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Sul tetto del mondo come i gabbiani

La Nazionale di futsal per pazienti psichiatrici conquista la Dream World Cup: un sogno partito a Roma, 13 anni fa, e divenuto realtà il 16 maggio 2018, quando l'Italia è diventata campione del mondo

Il 13 maggio 1978, in Italia, venne approvata la Legge Basaglia, che all’epoca aveva poco a che fare con il mondo dello sport. Anzi, per essere più precisi, non c’entrava proprio nulla. Eppure, esattamente 40 anni dopo, il cerchio si è chiuso. Con quella legge, promossa dallo psichiatra Franco Basaglia, si impose la chiusura dei manicomi e si regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. L’Italia diventò così il primo paese al mondo, e finora l’unico, ad abolire gli ospedali psichiatrici. Il 16 maggio 2018, l’Italia è diventata anche campione del mondo. Non con la nazionale di calcio, ma con quella di calcio a 5 per pazienti psichiatrici.

LA STORIA
Dici gabbiano e pensi all’uccello bianco che vediamo spesso volare in cielo. Forse non molti sanno, però, che il Gabbiano è stata una squadra di una ASL di Roma (Azienda Sanitaria Locale) impegnata nel sociale. A comporre la rosa erano, appunto, pazienti psichiatrici, capitanati dallo psichiatra Santo Rullo. Siamo nel 2004. In Serie A, il Milan di Ancelotti vince il suo 17° scudetto, Mourinho sale alla ribalta alzando la Champions League con il Porto, ma la sorpresa più grande arriva dal Portogallo, dove la Grecia di Charisteas si laurea campione d’Europa. Nello stesso anno, nasce un’altra favola: i registi Volfango De Biasi e Francesco Trento decidono di realizzare un documentario dal titolo “Matti per il calcio”, coinvolgendo i ragazzi del Gabbiano, che da lì a poco avrebbe partecipato – e vinto – a un torneo amatoriale.
In poco tempo, il docufilm fa il giro del mondo. I social ancora non esistevano, ma finisce nel programma tv Sfide e viene trasmesso in vari festival internazionali, ricevendo premi e recensioni positive. Arriva addirittura in Medio Oriente: una sociologa dello sport se ne innamora e decide di replicare il modello in Giappone, istituendo una squadra di pazienti psichiatrici per ogni società affiliata alla federazione. Dodici anni dopo, nel 2016, la sociologa giapponese si fa di nuovo viva con lo psichiatra Santo Rullo e lo invita alla prima edizione della Dream World Cup. C’è un mese di tempo per creare una squadra quasi dal nulla. Perché sì, il Gabbiano aveva vinto un torneo tanti anni fa, ma questa è un’altra cosa. Questo è un Mondiale a tutti gli effetti.
Paradossalmente, a un mese dalla partenza, c’è la volontà di partecipare, ci sono i due registi Volfango De Biasi e Francesco Trento (pronti a girare un altro documentario), ma non c’è nient’altro. Per prima cosa, manca l’allenatore. La scelta ricade su Enrico Zanchini, ex giocatore di calcio a 5 in Serie A, socio fondatore di una squadra romana dove l’integrazione è alla base di tutto, con un trascorso alla guida di un gruppo di tossicodipendenti all’interno di una comunità di recupero. “Sin da subito – racconta – mi è sembrato un progetto adatto alle mie corde. Mi piaceva l’idea di un calcio a 5 sociale mirato all’inclusione e ho detto subito di sì”. Ok, l’allenatore c’è. Ma i giocatori? L’organizzazione si muove in tutti i modi possibili, anche con appelli alla Domenica Sportiva. A gennaio 2016, si presentano 50 giocatori con problemi psichiatrici. Ecco, appunto, giocatori, né matti, né scemi, né ritardati. Giocatori. O meglio, prima ancora uomini. “Dal primo incontro – commenta Zanchini – non sono mai stato accondiscendente nei loro confronti, non ho mai usato pietismo o cautela. Ho trattato loro come fossero ragazzi qualsiasi, facendo battute, strillandoli o rimproverandoli, perché mi è sempre venuto naturale e col tempo ho capito che sarebbe stato un atteggiamento vincente”. Di quei 50, in 11 partono alla volta del Giappone. L’Italia sale sul podio classificandosi terza, ma il vero successo arriva grazie al libro e al documentario Crazy for Football, che vince il David di Donatello e gli Uefa Foundation for Children Awards, con tanto di donazione di 50 mila euro da parte dell’organo calcistico per trasmettere il film nelle scuole italiane.

I PERSONAGGI
Crazy for Football diventa un fenomeno sociale. Ma dietro a questi ragazzi, che danno calci a un pallone, ci sono storie di assoluta sofferenza. C’è il capitano Ruben, che grazie al calcio ha dato uno schiaffo alla solitudine. C’è Christian, incoronato re dei palleggi da Francesco Totti: “Se provo a fare quello che fa lui, mi ricoverano a Villa Stuart”, dichiarò il numero 10 della Roma quando ricevette una delegazione a Trigoria. C’è poi Enrico, che ha giocato nelle giovanili della Reggiana, e l’impronunciabile Osamuyimen Imarhiagbe, soprannominato Sam, nigeriano che vive in Italia da quando era piccolo. C’è Mattia, che nell’ultima Dream World Cup ha realizzato 23 gol in 6 partite e gioca nella Terza Categoria lombarda. C’è Danilo, il più giovane, classe ’96, che ha avuto una storia familiare molto difficile e ha imparato a giocare per strada. C’è Sandrone, che ha appeso gli scarpini al chiodo per diventare dirigente della squadra. Celebre la sua frase nel film “pe’ fa’ un giapponese ce vojono 100 tedeschi”, tanto che gli diedero il soprannome “poeta der Tufello”, quartiere romano. E ovviamente non poteva mancare Ruggero, che è il meno giocatore di tutti, ma è quello che tiene unito lo spogliatoio ed è un autentico uomo squadra.
Il 16 maggio, nella finale della Dream World Cup, anche Ruggero ha messo la firma nel tabellino dei marcatori, tra gli applausi di tutto il PalaTiziano di Roma che urlava il suo nome. “Il suo sorriso e l’abbraccio dopo il gol è stato uno dei momenti più significativi – racconta Zanchini -. Questa vittoria rappresenta un percorso faticosissimo per dimostrate alla società civile che tutti hanno diritto alle cose belle della vita, come lo sport, e che questi ragazzi sono capaci di farlo ad altissimo livello. Prima di dare una “patente” o uno stigma a una persona pensiamoci molto bene e dimostriamo di aver imparato la lezione”. Quarantanni dopo, il gabbiano azzurro ha finalmente spiccato il volo.        

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