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Grinta da bomber e testa sulle spalle

L'amore per il pallone sopra ogni cosa, la famiglia che la sostiene e, in mente, obiettivi precisi: ecco Sara Tamborini, giovane promessa del Milan Ladies in Serie B

Quando era piccola andava a vedere il fratello giocare, ma si portava sempre dietro un pallone. Le bambole le lasciava a casa, lei voleva sentire l’odore dell’erba e correre dietro ad una palla come il fratello, di quattro anni più grande. Per questo i genitori non hanno potuto fare a meno di  accontentarla e ormai sono dieci anni che Sara Tamborini convive con la sua passione per il calcio. Spera che diventi il suo futuro, a 17 anni – è nata il 3 maggio 2001 – è ancora presto per dirlo o per prevedere quello che sarà, ma intanto la ragazza sembra avere le idee chiare. Non che sia una novità, visto che è stata lei, che prima giocava con i maschi, a chiedere di poter essere messa in una squadra femminile “per sentire – racconta – la vita di spogliatoio. A 13 anni  è poi cominciata a tutti gli effetti la mia carriera nel calcio femminile passando alle giovanissime dell’Inter, prima di approdare alle Azalee nel 2016. Ho giocato sia in fascia che come punta e devo dire che non ho preferenze tra i due ruoli: l’importante è segnare e giocare per la squadra”.

E, magari, scherzare anche con il fratello, che gioca a Gallarate e come lei fa l’attaccante centrale, ma che non ha problemi a spostarsi sulla fascia. Legatissimi, adesso dormono in camere separate, da piccoli invece sempre insieme, con lui che l’ha sostenuta senza neppure un dubbio, così come i genitori, nella passione per il calcio, anche quando qualche amico si divertiva a prenderla in giro: “Ma alla fine non me ne è mai importato molto – ammette Sara – perché sul campo ho sempre zittito tutti. E spero di farlo ancora a lungo”. Adesso è infortunata, tornerà in campo a novembre dopo la lesione al legamento della caviglia destra: potrà così iniziare la sua stagione nelle Ladies del Milan, in Serie B, dopo che a settembre si è dovuta fermare per l’infortunio arrivato durante un allenamento con i ragazzi. “Poco male, l’importante è che non ci sia stato bisogno dell’operazione. Due mesi passano in fretta”.

Pronta per ricominciare a segnare?
Lo spero. Sono un attaccante di piede destro, ma uso anche il mancino, e anche se amo fare gol alla fine non vedo l’ora di tornare in campo per dare una mano alla squadra. è questo quello che conta.

Numero preferito?
Ovviamente il 9, quello dei bomber.

A chi ti ispiri?
A Sara Bonansea, attaccante della Juventus e della Nazionale. Mi piace come attacca, mi piacciono tanto i suoi movimenti, è un punto di riferimento.

E nel mondo maschile?
Del Piero prima, sono cresciuta nel suo mito, e adesso Dybala.

Idoli tutti juventini, sei anche tifosa?
Sì, certo, quando posso vado allo stadio, ma purtroppo con le partite e lo studio ho poco tempo.

In una recente intervista hai detto che il calcio femminile sta finalmente cambiando. Sta cambiando lo sport o la percezione che si ha di esso?
Tutte e due le cose. Sicuramente sta aiutando tanto il fatto che le società maschili stiano investendo nelle formazioni femminili. In altri Paesi sono più avanti, ma io sono fiduciosa perché vedo che il calcio femminile sta acquistando sempre più spazio ed importanza.

La tua giornata tipo è legata al calcio?
Sì, certo. Mi sveglio alle 7, vado a scuola, al liceo scientifico sportivo a Busto Arsizio. Sono al quarto anno, ho la media del 7, anche qualcosa in meno (ride, ndr), insomma un rendimento accettabile. Arrivo a casa verso le 15, mangio, studio un po’ e poi alle 7, per quattro volte a settimana, mi vado ad allenare, accompagnata da mamma e papà. Sono in campo dalle 8 alle 10, poi crollo in macchina. A volte mi addormento mentre sto mangiando un panino”.

Tempo per gli amici?
Poco, a dir la verità. Noi giochiamo la domenica pomeriggio, il sabato esco ma poi torno presto che ho la partita il giorno dopo. Il lunedì ho il giorno libero, ma devo riposarmi o studiare. Diciamo che faccio quel che posso, adesso il calcio significa troppo per me.

Le tue passioni quali sono?
Solo il calcio (ride, ndr). Mi piace la musica, ascolto spesso Ultimo, il cantante che ha vinto Sanremo nella categoria Giovani.

Cosa significa per te la Nazionale?
È difficile descrivere l’emozione perché è un qualcosa di troppo forte e unico. Ogni volta che canto l’inno mi tremano le gambe, ma il fatto di essere stata scelta e di aver avuto l’opportunità di giocare con la maglia dell’Italia mi fa sentire onorata ed orgogliosa. Ricordo che quando ero piccola sognavo di arrivare in nazionale e ora posso dire che uno dei miei sogni si è avverato. Adesso spero nella maggiore, mi piacerebbe che il mio percorso fosse ancora più lungo, anche se per la mia età mi sono tolta già qualche soddisfazione”.

Ti riferisci all’Europeo Under 17?
Bellissima esperienza, siamo uscite soddisfatte dal campo anche se non abbiamo vinto. è stata la mia prima esperienza lontana da casa per un periodo così lungo, sono cresciuta tanto.

La doppietta nel 3-0 alla Serbia che momento è stato?
È stato bellissimo, già ero felicissima per il primo gol, figuriamoci per il secondo. La prima rete è arrivata perché il portiere ha parato un rigore di una mia compagna e io sono stata rapida in ribattuta, il secondo me lo sono costruito scartando due giocatrici e segnando di sinistro. Ero così felice che ho iniziato a correre, non sapevo dove andare. Adesso spero di tornare presto in Azzurro, una volta messo alle spalle questo infortunio. Credo che la Nazionale sia la cosa migliore che esista, quella che ci rende più orgogliosi e davvero ci regala emozioni uniche.

In conclusione: cosa ti piacerebbe fare “da grande”?
Se non diventerò professionista, nel senso che se il calcio non mi basterà per vivere, mi piacerebbe lavorare nella fisioterapia. Però davvero è presto per pensarci. Intanto posso dire che il calcio è la mia vita e spero continui così anche in futuro.

In famiglia sono tutti d’accordo con te?
Sono fortunata: i miei genitori e mio fratello mi fanno sempre sentire il loro sostegno. Ed è sempre stato così, non ho dovuto faticare per giocare a calcio.

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