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Trasferimento di calciatori e sanzioni residue

Uno dei temi più delicati per gli addetti ai lavori e gli operatori di settore, maggiormente insidiosi nella fase iniziale dei campionati, è quello riguardante l’esecuzione delle sanzioni. In particolare le squalifiche residue, non scontate nella precedente stagione, con particolare riferimento ai calciatori che abbiano cambiato maglia.

A fare chiarezza in argomento è recentemente intervenuta un’interessante decisione, della Terza Sezione della Corte Sportiva d’Appello Nazionale, relativa al torneo di serie A di Calcio a 5. Con la predetta statuizione, l’organo di giustizia ha fornito utili spunti per la corretta interpretazione delle norme, su cui, peraltro, nel corso del tempo si era espressa con numerosi pareri, talvolta non perfettamente coerenti tra loro, la Corte Federale in funzione consultiva.

Il pronunciamento in commento, molto articolato, rappresenta l’aggiornamento della giurisprudenza circa un tema in continua evoluzione che probabilmente necessita, pro futuro, di un intervento normativo.

L’IMPIANTO NORMATIVO

La disciplina in punto di esecuzione di sanzioni residue è dettata dall’art 22, comma 6, del Codice di Giustizia Sportiva, secondo cui “le squalifiche che non possono essere scontate, in tutto o in parte, nella stagione sportiva in cui sono state irrogate, devono essere scontate, anche per il solo residuo, nella stagione o nelle stagioni successive. Qualora il calciatore colpito dalla sanzione abbia cambiato società, anche nel corso della stagione, o categoria di appartenenza in caso di attività del Settore per l’attività giovanile e scolastica, la squalifica è scontata, in deroga al comma 3, per le residue giornate in cui disputa gare ufficiali la prima squadra della nuova società o della nuova categoria di appartenenza in caso di attività del Settore per l’attività giovanile e scolastica, ferma la distinzione di cui all’art. 19, comma 11.1 e 11.3. La distinzione prevista dall’art. 19, comma 11.1, ultima parte, non sussiste nel caso che nella successiva stagione sportiva non sia possibile scontare le sanzioni nella medesima Coppa Italia in relazione alla quale sono state inflitte”.

Per completezza, l’art. 19, comma 11.1 e comma 11.3, del medesimo Codice, stabilisce che “le sanzioni […] inflitte dagli Organi della giustizia sportiva in relazione a gare di Coppa Italia e delle Coppe Regioni organizzate dai Comitati Regionali, si scontano nelle rispettive competizioni. A tal fine le competizioni di Coppa Italia si considerano tra loro distinte in ragione delle diverse Leghe organizzatrici delle singole manifestazioni […] le medesime sanzioni inflitte in relazione a gare diverse da quelle di Coppa Italia e delle Coppe Regioni si scontano nelle gare dell’attività ufficiale diversa dalla Coppa Italia e delle Coppe Regioni”.

LA NECESSARIA EFFETTIVITÁ DELLA SANZIONE

Ormai consolidato è il principio in forza del quale le sanzioni comminate in gare di campionato devono essere scontate in quest’ultima manifestazione così come quelle inflitte nell’ambito di incontri di Coppa in partite analoghe (principio di separatezza delle competizioni). Le problematiche di natura applicativa, invece, insorgono quando il calciatore non soltanto abbia cambiato club, ma anche categoria di appartenenza, come, ad esempio, da Allievi a Juniores o da Juniores a Prima Squadra.

In tali casi, l’esigenza primaria dell’ordinamento è quella di assicurare effettività alla sanzione, o, più correttamente, afflittività alla stessa, laddove, però, la previsione di una norma specifica, connotata da rigidità interpretativa, rischia di prestarsi, in ragione della peculiarità di talune situazioni, a difficoltà ermeneutiche, tanto da essere stata investita, a più riprese, nell’arco di oltre 10 anni, la Corte Federale, onde fornire la corretta lettura della disposizione regolatrice del Codice di Giustizia Sportiva.

In particolare, sono sorte criticità interpretative nei casi in cui il calciatore non soltanto avesse cambiato società al termine della stagione ma anche categoria di appartenenza (ancorché in ambito di attività diversa da quella di Settore Giovanile Scolastico): tra questi, calciatori che, terminato il campionato Juniores, venivano aggregati alla Prima Squadra ma impiegati ancora come “fuoriquota” nel campionato giovanile o atleti che, provenienti dalla compagine “Berretti” di un club professionistico, dovevano ancora scontrare un residuo disciplinare, con conseguente incertezza circa l’impiego in prima squadra o nella formazione Juniores.

LE PRIME PRONUNCE DELLA CORTE FEDERALE

Fino al 2006 (allorquando fu approvato il nuovo Codice di Giustizia Sportiva, recante l’attuale disposizione di cui all’art. 22, comma 6, sull’esecuzione delle sanzioni), in materia di esecuzione delle sanzioni disciplinari era stata chiamata a pronunciarsi, in due occasioni, la Corte Federale.

SEPARATEZZA DELLE COMPETIZIONI

Il primo arresto, con C.U. n. 5/CF del 15 marzo 2001, si concentrò sulla questione relativa alla separatezza delle competizioni, ovvero tra campionato e Coppa Italia, ai fini dell’espiazione dei provvedimenti disciplinari, principio che venne ribadito e rafforzato anche in caso di trasferimento del calciatore gravato da residui di squalifica al termine della precedente stagione sportiva.

Quanto sopra, partendo dal presupposto che “la disciplina del Codice di Giustizia Sportiva lascia chiaramente intendere che la sanzione deve essere scontata nella competizione in relazione alla quale l’illecito è stato commesso. Tale generale principio non appare in alcun modo derogato dal disposto di cui al successivo art. 12, comma 6 il quale, quanto alle sanzioni di squalifica o di inibizione che non sia stato possibile, in tutto o in parte, eseguire nell’annata (rectius: stagione sportiva) in cui sono state irrogate, dispone che vadano scontate nella stagione o nelle stagioni successive”.

Pur affrontando il tema della distinzione tra campionato e Coppa Italia, dunque, la Corte Federale sanciva il più generale principio secondo cui, ove una sanzione venga irrogata per fatti commessi in occasione di una determinata competizione, è in quella stessa che il provvedimento deve trovare esecuzione.

OMOGENEITÀ DELLE COMPETIZIONI

La seconda pronuncia della Corte Federale, assunta con C.U. n. 12/CF del 12 gennaio 2004, doveva, invece, rispondere ad alcuni specifici quesiti, sottoposti dalla Lega Nazionale Dilettanti. Ebbene, con tale parere fu sancito “…che la pena inflitta al calciatore sia dallo stesso effettivamente scontata nella stagione successiva, nella squadra di sua militanza, e in gare omogenee (e, quindi, tipologicamente corrispondenti) a quelle nelle quali era maturata la condotta punita”.

Nel dettaglio, poi, si affermava che “a) un calciatore cui è stata inflitta una giornata di squalifica nel Campionato Juniores (al quale possa aver partecipato come fuori quota ovvero in età per tale campionato) può scontare la stessa nella gara del turno successivo che si disputa nella giornata di sabato e, quindi, essere utilizzato la domenica con la prima squadra; b) un calciatore al quale residuano al termine della stagione sportiva una o più giornate di squalifica inflittegli in una gara del Campionato Juniores (sia che vi avesse partecipato come fuori quota che se vi avesse partecipato in quota) o in una gara del Campionato Allievi, deve scontare tale squalifica nella squadra in cui milita nel campionato successivo e in gare omogenee a quella per la quale aveva riportato la sanzione; nel caso di insussistenza di tale genere di gare, la squalifica va scontata in qualunque tipo di gara disputata dalla società di attuale appartenenza, fermo restando il principio di separatezza tra gare di campionato e gare di coppa; c) in caso di squalifica irrogata, e non scontata, nella stagione sportiva precedente con riferimento a gare di Coppa Italia inflitte a giocatori che nella successiva stagione sportiva militano in squadre che disputano il trofeo regionale, o nel caso opposto, tali squalifiche vanno scontate nella stagione successiva rispettivamente nelle gare delle competizioni di Coppa delle Regioni o di Coppa Italia”.

Pertanto, a fronte del dogma, ormai acquisito, riguardante la separatezza della competizioni (i.e. distinzione tra campionato e Coppa Italia ai fini dell’espiazione delle sanzioni), si è introdotto quello della “omogeneità”, ovverosia della necessità, laddove possibile, che il provvedimento trovi esecuzione nella stessa manifestazione in cui è stato commesso il fatto che ne ha dato origine, tanto da indurre la Corte Federale a estenderne la portata anche a chi avesse partecipato alla gara come “fuoriquota” (per il quale, quindi, sarebbe meno “certa” l’esecuzione della sanzione in quel determinato torneo).

IL 2006: IL CASO GHOMSI E IL NUOVO PARERE

Il 2006 ha rappresentato un anno di cambiamenti per la Figc, anche grazie a precedenti che hanno determinato autentiche svolte per la giustizia sportiva: non soltanto Calciopoli, infatti, ma anche il caso di Genoa – Ravenna e del calciatore Ghomsi: l’atleta camerunese non aveva scontato, nella stagione conclusa, un turno di squalifica comminatogli nel campionato Primavera, disputato con la Salernitana, venendo, poi, impiegato nel torneo successivo, in Prima Squadra dal club ligure che, pur non partecipando alla predetta manifestazione giovanile, ritenne che la sanzione dovesse essere espiata nel torneo “Berretti”.

La peculiarità della fattispecie, unitamente all’importanza della posta in palio, eccitò un nuovo intervento della Corte Federale che si espresse con parere pubblicato su C.U. n. 13/CF dell’11 aprile 2006.

La Corte Federale osservava che “il problema dell’identificazione dell’ambito oggettivo-temporale di esecuzione della sanzione è stato dalla norma risolto alla stregua del principio della separatezza delle competizioni in ambito federale (C.U. n. 2/Cf – riunione del 17 luglio 1998) e di quello, speculare, della necessaria inerenza della sanzione stessa alla competizione in cui ha avuto origine la condotta punibile, sicché la sanzione deve, normalmente, essere espiata nelle gare disputate dalla squadra in cui il calciatore squalificato militava al momento dell’infrazione, e all’interno della competizione o del torneo in cui la condotta si è manifestata (C.U. n. 13/Cf – riunione del 22 maggio 2003)”. Tuttavia, l’art. 17 (oggi art 22 nda), comma 6, introduce la nuova e diversa regola, rispetto a quella generale prevista nell’art. 17, comma 3: “in deroga” a tale disposizione, la sanzione deve essere scontata “per le residue giornate in cui disputa gare ufficiali la prima squadra della nuova società di appartenenza”. Pertanto, secondo la Corte Federale, “con l’art. 17, comma 6, si è inteso individuare, per l’ipotesi di cambiamento di società, anche nel corso della stagione, del calciatore colpito dalla sanzione, una regola speciale, derogatoria, rispetto a quella generale posta dall’art. 17, comma 3, il cui contenuto, derogatorio, non sta tanto nella circostanza che la squalifica è scontata in una società diversa da quella per la quale il calciatore giocava quando è stato sanzionato (questo è, infatti, un effetto naturale del trasferimento), quanto, piuttosto, nel fatto che tale sanzione è comunque scontata nella ‘prima squadra’”.

Tuttavia, detta decisione, forse anche in ragione della particolarità del caso per cui venne sollecitata, si poneva in contraddizione con la precedente pronuncia, tanto che la Corte Federale precisò che “quanto, poi, alla pronuncia della Corte di cui al C.U. n. 12/Cf del 12 gennaio 2004, essa, pur riguardando anche l’art. 17, comma 6, appare in realtà focalizzata non sull’identificazione della speciale disciplina, derogatoria rispetto a quella generale, da applicarsi nel caso di trasferimento del calciatore colpito da sanzione, ma sulla soluzione di una serie di quesiti specifici riguardanti squalifiche inflitte in una stagione sportiva e non scontate nella medesima. Sembra, invece, muoversi in una direzione almeno in parte diversa la pronuncia di cui al C.U. n. 5/Cf del 15 marzo 2001, la quale, senza affrontare la questione del valore da attribuire alla locuzione ‘squadra’ nell’art. 17, comma 3, e ‘prima squadra’ nell’art. 17, comma 6, sembra ritenere che la deroga introdotta da tale disposizione riguardi soltanto il principio secondo il quale il calciatore colpito da squalifica deve scontare la sanzione nelle gare ufficiali della squadra per la quale egli giocava quando ha commesso l’infrazione. Le ragioni sopra diffusamente esposte inducono, peraltro, la Corte a ritenere preferibile l’interpretazione qui prospettata; tuttavia la delicatezza della materia trattata e la presenza di pronunce fra loro contrastanti dei giudici sportivi e, nei limiti indicati, della stessa Corte Federale, inducono a ritenere urgente un intervento normativo vòlto ad introdurre una disciplina chiara e pienamente coordinata”. Intervento normativo, però, mai intervenuto negli anni seguenti e ciò sino ai giorni nostri.

CONCLUSIONI

Procedere a conclusioni definitive e tracciare linee guida certe, a fronte della descritte incertezze risulta assai complesso: certamente, la decisione da ultimo commentata ha privilegiato il principio di logica sportiva e salvaguardia della regolarità delle manifestazioni, ritenendo prevalente il concetto di omogeneità della competizione. Pertanto, ove possibile e facilmente individuabile, le sanzioni disciplinari vanno scontate nella medesima competizione in cui sono state inflitte, pure in caso di successione di stagioni sportive e cambiamento di club di appartenenza. Non bisogna, però, sottacere che il tenore letterale della norma, unitamente alle ripetute e, talvolta, contraddittorie pronunce della Corte Federale, inducono alla massima prudenza circa le scelte da compiere, consigliando, altresì, un intervento legislativo risolutore.


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IL CASO PESCARA C5 – LAZIO C5

Il recentissimo caso della gara Pescara Calcio a 5 – Lazio Calcio a 5, risolto dalla Corte Sportiva di Appello Nazionale, si inserisce perfettamente nel percorso, impervio e non ancora ben definito, sia sotto il profilo normativo sia sotto quello giurisprudenziale, in materia di esecuzione delle sanzioni residue.

Giovanni Pulvirenti
, classe 1996, veniva tesserato, all’inizio della corrente stagione, dal Pescara Calcio a 5, allorquando doveva ancora scontare un turno di squalifica inflittogli, con la precedente società di appartenenza, durante i playoff del campionato nazionale Under 21.

In occasione della prima giornata del campionato di serie A, il Pescara Calcio a 5 impiegava l’atleta, ritenendo che la sanzione dovesse essere scontata nel torneo Under 21, per cui il calciatore risultava ancora utilizzabile “in quota”.

Con Comunicato Ufficiale n. 153 del 3 novembre 2016, il Giudice Sportivo c/o Divisione Calcio a 5 accoglieva il reclamo proposto dalla compagine laziale, con la seguente motivazione: “Riguardo alle considerazioni suesposte si ritiene innanzitutto di dover precisare che le sanzioni comminate, di regola, si scontano nelle rispettive competizioni.

Per quel che riguarda il campionato Under 21 le sanzioni residue vanno scontate nelle gare ufficiali della prima squadra,
qualora il calciatore squalificato non rientri più anagraficamente nella categoria Under 21, o che la società di appartenenza, per un qualsiasi motivo, non si iscriva al campionato Under 21. Nel caso di che trattasi appaiono soddisfatti entrambi i requisiti: calciatore Under 21 e società regolarmente iscritta al campionato.

Tuttavia, poiché nella fattispecie il calciatore ha cambiato società, interviene, derogando alla prassi invalsa, il dettato dell’art.22 comma 6 del C.G.S., egregiamente illustrato e interpretato dal parere reso dalla Corte Federale nel 2006.

Detto parere, pur rivestendo efficacia consultiva e non vincolante, individua la portata della norma dianzi citata, delimitandone i campi di applicazione, tra i quali rientra la disciplina dell’esecuzione di sanzioni analoghe a quelle che hanno riguardato il caso del calciatore Pulvirenti Giovanni e alle cui conclusioni lo scrivente Giudice Sportivo ritiene opportuno adeguarsi”.

A seguito di impugnazione della decisione del Giudice Sportivo da parte del Pescara Calcio a 5 che contestava come il parere della Corte Federale non fosse sovrapponibile alla fattispecie in questione, presentando rilevanti peculiarità, e che, comunque, lo stesso confliggeva con altra pronuncia resa, in argomento, del medesimo organo, la Corte Sportiva d’Appello Nazionale accoglieva il gravame, ripristinando il risultato maturato sul campo. Dalle motivazioni, pubblicate sul C.U. n. 63/CSA del 12 gennaio 2017, si legge che ‘l’assunto sul quale si è basato il Giudice Sportivo non è in linea con il principio di separazione, ai fini dell’espiazione delle sanzioni sportive, tra competizioni di Coppa Italia (e Coppe Regioni) e restanti competizioni, principio a sua volta strettamente connesso a quelli della effettività e proporzionalità della misura sanzionatoria e, in tale prospettiva, al principio di omogeneità tra tipologia di competizione nel cui ambito è perpetrata la violazione sportiva e tipologia di competizione in relazione alla quale viene comminata e scontata la corrispondente sanzione sportiva. Alla luce dei predetti principi può quindi affermarsi che la sanzione squalificatoria riportata dal calciatore Pulvirenti nell’ambito del Campionato Nazionale Under 21 disputato nella pregressa stagione sportiva andava effettivamente scontata, a fronte del suo passaggio ad altra società (A.S.D. Pescara Calcio A 5) partecipante nell’odierna stagione sportiva al medesimo Campionato Nazionale Under 21 (oltre che al Campionato di Serie A Calcio a 5) nella prima gara ufficiale disputata dalla A.S.D. Pescara nell’ambito del medesimo Campionato Nazionale Under 21, come effettivamente è avvenuto in riferimento alla gara del 9.10.2016, e non invece nell’ambito del diverso Campionato di serie A al quale appartiene la gara che si è svolta l’8.10.2016, alla quale pertanto il Pulvirenti ha preso parte a pieno titolo. […] Tale principio di ‘distinzione’ costituisce, del resto, una logica declinazione dei fondamentali canoni di ‘effettività’ e ‘proporzionalità’ della sanzione, che ne impongono la commisurazione alla reale rilevanza della gara nella quale è stato commesso l’illecito sportivo, onde assicurare che la sanzione sportiva della squalifica venga nel concreto scontata con riferimento a gara di rilevanza analoga a quella in cui è stato commesso l’illecito sportivo in relazione al quale la sanzione è comminata. […] L’A.S.D. Pescara, partecipava sia al Campionato Nazionale Under 21 e sia al Campionato di Serie A, cosicché è corretto, sussistendone pienamente la concreta possibilità, che il Pulvirenti, sanzionato nella pregressa stagione sportiva nell’ambito del Campionato Nazionale Under 21, abbia scontato detta squalifica nell’odierna stagione sportiva sempre nell’ambito del medesimo Campionato Nazionale Under 21, come effettivamente avvenuto il 9.10.2016″.

Ne consegue che, nel caso appena menzionato, la Corte Sportiva d’Appello Nazionale, con una decisione di apprezzabile senso logico, ha privilegiato l’interpretazione fornita dalla Corte Federale nel 2004, ritenendo prioritario il principio di omogeneità delle competizioni, con conseguente obbligatorietà di esecuzione della sanzione, ove possibile, nella manifestazione in cui era stato posto in essere il comportamento che ha dato luogo al provvedimento disciplinare anche in ipotesi di trasferimento del giocatore.

 

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