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Jurgen Klopp tra genio e simpatia

Analisi tattica del calcio di Jurgen Klopp: un calcio dinamico e senza compromessi.

Nato a Stoccarda il 16 giugno 1967, oggi alla guida del Liverpool dopo 7 stagioni sulla panchina del Borussia Dortmund, Klopp ha iniziato la sua avventura nel calcio nelle vesti di giocatore e più precisamente attaccante, prima di essere convertito a difensore a metà del suo percorso sportivo. Quasi tutta la sua carriera sportiva di calciatore l’ha vissuta nel Mainz (Magonza); in 11 anni ha collezionato 325 presenze con la maglia biancorossa ad inizio degli anni 90, andando a segno 52 volte e distinguendosi per la passione con cui trascinava in campo la propria squadra.

Una laurea in Scienze dello Sport a Francoforte, occhi penetranti ed espressivi da vero leader carismatico, fino al 2008 commentatore televisivo per la rete ZDF, a Liverpool è stato definito dai giornalisti e dai tifosi “Normal One” per contrapporsi a Mourinho che si era presentato come “Special One” ai tempi del Chelsea. Una volta ritiratosi dal calcio giocato ha intrapreso la carriera da allenatore. Il 28 febbraio 2001 è diventato il tecnico del Mainz e con i biancorossi ha raggiunto la qualificazione alla Coppa UEFA nella stagione 2005-2006 ma il club tedesco fu eliminato nel turno di playoff dal Siviglia, squadra che avrebbe poi vinto la manifestazione.

Con l’obiettivo di migliorare il 13º posto in Bundesliga ottenuto nell’annata precedente, il tecnico tedesco fu nominato allenatore del Borussia Dortmund con cui firmò un contratto biennale e a nove anni di distanza dall’ultimo successo in Bundesliga, nella stagione 2010-2011 alla guida dei gialloneri conquistò il campionato tedesco, bissato poi la stagione successiva.

Nel suo palmares figurano 2 campionati tedeschi, 1 coppa di Germania (battendo in finale il Bayern Monaco con 5 gol) e 3 Supercoppa di Germania vinte sempre contro i bavaresi. Poi però ci sono anche 5 finali perse: una in Champions League (2013), una in Europa League (2016), due in Coppa di Germania (2014 e 2015) e una in Capital One Cup (competizione che coinvolge le 92 società militanti nelle quattro categorie professionistiche d’Inghilterra).

A Klopp non piace il calcio lineare fatto di possesso palla; non è il suo sport nè la sua filosofia. Preferisce un calcio fatto di battaglie, di bel gioco, di risultati e di applausi dei tifosi e ciò faceva considerare il suo Borussia Dortmund una delle squadre più avvincenti e spettacolari d’Europa, in grado di attirare l’attenzione di chiunque per via della sua storia particolare, della bravura del proprio allenatore e della propria rosa.

   

Nell’applicazione del sistema di gioco maggiormente utilizzato dalle sue squadre (il 4-2-3-1 che spesso di trasforma in un 4-3-3) Jürgen Klopp ha sviluppato una chiara idea secondo la quale, allorquando la sua squadra perda il possesso palla in fase di attacco, invece di arretrare per presidiare meglio il campo, per arginare il contrattacco avversario e per prepararsi alla manovra offensiva riposizionarsi, viene avviato subito il pressing sui portatori di palla avversari. Fa avanzare i suoi e ne fa concentrare tutti gli sforzi nel recupero del pallone, il prima possibile e il più vicino possibile alla porta avversaria.

In fase di non possesso palla il Borussia Dortmund di Klopp adottava una disposizione su due linee da 4 (FIG.1) molto strette, con chiusura delle linee di passaggio, lasciando agli attaccanti un intenso lavoro difensivo dato che per lui le punte, sempre basse (quasi nella propria metà campo), nella fase di costruzione iniziata dal fondo erano i primi difensori (FIG.2). Gli attaccanti andavano a chiudere le linee di passaggio centrali, obbligando la costruzione del gioco avversario verso la corsia laterale (FIG.3) e quando ciò avveniva il Borussia Dortmund scivolava in zona palla con gli attaccanti (in questo caso Lewandowski e Gundogan) a chiudere le linee di passaggio sui difensori più vicini (FIG.4) lasciando il “cambio di gioco” sulla fascia opposta come unica alternativa. Questa soluzione portava a un rapido riposizionamento (FIG.5) per creare densità e protezione alla linea difensiva, schierata comunque molto alta (FIG.6), in caso di lancio in profondità. Ancora un esempio di chiusura con copertura delle linee di passaggio a “triangolo” (FIG.7) e sui difensori/centrocampisti più vicini (FIG.8), e dei movimenti della linea difensiva in relazione alla palla e non all’avversario (FIG.9): da notare infine come Klopp, durante un “uno contro uno” per la riconquista della palla, chiedesse di anticipare l’esito dell’azione facendo proporre un centrocampista per sviluppare l’eventuale transizione positiva (FIG.10a) salvo poi richiedere un rapido riposizionamento in caso di esito non favorevole (FIG.10b).         


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