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Il Prof. Tranquilli: “Giusto fermarsi”

Il coordinatore medico della Lnd si pronuncia: “La salute degli atleti è una priorità tutelata anche dalla Costituzione. Gli altri Paesi dovrebbero allinearsi. I calciatori possono continuare a fare un minimo di attività sportiva, ma correndo da soli e rispettando il distanziamento sociale”

L’Italia del calcio si è fermata, almeno fino al 3 aprile. Il Coronavirus, nemico invisibile, aveva illuso che l’epidemia si potesse contenere adottando provvedimenti meno restrittivi: sospensioni dei campionati per una giornata; la possibilità di disputare le gare a porte chiuse, ipotesi poi ritirata; l’opzione di fare almeno allenamento, ma solo con la presenza di un medico che attestasse lo stato di salute di tutti i soggetti coinvolti. Una situazione insostenibile per il mondo del calcio dilettantistico. Le regioni maggiormente colpite dai focolai dell’infezione si sono mosse per prime: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. Ma non è bastato. Al Sud la Campania ha capito che avrebbe dovuto alzare il muro e si è comportata di conseguenza. Si sono create fazioni, tra società e all’interno delle stesse. Da una parte chi rivendicava il diritto di continuare a giocare, forse ritenendosi immuni ad un virus che ha dimostrato una morbilità senza precedenti. Dall’altra coloro che, al contrario, hanno giustamente ritenuto prioritario tutelare la salute prima di tutto dei propri tesserati e poi di quelli delle altre squadre. E’ stato necessario l’intervento congiunto del Governo, della Lega Nazionale Dilettanti e della FIGC per adottare la misura più estrema: nessuna attività sportiva fino al 3 aprile. Poi si vedrà. Il futuro, come si dice in questi casi, è nelle nostre mani. L’elusione del divieto di restare a casa, ritornello rimbalzato dai social con tanto di hashtag, non è solo l’ennesima furbata all’italiana, ma un vero e proprio attentato alla salute di un intero Paese.
Per questo, giorno dopo giorno, l’Esecutivo studia misure sempre più restrittive nell’interesse comune. Quale sarà il futuro prossimo del calcio? Ed era poi necessario fermare tutta l’attività?
Ne abbiamo parlato con il professor Carlo Tranquilli, coordinatore medico della Lega Nazionale Dilettanti.

Professore, è stato giusto interrompere completamente tutti i campionati e le competizioni sportive?

Sì, non c’è dubbio, per una serie di motivi. Prima di tutto per tutelare la salute degli atleti, ma anche e soprattutto perché ora l’evoluzione dell’epidemia mostra come il proseguimento dell’attività sportiva comporterebbe un grave pericolo per tutti noi. Si parla giustamente delle persone anziane, soggetti maggiormente a rischio. Però non è vero che i giovani non si ammalano ed è comunque molto facile che questi, una volta contagiati, diventino veicoli in grado di infettare familiari, amici o soggetti che incontrano casualmente. Continuare a giocare ed in generale a condurre la vita di tutti i giorni espone la società ad un rischio gravissimo. Il mondo dello sport ha fatto molto bene a dare questo segnale di civiltà e di grande consapevolezza sociale.

scheda prof traquilli

In una condizione che porta a rischiare la pandemia, il calcio mondiale andrebbe fermato?

Dal nostro punto di vista sì, ma oggi non tutti siamo nella stessa situazione. In Italia la salute è tutelata nella Costituzione, in altri Paesi no. Negli Stati Uniti sottoporsi ad un tampone costa 5.000 dollari. E’ evidente che se uno non cerca i malati, nemmeno li trova. E’ come decidere di mettere la testa sotto la sabbia. La situazione è semplice: o questi Paesi si renderanno conto del momento e a breve arriveranno alle nostre conclusioni, ipotesi molto plausibile, oppure faranno finta di niente. Un atteggiamento sociale che come medico mi fa vergognare. Non posso dare un giudizio politico sull’attività sportiva, non mi compete, anche se sono un uomo di sport. Come medico ricordo che il nostro si chiama “gioco calcio” e, come tale, soprattutto per i Dilettanti, non è certamente una professione. Non dimentichiamo mai il primo motivo per cui facciamo parte di questo mondo. Se il gioco comporta pericoli reali o per noi o per coloro che ci stanno vicini, compresi i dirigenti, bisogna fermarsi. Comprendo che per molti il calcio sia quasi l’unico motivo di vita e so quanto volontariato e passione spingano oggi le società sportive. Allo stesso tempo dobbiamo pensare che i Dilettanti sono tantissimi, un numero così importante da potere influenzare anche il comportamento degli altri. Non vedere i ragazzi che giocano a pallone sotto casa è un segnale importante. Come dirigenti sportivi della Lega Nazionale Dilettanti abbiamo un grande dovere morale.

Sebbene nel momento in cui scriviamo la cronaca non ne abbia ancora dato notizia, è possibile che ci siano casi conclamati di infettati da Coronavirus tra i calciatori dilettanti?

E’ plausibile come in qualsiasi ambiente. Ricordiamoci, però, che dobbiamo anche rispettare il diritto alla privacy delle persone. Nessuno è obbligato a fare “coming out” o a rendere pubblico il proprio stato di salute. L’importante è che chi risulta malato rimanga a casa in isolamento, avvisi le autorità competenti e faccia in modo di non contagiare nessuno dei suoi cari e delle persone a lui vicine. Come medico non posso escludere che nel mondo del calcio ci siano casi conclamati di positivi al Coronavirus.

citazione tranquilliCome i calciatori e i dirigenti possono difendersi dal virus e che tempi ha il decorso della malattia?

Non bisogna pensare al virus come ad una bestia selvatica che gira in mezzo a noi. Si diffonde perché in tutti noi mancano gli anticorpi per difenderci. E’ un virus nuovo, a cui tutti siamo suscettibili. Un altro problema grosso è che si attacca più di un raffreddore e che in un certo numero di casi può evolvere in complicanze che possono anche coinvolgere i giovani e non soltanto le persone anziane. Con questo non dobbiamo comunque allarmarci. Anche nei casi in cui il decorso può essere più lungo, diciamo un mese e mezzo, ci sono farmaci antivirali sperimentali e, se necessario, la respirazione assistita o la terapia intensiva. Il problema è che un afflusso eccessivo in ospedale può scontrarsi con l’insufficienza dei posti a disposizione e che comunque deve essere mantenuta l’assistenza anche per situazioni che già accadevano in precedenza, come infarti o incidenti stradali.

Con l’arrivo della bella stagione la situazione può migliorare?

Tutti siamo portati a pensare di sì, sebbene non abbiamo un’evidenza scientifica. Il buon senso e l’andamento delle malattie virali ci indirizzano verso questa ipotesi. L’arrivo del caldo secco e di un clima meno umido potrebbero aiutare. Il distanziamento sociale rimane tuttavia la misura più efficace. In Cina hanno risolto il problema con sanzioni severe. Purtroppo in Italia se non rispetti le regole viene semplicemente redarguito.

I calciatori sono abituati a svolgere una regolare attività fisica la cui cessazione improvvisa potrebbe avere conseguenze non solo sul piano del mero divertimento. Come si possono comportare gli atleti, sempre in ottemperanza con le disposizioni del Governo, per tutelare la salute psicofisica propria e delle altre persone?

Ove ci riescano, e sempre nel rispetto delle direttive del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, io consiglio di continuare a muoversi un pochino e di non interrompere completamente l’attività sportiva. Sicuramente eviterei di svolgere allenamenti standard, senza riunirsi in spogliatoi o fare la doccia insieme. E’ preferibile una corsa, magari senza venire a contatto con altre persone.

L’utilizzo di una mascherina protettiva può essere utile nello svolgimento di un’attività sportiva nel modo da lei suggerito?

Indossare una mascherina non è una procedura indicata. Se fosse stata utile, sarebbe stata disposta come misura necessaria. In Cina è stata usata molto come segnale sociale: indossarla è una sorta di invito a prestare attenzione. In questo momento l’utilizzo di una mascherina in Italia non è obbligatorio e non è indicato, poi non si può evitare alla gente di farlo. Onestamente non ci sono grandi vantaggi a portarla. E’ solo una misura di tutela per gli altri. Per essere completamente protetti dalla minaccia del virus bisognerebbe girare per strada con lo scafandro, perché le gocce in sospensione possono venire a contatto con gli occhi. Il rischio è che, sentendoci falsamente tutelati, non rispettiamo la distanza prevista e costituiamo un pericolo per noi e per le altre persone.

Carlo Tranquilli

(C) Riproduzione riservata

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