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La biomeccanica

Conoscere la struttura biomeccanica del muscolo e le corrette modalità di allenamento è l'arma vincente per prevenire gli infortuni

Tutti coloro che giocano a calcio devono necessariamente mettere in atto i movimenti caratteristici di questo sport, ossia saltare, correre e calciare il pallone. Focalizzandoci solo su quest’ultimo gesto tecnico, si possono riscontrare molteplici aspetti da considerare quali la distanza tra il piede portante e la sfera, un buon equilibrio sulla gamba d’appoggio rispetto a quella calciante, il punto ove imprimere la forza, l’orientamento del piede, ecc. Il calciare un pallone è perciò un gesto variabile dal punto di vista tecnico e biomeccanico, visto che coinvolge il piede, la caviglia, l’anca, il bacino e il tronco.

Nella pratica calcistica quindi il muscolo degli arti inferiori deve possedere alcune qualità fondamentali quali forza, resistenza, prontezza, velocità ed estensibilità che vengono acquisite nel tempo con allenamenti specifici. Sono tre i sistemi, assolutamente interconnessi, che permettono di ottenere queste diverse caratteristiche:

– La struttura biomeccanica del muscolo (fibre di actina di miosina e aponeurosi di rivestimento) conferisce proprietà visco-elastiche e contrattili.

– L’attività metabolica e i differenti tipi di fibre (tipo 1 “rosse”, 2a “intermedie” e 2b “bianche”) condizionano la potenza, la durata e l’inerzia dell’attività muscolare.

– Il sistema neuromuscolare permette di regolare le attività volontarie, automatiche o riflesse, intervenendo nel controllo posturale e gestuale proprio di ogni sport.

Il buon funzionamento di questi tre sistemi ha una forte correlazione con la prestazione e il livello raggiunto. Poiché l’apparato muscolo-scheletrico risulta fortemente sollecitato, tra le problematiche medico-sportive che più di frequente capitano ci sono quelle legate a danni o lesioni muscolari di diversa gravità. Quindi una lesione o l’inefficienza di uno dei sistemi su citati ha ripercussioni dirette sui risultati attesi.

In una stagione sportiva una squadra professionistica svolge 199 sessioni di allenamento e 57 partite, con una media di 3,5 allenamenti per gara. Soltanto il 18% dei calciatori professionisti, meno di 1 su 5, finisce la stagione senza dover star fermo per qualche malanno e non ci si stupisce nel sentire che un calciatore è infortunato.

L’infortunio appartiene in qualche modo alla logica dello sport ma può presentare elementi di inevitabile criticità per l’atleta che lo subisce, anche perché il calcio è uno sport di contatto tra i giocatori; si pratica con le più disparate condizioni climatiche, su terreni di gioco di diverso tipo, spesso bagnati, più o meno duri o addirittura ghiacciati nei mesi invernali. Volendo fare una prima fondamentale distinzione tra le possibili lesioni muscolari nel calcio, dobbiamo distinguere i danni dovuti a traumi diretti sul muscolo a vari livelli e i traumi cosiddetti indiretti:

– Infortunio da trauma diretto: a seguito di un evento traumatico esterno (il contrasto con un avversario, ad esempio) ne consegue una contusione. La localizzazione della contusione è correlata al tipo di sport praticato: negli sport di contatto sono più frequentemente coinvolti coscia e polpaccio, in particolare il vasto laterale, vasto mediale ed i gemelli;

– Infortunio da trauma indiretto: presuppone l’azione di meccanismi più complessi. A seguito di una repentina contrazione che si crea in un muscolo già allungato oppure di un allungamento violento in un muscolo in fase di contrazione (cambio di direzione, tiro in corsa, intervento in acrobazia, ecc.) ne consegue una contrattura, un’elongazione, uno stiramento, una distrazione, uno strappo, una rottura o una lacerazione.

Classificazione degli infortuni indiretti per gravità

– Crampo: contrazione muscolare involontaria e transitoria dovuta a uno stato di affaticamento che può originarsi da deficit energetico e da uno squilibrio idro-salino. Ne facilitano la risoluzione le manovre di allungamento mio-fasciale con l’assunzione di bevande idrosaline;

– Contrattura (oggi definito “tipo 1A”): quasi sempre dovuta a uno stato di affaticamento in virtù dell’accumulo di catabolici tossici, si manifesta con dolore sopportabile e non ben localizzato perché non presenta lesioni anatomo-patologiche. Si manifesta in relazione a uno stimolo troppo intenso e risulta essere palpabile e dolente.

– Stiramento (oggi definito “tipo 2B”): alterazione del tono muscolare dovuta a una eccessiva trazione delle fibre muscolari. Si presenta con dolore immediato spesso ben localizzato e acuto, costringendo l’atleta a interrompere l’attività.

– Strappo (oggi definito “infortunio strutturale”): è l’infortunio più temibile, risulta essere subito evidente perché comporta dolore acuto durante l’attività sportiva. Ben localizzato, impedisce al calciatore di continuare la partita o l’allenamento: comporta la rottura di un numero variabile di fibre muscolari, solitamente accompagnata da sanguinamento e formazione di un ematoma non sempre evidente ed esteso, con conseguente distanziamento delle parti. In base alla gravità della lesione si suddivide in strappo di primo, secondo e terzo grado a seconda della distanza del distaccamento delle fibre.

Bisogna considerare che negli ultimi anni sia l’evoluzione degli allenamenti sia la formazione dei tecnici e preparatori atletici ha contribuito a ridurre la soglia di infortunio, sebbene la numerosità di infortuni muscolari rimanga elevato. Tali affezioni non devono essere sottovalutate, al contrario vanno tenute nella massima considerazione poiché, dal loro corretto inquadramento e da un trattamento idoneo, può dipendere una veloce ripresa della disciplina sportiva.

(Clicca sull’immagine a destra per approfondire)

Le contusioni muscolari sono difficilmente prevenibili dato che sono strettamente legate a eventi casuali connessi alla dinamica del gesto sportivo; quelle di tipo indiretto risentono favorevolmente di una buona condizione fisica generale, di un buon riscaldamento prima della prestazione sportiva e soprattutto di esercizi di allungamento muscolare (stretching) da eseguire in modo costante e regolare.

La prevenzione è quindi lo strumento necessario per ridurre l’incidenza degli infortuni nel calcio e include tutte le azioni finalizzate a impedire o ridurre il rischio che si verifichino eventi non desiderati. Nella medicina dello sport la forma di prevenzione più importante è quella cosiddetta “primaria” che consta nel mettere in atto tutti quei comportamenti atti ad evitare/ridurre l’insorgenza/sviluppo di una patologia.

Una muscolatura ben sviluppata rappresenta la forma di protezione più efficace per l’apparato locomotore e di sostegno, ma non si deve dimenticare che muscoli e tendini, a riposo, hanno una temperatura di circa 36°C e il loro rendimento ottimale si ha intorno ai 38°C poiché diminuiscono gli attriti tra le articolazioni, i tendini scorrono più facilmente, c’è un aumento della lubrificazione sinoviale e un maggior apporto di nutrienti ai muscoli. Da ciò si evince che con un’attivazione muscolare adeguata, cioè con esercizi o una corsa blanda, si possa “mettere in moto” l’organismo innalzandone la temperatura.

Oltre ad avere effetti positivi sulla prestazione, anche la mobilità articolare ha un importantissimo ruolo nella prevenzione degli infortuni. “Un suo sviluppo ottimale produce una maggiore elasticità, capacità di allungamento e di rilassamento dei muscoli, dei tendini e dei legamenti interessati, fornendo così un importante contributo ad una buona tollerabilità del carico ed alla prevenzione degli infortuni (Weineck, 1998)”.

Focus Su > LA CLASSIFICAZIONE DELLE LESIONI MUSCOLARI DA TRAUMA DIRETTO

Lesione Muscolare di Grado Lieve
È consentita oltre la metà dello spettro di movimento

Lesione Muscolare di Grado Moderato
È concessa meno della metà, ma più di 1/3 dello spettro di movimento


Lesione Muscolare di Grado Severo
È permesso uno spettro di movimento inferiore a 1/3

 

 

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