha disposto con il citato Com. Uff n. 225/CGF la prosecuzione della gara tra il Borgo a Buggiano e Bikkembergs Fossombrone. Da ciò consegue che – così da come risulta dalla distinta di gara – non avendo i calciatori R. e D. e l’allenatore B. preso parte alla detta gara, che deve proseguire con le medesime formazioni schierate al momento dell’interruzione, non potendo pretendere parte alla prosecuzione stessa gli squalificati, che nell’ambito, appunto, di detta partita debba essere computata la squalifica comminata, essendo così del tutto regolare l’impiego dei sopra menzionati nel corso della successiva gara del 14.3.2010 tra Valleverde Riccione e Borgo a Buggiano’.

La motivazione appena esaminata, tornando al quesito sottopostoci dal Sig. Putignano, conferma quanto dallo stesso rilevato: l’attuale disciplina in materia di esecuzione delle sanzioni, per quanto attiene alla rinuncia, presenta potenziali criticità consistenti nella necessaria pregiudizialità del giudizio di merito avente ad oggetto l’accertamento o meno della ‘causa di forza maggiore’ o della ‘rinuncia’.

Nel caso in esame, infatti, le decisioni degli organi di giustizia sportiva, laddove valutate nel momento in cui le stesse furono adottate, apparivano, sostanzialmente corrette: tuttavia, impiegando i due calciatori nella gara contro il Riccione del 14 marzo 2010, il Borgo a Buggiano accettò il rischio che, ove la decisione di prime cure relativa alla partita interrotta del 7 marzo 2010 (qualificata come rinunciata dal club toscano) fosse stata confermata, i due atleti sarebbero stati utilizzati in posizione irregolare nel match del 14 marzo 2010, con conseguente conferma della sanzione inflitta dal Giudice Sportivo.

Invece, il provvedimento del Giudice Sportivo con cui si riteneva come ‘rinuncia’ l’abbandono del campo di gioco durante la partita Borgo a Buggiano – Bikkembergs Fossombrone fu annullato dalla Corte di Giustizia Federale e, conseguentemente, la sanzione disciplinare pendente in capo ai tesserati venne ritenuta correttamente espiata nella partita del 7 marzo 2010, interrotta e terminata in un momento successivo. La successiva gara, contro il Riccione, del 14 marzo 2010, pertanto ottenne l’omologazione con il risultato conseguito sul campo.

Nessuna conseguenza, al contrario, poteva verificarsi per il Bikkembergs Fossombrone, i cui calciatori squalificati in occasione della partita contro il Borgo a Buggiano scontarono effettivamente la sanzione in quell’incontro, a prescindere dall’esito del contenzioso relativo alla regolarità della gara (inizialmente ritenuta rinunciata dal Borgo a Buggiano e, successivamente, convalidata).

 

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