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Temperamento e carattere: differenze nell’etˆevolutiva

Ognuno di noi, fin dalla più tenerà età, manifesta e sviluppa una personalità individuale che è frutto di diversi elementi, due in particolare.
In primis il temperamento, innato punto di partenza nello sviluppo della personalità di un individuo, e poi il carattere, ovvero il risultato a cui l’individuo approda nella vita e che con il tempo può cambiare sulla base di nuove esperienze.
Il termine “carattere” è sempre meno utilizzato, sostituito in pratica dal termine personalità. Vari gli psicologi dello sviluppo che si sono interessati allo studio degli aspetti delle “basi di partenza”, cioè di questi aspetti del temperamento presenti nell’individuo, che condizionano il successivo sviluppo della personalità, le prestazioni scolastiche, i rapporti sociali. Uno di questi è sicuramente Jean Piaget (si veda Focus “Le 4 fasi evolutive del bambino”).

TEMPERAMENTO E CARATTERE
Già dalla differenziazione etimologica delle parole si evincono le differenze tra questi due termini: temperamento deriva dal latino “temperare”, cioè mescolare. Questo racchiude in sé gli aspetti innati, trasmessi geneticamente, non mediati dalla cultura ed espressione diretta di precise caratteristiche cerebrali. Esempio: “È un grande calciatore per Temperamento”. All’interno di esso vi è senza dubbio il concetto di “talento”, ovvero la massima capacità innata in una determinata sfera attitudinale.
Il termine “carattere” deriva dal greco “charakter” che significa impronta, segno distintivo. Il Carattere di un individuo dipende fortemente dalla sua esperienza, dall’influenza che l’ambiente esercita durante la sua infanzia e la sua adolescenza ed è quindi legato alla storia di ognuno e al patrimonio culturale acquisito durante lo sviluppo. Al carattere, “acquisito” dal soggetto, quindi, può essere assegnato il significato opposto a quello dato per il Temperamento. Esempio: “Ha un carattere troppo impulsivo”. Come dire se nel temperamento la dote innata del bambino era la impulsività nelle azioni, e ciò non rappresentava una accezione negativa del termine, questo invece avviene con la formazione del carattere in quanto vi è il confronto con l’ambiente esterno che giudica tale dote in base al proprio codice regolamentare (esempio una squadra di calcio, un gruppo).
Il temperamento prima, e il carattere dopo, svolgono una funzione molto importante nello sviluppo della personalità post adolescenziale.

Nelle scuole calcio laziali che la mia équipe segue con il protocollo 2T, per esempio si cerca molto di lavorare su questa distinzione fondamentale. Spesso genitori da una parte e tecnici dall’altra non sanno neppure che esiste questo lieve e delicato passaggio evolutivo. Un temperamento “X” può spesso non portare a un carattere “Y” e viceversa. Quindi bisogna soprattutto conoscere prima di intervenire.
Spesso il proprio figlio è vissuto come un prolungamento di se stessi. Questo atteggiamento, spontaneo e non controllabile, è la conseguenza della tendenza dell’essere umano a vedere una parte di sé nel bambino che mette al mondo. Se succede di vedere piangere il proprio figlio in mezzo al campo perché ha sbagliato il rigore o ha subito un fallo, ci si sente inquieti e si può reagire in modo brusco, magari con il genitore di quel bambino autore del fallo. Questo perché magari un genitore non capisce che il temperamento tipico di suo figlio è proprio la sensibilità e l’emotività, che dovrebbe essere accolta e non negata. Tutto ciò invece accade perché quell’esperienza è stata vissuta come un attacco alla parte di se stessi a cui si tiene di più, ovvero quella proiettata sul figlio. Ma se “noi grandi” non abbiamo mai pianto da bambini per un errore (sportivo o scolastico), non vuol dire che nostro figlio non debba farlo. In questo senso, il genitore vive le esperienze del proprio figlio come se fosse lui a farle, recependo le sue sconfitte come se fosse lui il perdente, sovreccitandosi anche in modo troppo acceso se il figlio vince.

Questo atteggiamento non passa inosservato al bambino, che è sensibile agli stati d’animo del genitore ed al modo in cui egli si comporta o parla con lui. Se dopo aver perso la gara, vede il genitore affranto con il suo silenzio o ipercritico, oppure a seguito di una vittoria lo sente esprimere un eccesso di elogi, l’idea che si fa è che sia accettato da lui soltanto se vincente. Ciò può portarlo, nel momento in cui si appresta a disputare la gara, a concentrarsi soltanto sul tentativo di non perdere, per evitare di sopportare la delusione di vedere insoddisfatto il proprio genitore. Lasciare al proprio figlio lo spazio di farsi un’idea personale degli altri e delle situazioni, lo porterebbe a formare il suo vero carattere. Il bambino di solito, valuta le sue esperienze in base a come i genitori le vivono, in quanto non ha ancora senso critico.

Nello specifico il tratto temperamentale innato si può distinguere in due assi con altrettante tipologie per ciascuno, seguendo in parte addirittura la teoria classica umorale di Ippocrate (si veda Focus “La Teoria umorale).

1. ASSE STABILE
Temperamento Timido
oppure Ipertimico

2. ASSE INSTABILE
Temperamento Irritabile
oppure Depressivo

Il temperamento Timido o Inibito è caratterizzato da un’eccessiva timidezza e chiusura verso l’esterno, con frequenti manifestazioni somatiche di ansie in occasione di eventi di separazione o grandi cambiamenti.
Il temperamento Ipertimico è un tipo di temperamento che si caratterizza dal fatto che la persona solitamente è loquace, estroversa, espansiva, con atteggiamento di leader, intraprendente, attiva, dinamica, necessita di poche ore di sonno per ristorarsi (insonnia), assertiva, ottimista, propositiva, esuberante, allegra, sicura di sé, piena di progetti, loquace.

Il temperamento Irritabile corrisponde al temperamento collerico, in cui si evidenziano risposte di irritabilità e rabbia di fronte alle difficoltà normali con affronto alla buona condotta.
Il temperamento Depressivo è caratterizzato da un tono dell’umore stabilmente deflesso, persistente sentimento di tristezza, basso livello di energia evidente soprattutto al mattino (ipersonnia), scarsa autostima e tendenza all’isolamento e all’ insoddisfazione.

Focus Su > Le 4 fasi evolutive del bambino
Jean Piaget, psicologo infantile svizzero, sviluppò così una distinzione degli stadi dello sviluppo cognitivo individuando 4 periodi fondamentali dello stesso, comuni a tutti gli individui e che si susseguono sempre nello stesso ordine.
1) SENSOMOTORIA
(dalla nascita ai 2 anni: i riflessi)
2) PRE OPERATORIA
(dai 3 ai 7 anni: egocentrismo conoscitivo e linguaggio traduttivo e simbolico, attraverso il disegno)
3) OPERATORIA CONCRETA
(dai 7 ai 12 anni: processo scolare e pensiero induttivo, socializzazione nell’identità di genere.)
4) OPERAZIONI FORMALI
(da 12 ai 16 anni: pensiero ipotetico-deduttivo, acquisizione della capacità di astrazione)

La teoria umorale di Ippocrate
Ippocrate, padre fondatore dell’Ars Medica, introdusse un sistema interpretativo-diagnostico che considerava l’uomo integrato nella natura e nelle sue leggi. A lui si deve la teoria umorale e dei quattro temperamenti ippocratici che, strappando la pratica medica alle credenze superstiziose, ha tracciato linee guida atte a giustificare i disequilibri e le malattie all’interno di una concezione olistica.
La predisposizione all’eccesso di uno dei quattro umori definirebbe un carattere psicologico, un temperamento e insieme una costituzione fisica (alle quali sarebbero riconducibile anche specifici disturbi)

Il tipo sanguigno
con eccesso di sangue, è rubicondo, gioviale, allegro, goloso e dedito ad una sessualità giocosa

Il malinconico
con eccesso di bile nera, è magro, debole, pallido, avaro, triste

Il collerico
con eccesso di bile gialla, è magro, asciutto, di bel colore, irascibile, permaloso, furbo, generoso e superbo

Il flemmatico
con eccesso di flegma, è beato, lento, pigro, sereno e talentuoso

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