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Allenare la mente

Cosa hanno in comune i principi di giocoleria e la preparazione dei portieri? Molto più di quel che si potrebbe credere. Alla scoperta di metodi innovativi

Eccoci qui, la sosta estiva è terminata e sono ripresi i campionati. Durante l’off season ho avuto la possibilità di studiare, osservare e confrontarmi con colleghi e con persone che studiano il ruolo del portiere. In questo articolo voglio raccontare l’incontro con il Dott. Antonio Caggioni, conosciuto durante il summer camp per portieri “Corfino 2017” della scuola portieri Imparando Foowel diretta da Davide Quironi, attuale allenatore dei portieri delle Nazionali italiane giovanili. In quindici giorni ho avuto la possibilità di parlare con il dott. Caggioni e di vedere la sperimentazione del suo studio sull’estremo difensore riguardante in particolare i miglioramenti di alcuni aspetti utilizzando tecniche peculiari e determinati principi della giocoleria. Voglio precisare che quanto segue ha il solo obiettivo di porre questo studio all’attenzione dei lettori, affinché ognuno possa eventualmente approfondire e sviluppare un’opinione personale. Attualmente sto studiando insieme al dott. Caggioni questo aspetto.

LO STUDIO
Uno dei più importanti studi scientifici di neuroimaging¹ degli ultimi anni pubblicato sulla rivista scientifica “Nature”, condotto per verificare la plasticità cellulare del cervello in età adulta, ha dimostrato un sensibile incremento della densità nell’area V5 del cervello in persone che hanno appreso una delle pratiche base della giocoleria, ovvero la classica cascata a tre palline. Uno studio successivo², correlato a quest’ultimo, ha preso in esame giocolieri esperti e ha dimostrato come vi sia una maggiore densità nell’area V5 e nelle zone interessate alla coordinazione occhio-mano rispetto a un gruppo di controllo. Un’ulteriore ricerca³ ha dimostrato come l’acquisizione delle capacità di giocoleria possa variare la plasticità cerebrale anche in persone anziane e come, non tenendo allenata questa abilità, vi sia una progressiva diminuzione di questa variazione nel tempo. Partendo da questi studi e sfruttando la mia formazione sia come tecnico della riabilitazione psichiatrica, sia come giocoliere professionista, da anni applico un approccio riabilitativo attraverso l’utilizzo della giocoleria con il progetto Juggling-therapy (www.juggling-therapy.com). Propongo dunque l’acquisizione di tecniche di giocoleria nella pratica clinica dei percorsi riabilitativi dei pazienti con disagio psichico che risultano avere dei deficit in queste specifiche aree cerebrali. Il potenziamento dell’area V5, puo’ essere uno strumento estremamente utile anche per le persone normodotate che necessitano uno sviluppo particolare di determinate funzionalità.
Veniamo dunque ai punti di interesse di questo approccio per i portieri di calcio.
– L’area V5 è l’area cerebrale specifica che gestisce la percezione e la previsione del movimento: vedendo un oggetto in movimento, questa area elabora le informazioni sulla sua traiettoria e velocità. è dunque l’area cerebrale che i portieri utilizzano per capire dove e quando dovranno intervenire per intercettare la palla.
– Proponendo esercizi di giocoleria mirati e specifici possiamo incrementare la funzionalità di questa area, permettendo così ai portieri di capire in meno tempo e con maggiore accuratezza la traiettoria della palla. Come risultato finale, i portieri avranno più tempo per mettere in atto un intervento efficace di intercettazione della palla.
– Un altro aspetto che risulta potenziato nell’acquisizione di tecniche di giocoleria è la visione periferica. Durante lo svolgimento degli esercizi la nostra vista deve tenere in considerazione tutti gli oggetti con cui stiamo eseguendo gli esercizi, e non focalizzarsi solamente su uno di questi; c’è dunque un utilizzo estremo della visione periferica attraverso la quale gestiamo una complessa situazione di lanci e prese con una percezione e una analisi dei movimenti che necessariamente devono essere precise e puntuali. Attraverso la pratica della giocoleria il cervello si abitua a gestire le informazioni recepite dalla retina periferica, informazioni che il nostro cervello già riceve ma che non vengono usualmente elaborate o prese in considerazione. Questo permetterà al portiere una più fluida interpretazione di complesse situazioni di gioco. Introdurre questo metodo nel training dei portieri permetterebbe dunque uno sviluppo armonico sia a livello cognitivo che fisico di quelle peculiari abilità che possono incrementare l’efficacia degli interventi e la capacità di lettura delle situazioni di gioco.


FOCUS SU > LA STRUTTURA CEREBRALE: LE AREE “DELLA VISIONE”

 

 

 

 

 

*Note
1. Draganski, Bogdan, et al. “Neuroplasticity: changes in grey matter induced by training.” Nature 427.6972 (2004): 311-312.
2. Gerber, Peter, et al. “Juggling revisited-A voxel–based morphometry study with expert jugglers.” Neuroimage 95 (2014): 320-325.
3. Boyke, Janina, et al. “Training-induced brain structure changes in the elderly.” Journal of Neuroscience 28.28 (2008): 7031-7035.

 

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