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Giampiero Gasperini

Pressing, corsa e intensità. Ma anche tanta qualità. Ecco i segreti dell'annata magica del gruppo nerazzurro guidato da “Gasp”

Il rapporto di un allenatore con un nuovo ambiente di lavoro e un nuovo gruppo di atleti non è mai semplice. I calciatori devono sapere ed essere informati in merito alla programmazione stagionale, devono conoscere le regole di movimento e come interagire in ogni situazione, devono acquisire la coscienza di tutti gli aspetti individuali e collettivi.

Nei programmi dell’allenatore ciò che si fa e come lo si sta facendo ha un obiettivo chiaro. Tutto ha un senso, ma è necessario che tale obiettivo (dove si vuole arrivare) venga sposato dal gruppo, fornendo continue motivazioni, creando coesione e lavorando sugli errori, infondendo la mentalità vincente e la voglia di volersi migliorare. Costruire un nuovo gruppo, conoscere i singoli, fare esperimenti e permettere ai giovani di crescere necessita di tempo ma nel calcio di tempo non ce n’è mai, si ha subito bisogno di risultati.

“Momento delicato per Gian Piero Gasperini, al quarto ko in 5 giornate con l’Atalanta… Il nuovo corso è iniziato come peggio non poteva, tanto da rendere già a rischio la panchina dell’ex genoano” (Goal.com – 20/09/2016)

Il tempo non viene concesso a nessun allenatore a prescindere dall’età, dalla categoria o dal curriculum.

Ed è così che ogni tanto Gian Piero Gasperini torna al centro del palcoscenico. Sarà per come fa giocare tutte le sue squadre o forse per dove le fa arrivare e cioè un po’ più su di dove quasi tutti si aspettano. Genoa prima, Atalanta adesso.

“Ora non si può che parlare di crisi per l’Atalanta che, dopo la figuraccia di Cagliari, ha perso anche in casa contro il Palermo,
che era penultimo in classifica”
(Eco di Bergamo – 21/09/2016)

Gian Piero Gasperini, pur avendo iniziato il suo percorso di allenatore guidando per 9 anni il settore giovanile della Juventus e vincendo anche il Torneo di Viareggio nel 2003, ha però legato il suo nome alla squadra del Genoa (con cui ha ottenuto una promozione in A, un terzo posto dietro Juventus e Napoli, una qualificazione in Europa League e il riconoscimento della “panchina d’argento” quale miglior allenatore della Serie B 2006-2007) e al 3-4-3 con il quale ha sempre avuto la capacità di plasmare molti dei giocatori che nel corso degli anni sono passati sotto le sue mani.

Avere i giocatori giusti aiuta, ma c’è un’idea di calcio che va seguita. Il suo 3-4-3 è fondato su un’idea di aggressività intelligente, di preparazione fisica su cui innestare la tecnica, sul concetto che l’organizzazione di squadra sia più utile dell’individualità, dell’estro, della fantasia, del talento.

“Il sistema di gioco che prediligo è il 3-4-3 perché mi permette di difendere in superiorità numerica nella zona centrale e di offendere con tre punte. In fase difensiva chiedo ai giocatori di non essere passivi e cerchiamo di curare i particolari. Se posso porto anche dieci uomini sotto la linea della palla e comunque mai meno di sette. Alleno i difensori a marcare d’anticipo per evitare che le punte avversarie ricevano agevolmente; per fare questo i difensori devono imparare a prender posizione su linee esterne e all’inizio chi proviene dalla difesa a quattro fa fatica”. (es. FIG.

CHIEVO – ATALANTA 

Minuto 21:44, primo tempo. Costruzione dell’azione dello 0-2 di Alejandro Gomez

 

Palla che si muove

Giocatore che si muove

Giocatore con palla

 

BLUCERCHIATI AVANTI TUTTA

La proposta offensiva non può prescindere da una costante ricerca degli spazi esterni. I centrocampisti laterali si sovrappongono ininterrottamente alle ali offensive, creando superiorità e attaccando di volta in volta il lato debole concesso della retroguardia avversaria.

La fase di non possesso dell’Atalanta è appositamente progettata per adattarla allo schieramento e alle caratteristiche degli avversari, difendendo in maniera aggressiva (a uomo), ricercando la superiorità numerica in zona arretrata e recuperando il pallone il prima possibile.

La superiorità numerica in una determinata zona di campo comporta una “concessione” in un’altra zona che viene studiata di partita in partita, a seconda delle peculiarità dell’avversario: contro il Napoli era Ghoulam (con palla al centrale avversario, le linee di passaggio erano tutte presidiate ed il terzino lasciato libero era troppo distante, FIG. 2), contro il Torino era Bovo (ricevuto il pallone, non ha trovato compagni liberi da marcature).

Con un giusto mix di giovani ed esperti, durante il campionato sono stati valorizzati a pieno molti prodotti del vivaio rispettando quella che è la tradizione della società orobica e infondendo alla squadra un’identità tattica ben precisa.

La proposta offensiva non può prescindere da una costante ricerca degli spazi esterni con i centrocampisti laterali che si sovrappongono in maniera quasi ossessiva agli attaccanti, creando superiorità e pericolo al lato debole concesso dalla retroguardia avversaria. Gli elementi chiave del gioco di Gasperini sono quindi il movimento coordinato e i princìpi di gioco (cioè come la squadra deve comportarsi in fase di possesso e non possesso palla) ormai consolidati nel tempo; sono stati questi, uniti alle potenzialità dei giovani dell’Atalanta, la vera rivelazione del campionato.

La dogmatica difesa a 3 è costituita da due difensori esterni adattati a centrali, questo per poter contribuire alla costruzione del gioco sulle fasce sfruttando il proprio piede “giusto”. In linea di principio, con la difesa a tre c’è una sola linea di copertura; la cooperazione tra i difensori risulta più semplice; si ottiene maggiore copertura centrale; permette ai difensori di cercare più insistentemente l’anticipo sull’avversario.

Fase difensiva

LA FASE DI COSTRUZIONE

La parte centrale del campo è poco utilizzata e la costruzione del gioco si sviluppa prevalentemente sulle corsie laterali per mettere in maggiore difficoltà la squadra avversaria, sia che essa marchi a uomo o a zona, con dei cross in area di rigore per la punta o le mezz’ali.

Sempre in fase di costruzione, la collaborazione della mezz’ala, dell’attaccante esterno e di uno dei due centrali difensivi, permette di identificare i vertici di triangoli mobili (FIG. 5) e tale dislocazione ha molteplici vantaggi, ovvero:

– consente al giocatore in possesso palla di sviluppare il gioco in diverse zone di campo grazie al posizionamento dei compagni in “zona luce”;

– permette l’inserimento dei compagni con e senza palla;

– garantisce la ricerca della profondità con passaggi e corse con e senza palla;

– toglie i punti di riferimento ai propri avversari sfruttando il movimento coordinato riducendo di fatto i tempi di trasmissione della palla e velocizzando lo sviluppo dell’azione offensiva con uno o due tocchi.

LA FASE OFFENSIVA

Un altro dei movimenti offensivi che si può apprezzare è l’accentramento dell’attaccante che si trova in possesso palla (FIG. 7A, 7B) in una zona esterna del campo. Questo movimento, oltre a permettere al compagno di attaccare lo spazio lasciato libero dal terzino, crea l’opportunità di arrivare in porta con il tiro da fuori o innescando il proprio compagno sulla corsia opposta (FIG. 7C) con un cross che rappresenta la finalizzazione naturale della trama atalantina.

Altri esempi in (FIG 6A), (FIG 6B) e (FIG 6C) nell’azione del gol.

LA FASE DIFENSIVA

Il sistema difensivo è appositamente studiato per adattarlo allo schieramento e alle caratteristiche degli avversari. In fase difensiva l’Atalanta adotta marcature a uomo (FIG. 3) facendo dell’organizzazione la propria arma vincente e cercando di ottenere la riconquista della palla il più velocemente possibile, spesso adottando una pressione molto aggressiva e con un numero di uomini tale da poter sfruttare immediatamente il vantaggio ottenuto (FIG. 4). 

La grande aggressività viene bilanciata dalla costante ricerca della superiorità numerica nelle zone più rischiose, permettendo così di porre velocemente rimedio ad eventuali disattenzioni o errori del sistema di pressione. L’Atalanta è prima per palle intercettate (18,3 in media a partita), penultima per tackle effettuati (14,8) e fuorigioco chiamati (1,7) in questa Serie A, sintomo di un calcio che fa del recupero collettivo della palla e del pressing negli spazi stretti il proprio punto di forza.

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