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MELTING PASSES

L'associazione Melting Passes a Parigi dà ai giovani delle periferie abbandonate della città, fuggiti dalla guerra, in Europa in cerca di una possibilità di vita civile, dei punti di riferimento: un campo, una squadra con cui allenarsi...

C’è un’associazione, a Parigi, che attraverso il football ha ridato speranza a tutti quei minori che, sprovvisti di documento d’identità, sono scappati dalla povertà per cercare una vita migliore in Europa. Benvenuti a Melting Passes

Passaggi di fusione, questa è la traduzione letterale di Melting Passes, un progetto più che una squadra di calcio. Un progetto che, attraverso il football, si è posto un obiettivo ambizioso, mentre tutto intorno il mondo grida impaurito e si arrocca dietro il filo spinato, vero o immaginario che sia. I minori senza documenti sono una delle “piaghe” di questo secolo, ragazzi che arrivano da tutto il mondo in Europa per cercare qualcosa: un pasto, un tetto, un lavoro, se stessi. Con tutte le difficoltà del caso e con quelle di provocare timore nei Paesi che se li ritrovano e che, di fatto, li rendono invisibili a se e agli altri. Essere senza documenti significa non potere fare niente, nemmeno giocare a calcio in una squadra dilettante, perché di fatto c’è l’impossibilità di avere il cartellino e di essere registrati.

Le periferie delle grandi città sono il ricettacolo delle tragedie di cui siamo distratti spettatori o, a volte, che ignoriamo del tutto. Lì si spendono e perdono vite senza che ce ne accorgiamo, vivendo in universi paralleli. Uno di questi è sicuramente Melting Passes, un’associazione di volontari con sette membri nel board, dal presidente al segretario generale, che ogni anno vengono eletti dagli altri volontari e dai giocatori. Questi ultimi sono i minori senza documenti che, appunto, affollano le periferie di Parigi e cui tutto è negato, persino la pratica sportiva. Per questo alcuni ragazzi, come Leò ed Émilien, due ex calciatori con esperienze in panchina, hanno deciso di creare un luogo dove questi giovani potessero passare del tempo buono, allenandosi e giocando a calcio, fino a formare delle vere e proprie squadre. In fondo non c’è granché di nuovo in tutto questo, il football come mezzo per togliere i ragazzi dalla strada, vale sempre, vale per tutti, a maggior ragione per chi ha più facilità a perdersi per sempre che seguire una strada sana. I volontari non contano solamente sulla voglia di giocare di chi si è perso, sparso per il mondo, ma soprattutto sul loro senso di responsabilità e sulla loro voglia d’indipendenza. Melting Passes nel tempo è diventato un punto di riferimento irrinunciabile, che oggi con il calcio domani chissà, dà risposte semplici a domande complesse: chi sono, cos’è la vita, qual è il mio futuro in questo Paese.

Ovviamente il football diventa una scusa per fare altro, come allenarsi, mangiare, evitare di ammalarsi e allontanarsi dall’estrema povertà, anche se solo per qualche ora, che potrebbe diventare per sempre. Gli allenamenti si svolgono una volta la settimana e sono aperti a tutti i giovani che, per vari motivi, non possono essere tesserati da alcun club. In questo momento sono 35 i giocatori regolari di Melting Passes, che formano una squadra da undici e una da sette, entrambe giocano per la FSGT, Fédération Sportive et Gymnique du Travail – Labour’s Sporting and Gymnastic Federation; così oltre all’allenamento c’è anche la partita, il confronto con l’altro al di fuori di sé, con quel mondo cieco che per una volta la settimana si accorge di questi ragazzi e, forse, li ammira giocare al pallone, anche se la retorica del profugo talentuoso con la palla tra i piedi è trita e dura a morire. Qui non ci sono talent scout con i contratti prestampati, semmai qualche mano da stringere, qualche amicizia da coltivare, un lavoro umile per svoltare.

MIRACOLO A PARIGI

Ma intanto è accaduto qualcosa di incredibile. Due universi paralleli si sono incontrati e hanno dato un risultato: le divise nuove di zecca dei Melting Passes. Una delle cofondatrici dell’associazione, infatti, Maud Angliviel, durante la settimana della moda parigina ha avuto l’occasione d’incontrare Anna Wintour, la direttrice di Vogue. Occasione che Maud ha utilizzato per presentarle il progetto e quello che stavano facendo con questi ragazzi. Qualche giorno dopo Anna Wintour ha incontrato Virgil Abloh, fondatore di Off White e di genitori ghanesi, raccontandogli di Melting Passes. Abloh ha così deciso di disegnare personalmente le maglie delle squadre, realizzate da Nike, con i colori scelti dai ragazzi: rosa e blu. Ovviamente, per le grandi firme questa diventa un’operazione per farsi pubblicità gratuitamente, ma la risposta dei giovani è stata la gloria autentica: “Adesso sembriamo una squadra vera”.

 

Perché potrà apparire retorico e fuorviante, ma ci sono momenti nello sport e nella vita in cui il contenitore diventa anche contenuto, la forma diventa sostanza e in questo caso di sostanza ce n’è tanta. I ragazzi di Melting Passes hanno imparato, infatti, qualcosa che difficilmente si può insegnare e anche trasmettere. Hanno imparato a credere nella speranza, nell’idea che qualcosa di incredibile può accadere anche a chi si trova nelle loro condizioni di vita e nessuno, qualunque cosa accada, potrà più togliergli di dosso questa sensazione. Proprio come le divise rosa e blu, che indossano con tanto orgoglio.

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