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L’equilibrista Massimiliano Allegri

Com'è cambiata, nel corso di tre stagioni, la squadra Campione d'Italia? Scelte tattiche, segreti ed evoluzioni del tecnico bianconero

Migliorare un gruppo vincente non è mai cosa facile, specialmente se si è dimostrato all’altezza su più fronti (campionato, coppa nazionale e Champions League), se il livello tecnico di partenza è già altissimo e se è risultato estremamente organizzato.

La Juventus è recentemente tornata tra le big d’Europa e questo grandioso traguardo lo deve indubbiamente al lavoro, alla lucidità e al cinismo di un tecnico come Massimiliano Allegri. Conclusa la carriera di calciatore agli inizi degli anni 2000, ha intrapreso il proprio percorso in panchina dopo aver conseguito il patentino di allenatore discutendo a Coverciano la tesi dal titolo “Caratteristiche dei tre centrocampisti in un centrocampo a tre”, filosofia che non lo ha più abbandonato.

Nel suo palmares figura dapprima la vittoria del campionato di Serie C1 portando il Sassuolo in Serie B nel 2008 (prima volta nella sua storia), a seguire il primo ingaggio in Serie A nel capoluogo sardo, poi al Milan dove ha vinto uno scudetto e una Supercoppa italiana.

Uscendo indenne dallo scetticismo generale, superando diffidenze e perplessità del dopo Conte, sovvertendo non troppo velati malumori, con il 70% di vittorie su 166 gare disputate nel triennio bianconero (contro il 67% di Antonio Conte, il 56% di Marcello Lippi ed il 54% di Giovanni Trapattoni) è riuscito grazie al carisma, alla conoscenza e al confronto nel compito affidatogli dalla società, di portare la Juventus in una dimensione europea che mancava da tanto.

Del tecnico livornese, che per tre anni ha cambiato il corso della stagione dei bianconeri, oggi potremmo trovare tanti aspetti positivi. Tra questi, ai primissimi posti, spicca di sicuro il fatto di aver gestito con intelligenza uno spogliatoio di campioni e giovani promesse, di non aver mai “spremuto” la rosa a propria disposizione cercando di ottenere la massima condizione nei momenti clou, di essersi assicurato il massimo dal gruppo, di non aver assecondato “mal di pancia” per la partenza di giocatori del livello di Vidal, Pogba e Tevez.

Tatticamente la squadra di Massimiliano Allegri ha interpretato le gare in modo estremamente camaleontico, passando dal 4-3-1-2 del primo campionato bianconero (con il centrocampo a rombo formato da Pirlo, Marchisio, Pogba e Vidal) al 3-5-2 del passato torneo (con Barzagli, Bonucci e Chiellini al centro ed Alex Sandro e Lichtsteiner sugli esterni) fino al 4-2-3-1 di questo finale di stagione (con Cuadrado, Dybala e Mandzukic dietro a Higuain).

(clicca sull’immagine per ingrandire)

Lungi dall’essere un integralista tattico, c’è sempre stato un momento nel corso di ogni stagione bianconera in cui Allegri ha cambiato tutto anche perché, dopo tutto, l’unica cosa che conta è vincere e nessuno in questo triennio è riuscito bene nell’impresa come lui.

Con un modo di fare calcio lineare e semplice, Massimiliano Allegri seppur mantenendo la storica solidità difensiva ha impostato la sua squadra secondo dei principi di gioco chiari ed evidenti, con fluidità di gioco ed equilibrio in entrambe le fasi.

Passando da un periodo (quello sotto la gestione Conte) in cui l’impeto e la costante ricerca della verticalizzazione facevano da padroni, l’attuale Juventus ha come riferimento l’avversario durante la fase difensiva (viene richiesta alla linea di difesa la giusta flessibilità per adeguarsi ai movimenti degli attaccanti) mentre nella fase offensiva la squadra deve sapere quando accelerare per impedire agli avversari di giocare e quando rallentare per gestire la palla e recuperare le energie.

Statistiche alla mano, per quanto riguarda il campionato appena conclusosi, la Juventus è:

– la prima squadra per numero di tiri concessi agli avversari (solo 9,3%);

– la prima squadra per numero di “passaggi lunghi” riusciti (1558);

– la seconda squadra per numero di “passaggi corti” riusciti (16186);

– la seconda squadra per possesso palla (85,5%).

L’analisi delle gare permette di apprezzare al meglio la nuova Juventus. Daremo uno sguardo alla semifinale di Champions da cui emerge il grande merito di Massimiliano Allegri di aver fatto venire a galla i difetti strutturali degli avversari, limitandone i pregi.

CHAMPIONS LEAGUE: MONACO – JUVENTUS 03/05/2017

In campo c’erano la squadra che aveva ottime probabilità di vincere il campionato francese ai danni del multimilionario Paris Saint-Germain, schierato con il consueto 4-4-2, contro undici calciatori bianconeri diventati campioni nel tempo, quelli che fanno esattamente la giocata che serve al momento giusto.

In fase di non possesso la gara ha visto un continuo avvicendarsi del modulo 5-3-2 con Dani Alves chiamato a scalare sulla linea dei difensori (FIG. 1) lasciando Marchisio, Pjanic e Mandzukic sulla mediana allorquando c’è stata la necessità di difendersi più bassi, e del modulo 4-4-2 nei momenti in cui il Monaco ha iniziato l’azione nella propria metà campo, probabilmente per ottenere maggiore efficacia sulle corsie esterne (FIG. 2).

In fase di possesso la Juventus ha adottato (FIG. 3) una sorta di 3-4-3, con Dani Alves e Alex Sandro molto alti (a ridosso del tridente offensivo), e il ritorno a una difesa a tre che in Europa non si vedeva da tempo e ciò ha verosimilmente spiazzato la squadra di Jarmin, permettendo di ottenere la superiorità numerica contro i due attaccanti schierati in campo (Falcao e Mbappè), di impostare ed avviare la manovra e di allungare gli avversari. La disposizione bianconera ha consentito da un lato di sfruttare tutta l’ampiezza del campo (FIG. 4) dall’altro di guadagnare spazio con estrema velocità, facendo emergere tutte le difficoltà del Monaco e premiando la squadra più organizzata in entrambe le fasi.

Questo atteggiamento era stato studiato a tavolino; la squadra monegasca presentava abitualmente la tendenza ad allungarsi lasciando spazio alle spalle del centrocampo. Questa “zona franca” è stata presidiata dalla Juventus grazie ai movimenti della coppia Dybala-Mand_uki—š le cui ricezioni non sono state mai messe sotto pressione nei minuti iniziali della gara, quegli attimi in cui la Juventus ha letteralmente preso il controllo della partita.

L’azione del gol del vantaggio evidenzia tutta la qualità dei giocatori di Allegri nei movimenti senza palla per occupare gli spazi a disposizione: dopo che la Juventus ha consolidato il possesso della palla, il Monaco tenta il pressing, ma Fabinho non riesce a limitare Marchisio nei tempi giusti (FIG. 7) e mette in movimento Dani Alves che punta la difesa; sulla trequarti Higuain non viene contrastato e con un uno-due permette al brasiliano di arrivare sino al limite dell’area dove Glik preferisce non intervenire e Bakayoko non segue Higuain.

CHAMPIONS LEAGUE: JUVENTUS – MONACO, 09/05/2017

Abbandonato l’usuale 4-4-2, nella gara di ritorno Jarmin ha provato la novità del 3-4-1-2 (FIG. 5) con Bernardo Silva trequartista, cercando di utilizzare le stesse armi della Juventus nella gara di andata probabilmente per cercare qualcosa di diverso dal solito che avrebbe potuto mettere in difficoltà la Juventus. Indubbiamente il primo effetto è stato quello di annullare la superiorità numerica difensiva del turno di andata anche se i campioni d’Italia non ci hanno messo molto a trovare le adeguate misure. Invariato invece l’atteggiamento bianconero, con il consueto Dani Alves a svariare su tutta la fascia e la coppia Marchisio-Pjanic a limitare la fonte di gioco monegasca.

Il Monaco ha cercato di costringere la Juventus al lancio lungo attraverso un pressing orientato sull’uomo e impedendo la ricezione del pallone ai due centrocampisti centrali bianconeri.

Difficile trovare spazi e quindi il Monaco ha provato (FIG. 6) a cercare fortune sugli esterni per ben 26 volte nell’arco dei novanta minuti, ma solo 2 cross sono stati sfruttati da Mbappè e compagni, nemmeno uno nella prima frazione di gara, e ciò a riprova anche del dominio fisico che si è avuto (schema in basso).  

(clicca sull’immagine per ingrandire)

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