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Aruta: il sogno continua

A 47 anni il “Re Leone” Sossio Aruta continua a giocare nei Dilettanti e coltiva il sogno di esordire in Serie A. In fondo per uno che ha segnato 400 gol tutto è possibile

Campioni: il sogno. Per lui, Sossio Aruta, continua. A 47 anni, l’età giusta per scrivere la storia. O meglio, per firmare un nuovo e affascinante capitolo alla Torrese, nella Prima Categoria campana. Potenza, fiuto del gol, cinismo. Ma anche fascino, sguardo da attore, stile da stella della televisione. è dove la realtà diventa reality, e viceversa, che sbocciano i personaggi più pittoreschi. Il “Re Leone” è uno di quelli. Ora ha i 400 gol in carriera nel mirino. E un altro, grande sogno nel cassetto…

Perché tornare a giocare a calcio a 47 anni compiuti?
In realtà non ho mai smesso. Fino a un mese fa giocavo in Promozione con l’Ottaviano Calcio (Napoli). Poi ci sono stati problemi economici. Mi ha cercato la Torrese (Torre del Greco) e ho accettato volentieri. L’anno scorso ero stato all’Albanova (Prima Categoria) e in quello precedente al Pimonte, in Promozione, dove avevo realizzato 22 gol. Non è il mio record. Quello l’avevo stabilito al Comacchio, in Eccellenza: 30 reti. Fu l’anno dopo “Campioni – Il sogno”.

Dal reality show che coinvolse il Cervia sono trascorsi dodici anni. La gente si ricorda ancora di lei?
Si ricordano tutti, anche i ragazzi che all’epoca avevano una ventina d’anni. Quando mi incontrano, mi fermano e mi dicono che ero il loro idolo. A distanza di tanto tempo fa piacere.

Che cosa ha significato per lei quella esperienza?
Il regalo più bello è stato sicuramente l’incontro con quella che è la mia attuale ex moglie e madre dei miei figli, i miei due angeli: Daniel Ciro (2007) e Diego (2012). Ora giocano a calcio. Il grande è già bravissimo ed è richiesto da molte società. E’ un grande attaccante, mi fa impazzire. Al Real Cervia gioca con i ragazzi più grandi di lui. Il piccolo sta crescendo bene.

A “Campioni – Il sogno” ha conosciuto Graziani. Com’era?
Un mito. Si rideva sempre. è stato più un personaggio che un allenatore. Ci intratteneva con i suoi modi di fare. Ho avuto screzi anche molto pesanti con lui. Non mi faceva giocare. Non perché non meritassi, ma perché sapeva che avrei reagito con personalità. Si creava quell’astio tra allenatore e giocatore che portava a una lite che alimentava l’audience. Non era programmata. Aveva capito come ero e come funzionava la trasmissione.

Chi era il più forte di quel Cervia?

Il più forte ero io. Il più simpatico era Alfieri. I miei amici erano Chiaiese e Salzano. Moschino se la tirava. Tutto fumo e niente arrosto, mentre il belloccio, il fighettino con le donne era Conversano.

 

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