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Tutte le vite di Raffaella

Raffaella Manieri a 31 anni ha giàvissuto tante vite calcistiche, dalla provincia di Pesaro-Urbino alla Germania, per vestire la maglia del Bayern Monaco, e ritorno in Italia, con un palmares ricchissimo.

Raffaella Manieri a 31 anni ha già vissuto tante vite calcistiche, dal ’99 ad oggi la sua carriera ha compiuto lo stesso percorso di evoluzione del calcio femminile in Italia e anche in Europa. Dai 5 ai 12 anni ha iniziato a giocare con i maschi nella società di casa, l’UP Arzilla. Dalla provincia di Pesaro-Urbino ha iniziato il suo viaggio seguendo l’ispirazione e la passione, collezionando tanti trofei: Senigallia, Torino, Bardolino, Sassari Torres, Bayern Monaco ed ora Ravenna. In carriera ha vinto sette campionati (cinque in Italia e due in Germania), sette Supercoppe italiane e una coppa Italia.

Dopo tutti i successi, la notorietà, i grandi traguardi, hai deciso di rimetterti in discussione con il Ravenna per altri obiettivi, con quali motivazioni?

Dopo tanti impegni, soddisfazioni, viaggi, stress e purtroppo anche infortuni avevo bisogno di prendere un grande respiro, rallentare i battiti cardiaci e tornare a casa. Avevo voglia di riprendermi una parte della mia vita per curare in prima persona le iniziative che ho a cuore. Con Il Ravenna sto bene, c’è un bel progetto sportivo e il mio impegno è totale perché la voglia di migliorarmi è la mia compagna di viaggio preferita, a me stessa chiedo sempre il massimo.

Hai un sito web personale, il prossimo 22 gennaio è in programma il primo Open Day dell’Academy che porta il tuo nome, il tuo impegno nel calcio femminile non si limita solo al rettangolo di gioco.

Da tre anni abbiamo una scuola calcio femminile che si integra con quella maschile dell’Arzilla. Allenare le bambine è fantastico, ti da una carica pazzesca, le vedi crescere giorno dopo giorno, sia dentro che fuori dal campo. Grazie agli insegnamenti di mio padre – da sempre alla guida della società per pura passione – puntiamo all’educazione, al comportamento corretto ed alla formazione del carattere delle calciatrici per renderle donne migliori. Certo è importante il risultato sportivo, e già ne abbiamo lanciate di ragazze nel calcio nazionale ma non dimentichiamo mai l’aspetto sociale ed etico di un club che è il punto di riferimento del territorio. L’Academy nasce per formare allenatori di calcio femminile e maschile, un progetto integrato che fonde le due professionalità per trovare una sintesi tra le due esigenze. Il calcio moderno cambia velocemente e richiede continui aggiornamenti soprattutto nell’ambito femminile.

Quante idee ti sei portata dalla Germania? Fa veramente effetto vedere le tue foto mentre alzi al cielo il Meisterschale femminile (lo scudetto tedesco) insieme ai calciatori del Bayern in Marienplatz davanti a più di 20.000 persone.

Mi vengono ancora i brividi quando ci penso ma son convinta che un giorno anche in Italia potremo assistere a una festa del genere in cui le due anime del calcio si uniscono in un solo abbraccio. Sarebbe incauto pensare che il modello sportivo di un paese nord europeo possa essere adottato in blocco dall’Italia, troppe differenze. Credo che il primo grande passo sia stato fatto, l’apparentamento con le squadre maschili professionistiche ha dato slancio al movimento calcistico femminile italiano. Al Bayern tutto è organizzato nei minimi dettagli non solo l’aspetto agonistico, con poche ovvie differenze tra le due squadre. La cura dei dettagli, l’attenzione quasi maniacale all’immagine è il tratto distintivo del club. Anche in Italia si può fare, la Juventus e la Fiorentina lo stanno dimostrando.

Il rapporto con i mezzi di comunicazione è un aspetto che può esaltare le qualità di una donna che gioca a calcio?

In tutti i grandi club di calcio nel mondo le calciatrici stanno dimostrando di saper usare i social network, gestendo la propria immagine con originalità e mostrando grande spigliatezza davanti alle telecamere. Un valore aggiunto per lo sport e per le società. Cinque anni fa insieme a Martina Rosucci abbiamo aperto quasi per gioco i nostri profili sui vari social network e mai avremmo pensato di raggiungere i numeri che abbiamo ora. Credo che la nostra spontaneità abbia fatto la differenza. Ma il futuro chiede di più: i nuovi media, se utilizzati con professionalità nel contesto di club organizzati, possono essere un valore aggiunto soprattutto nella comunicazione del calcio femminile.

Il calcio dei grandi, certo ha le sue regole, e quello giovanile?

Alle bambine insegno prima di tutto a sorridere e divertirsi.

Il tuo ricordo più bello?

Oltre allo scudetto con il Bayern,  L’esperienza con la Torres e la qualificazione al Mondiale con la nazionale under 19.

Ci pensi ancora alla Nazionale?

È un tasto dolente, è un anno che non vengo convocata. La scorsa stagione con il Brescia non è stata la migliore per infortuni e altre vicissitudini. Ma anche queste esperienze fanno crescere. Continuo a lavorare per tornare in azzurro.

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