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Il tuffo: progressione didattica

Un gesto atletico spettacolare che appare naturale per un portiere. In realtà serve una grande preparazione, non solo atletica

Il tuffo è uno dei gesti calcistici più complessi e al tempo stesso interessanti sia sotto il profilo tecnico, sia sotto l’aspetto motorio. Caratteristica principale della “tecnica del tuffo” è infatti prima di tutto la dinamica innaturale che lo caratterizza. Ogni essere umano, quando nasce, acquisisce delle abilità con il tempo che lo portano ad assumere una posizione eretta e a compiere atti motori coordinati volti al mantenimento dell’equilibrio e della stabilità. Esistono delle fasi ben riconoscibili: da neonati si osserva una mancanza di equilibrio e di stabilità, successivamente si osserva la capacità di mantenere la posizione seduta. La fase successiva prevede degli spostamenti con il gattonamento che portano, con il tempo e lo sviluppo dell’apparato muscoloscheletrico, al raggiungimento della posizione eretta. In tutte queste fasi siamo abituati a vedere adulti che cercano di evitare perdite di equilibrio con eventuali cadute.
Cerchiamo di insegnare ai bambini a camminare senza cadere. Questa considerazione ha determinato in me la convinzione che il tuffo per il portiere, soprattutto all’inizio, è uno gesto difficile non solo tecnicamente, ma anche e soprattutto dal punto di vista cognitivo. L’allenatore dei portieri deve insegnare e successivamente “chiedere” al suo piccolo portiere di perdere volontariamente l’equilibrio per effettuare una parata con una conseguente e inevitabile caduta; deve quindi chiedere al suo piccolo portiere di fare esattamente il contrario di quello che gli è stato insegnato fino a quel giorno. Questo rende complesso e allo stesso tempo delicato l’insegnamento del tuffo. Possiamo definire il “tuffo” come una tecnica difensiva che prevede una perdita volontaria dell’equilibrio con caduta volta all’intercettamento del pallone. Nel tuffo l’uscita del baricentro avviene sia per lo spostamento del tronco fuori dall’asse verticale, sia per la spinta che parte dei piedi.
Il tuffo si divide in 5 tipologie:
– levagamba in avanti o indietro;
– per caduta;
– con passo spinta;
– con passo incrociato;
– con passo accostato a uno o due tempi.

Per insegnare questa tecnica è necessario sviluppare una progressione didattica attenta e minuziosa: il contatto con il terreno deve infatti essere proposto al bambino in maniera graduale, attraverso iniziali esercizi di presa di coscienza, relativa alla capacità di cadere volontariamente a terra evitando di farsi male. Stimolare attraverso il gioco e far consolidare il “rotolamento” (schema motorio di base) è sicuramente il primo passo. Questo permette ai bambini di avere un primo approccio con il terreno e fa sì che comincino mettere a contatto il loro corpo con il terreno da gioco. Ovviamente bisogna sempre tenere presente le diversità e le caratteristiche di ogni bambino per adattare e modulare al meglio il progetto di lavoro.
Il secondo passo è quello di far provare al bambino il tuffo partendo dalla posizione seduta a terra per poi passare alla posizione in ginocchio, fino ad arrivare all’ultimo step che prevede la posizione di partenza in piedi. In tutte queste fasi è necessario proporre tuffi per intercettare palloni con traiettoria rasoterra, a mezza altezza, alta, battente (con rimbalzo del pallone) e a contrasto con il terreno. Curare la postura del corpo, tutto il corpo, non solo semplifica il raggiungimento dell’obiettivo (intercettamento della palla), ma previene anche i traumi da caduta. Il tuffo è da sempre per il portiere una delle tecniche più spettacolari, è compito dell’allenatore dei portieri creare le condizioni ideali per favorire l’acquisizione di tutte le abilità e le competenze per permettere ai suoi portieri di farne un buon uso e nessun abuso.


FOCUS SU > ESERCITAZIONI
Il portiere, partendo dalla posizione in ginocchio, esegue un rotolamento (schema motorio di base) verso il conetto rosso e, dopo essere tornato nella posizione in ginocchio, esegue una presa in tuffo sul pallone calciato dall’allenatore dei portieri in prossimità del conetto giallo. Prima di eseguire la presa in tuffo rasoterra, il portiere dovrà spostare in avanti il ginocchio corrispondente alla direzione del tuffo.

 

 

 

 

 

Il portiere, partendo dalla posizione in ginocchio, esegue una presa in tuffo rasoterra spostando il ginocchio in avanti (ginocchio sx – tuffo a sx, ginocchio dx – tuffo a dx) nel momento in cui l’allenatore dei portieri calcia il pallone su uno dei due conetti. Il portiere dovrà intercettare il pallone davanti ai due conetti.

 

 

 

 

 

 

 

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