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“Uno-due-tre… Mestre!”

La squadra veneta di Calcio a Cinque ha un tifoso davvero speciale: Giacomo Giacomin, un ragazzo innamorato della vita e del futsal che il club ha "adottato" come supporter numero 1

“La mia squadra del cuore è il Città di Mestre, perché per me loro hanno fatto tanto. Io gli voglio molto bene, mi hanno dato tanto amore. Quando mi vengono a salutare urliamo: uno, due, tre… Mestre!”. Era bello iniziare così, perché poche righe scritte con un macchinario per disabili valgono più di mille parole dette per raccontare un qualcosa che deve essere d’insegnamento per tutti. Questa è la storia di Giacomo Giacomin. Una dichiarazione d’amore alla sua squadra del cuore di calcio a 5, che milita in Serie B. Scritta a modo suo, quello di un ragazzo di 18 anni che lotta con una distonia che non gli permette di muoversi né di esprimersi a voce. Dalla nascita, Giacomo è paralizzato su un letto o su una sedia a rotelle. Un vulcano di emozioni che vorrebbe esplodere, ma che è intrappolato nel suo corpo. Non riesce a controllare i movimenti involontari e nemmeno le emozioni. Scrive attraverso un macchinario, una tastiera con tasti grandi, con l’aiuto di mamma Stefania. “Un giorno – racconta – tenendogli fermo l’avambraccio, con il pollice ha iniziato a scrivere questa lettera alla sua squadra del cuore. Ho subito trascritto il pensiero di Giacomo su un quaderno e l’ho fatto leggere al presidente del Mestre, ma mai mi sarei immaginata cosa sarebbe potuto accadere”.

LA STORIA
È il 27 gennaio. Come ogni sabato, la famiglia Giacomin è presente sugli spalti del PalaFranchetti. Giacomo è in prima fila, a sostenere i suoi campioni. Che entrano in campo con delle maglie particolari: ognuno di loro ha una frase diversa che, messa insieme alle altre, compone la lettera scritta dal ragazzo. “Per l’ennesima volta, Giacomo ci ha lasciati senza parole – spiega il presidente Marco Chiozzotto -. Di fronte a queste cose tutto passa in secondo piano: siamo orgogliosi di avere regalato un sorriso alla famiglia Giacomin”. Applausi, commozione e il finale di sempre: “Uno, due, tre… Mestre”. Come in un film, di quelli a lieto fine. L’inizio, invece, è tutt’altro che piacevole. Poche ore prima e durante il parto, qualcosa va storto. Mamma Stefania accusa forti dolori e lancia il campanello d’allarme. Tra mille difficoltà, appena vede la luce, Giacomo è subito costretto a giocare la partita più difficile, quella contro la vita. Vince lui, ma non riesce a evitare questa brutta distonia muscolare. La famiglia Giacomin mette in moto una battaglia legale per fare giustizia, “visto che non l’ha avuta nella vita”, dice Stefania. Niente da fare, causa persa e l’ennesimo schiaffo in faccia dopo dieci anni di processi. La giustizia, quella sportiva, gliela dà invece il Città di Mestre.

L’INCONTRO 
“Sette anni fa – racconta la mamma – mio marito fu invitato alla presentazione di questa squadra di calcio a 5 da un suo collega, Davide Campagner, a quei tempi allenatore. Una volta arrivati, consegnarono a Giacomo una maglietta con il numero uno, in qualità di primo tifoso. Fu un’emozione fortissima, la prima di una lunga serie”. Eppure, all’inizio, la famiglia Giacomin era un po’ restia nel coinvolgere il loro figlio in queste occasioni: “È difficile da spiegare, ma non volevamo che un nostro problema diventasse anche il loro. Non volevamo esternare quel malcontento interiore che avevamo e nemmeno passare per quelli che chiedevano l’elemosina. Invece, grazie al Mestre, agli ex e attuali dirigenti, e ai ragazzi, siamo riusciti a buttar fuori tutto quello che tenevamo dentro da anni”.

L’AMICO 
Il capitano della squadra, Nicolò Biancato (nella foto in alto con la famiglia Giacomin al completo), è uno degli amici più intimi di Giacomo. Ha 24 anni, è al Mestre da 7 e si è preso a cuore questa vicenda, chiamando a rapporto la squadra ogni sabato per andare a salutare il loro tifoso numero 1. “Ho un feeling speciale con lui che è sempre in tribuna a fare il tifo per noi – racconta -. Ci dà la forza per giocare, ma soprattutto ci fa capire il senso della vita: perché piangersi addosso quando ci sono tanti ragazzi che non sono fortunati come noi?”. La famiglia Giacomin non chiede mai, è il Mestre che si sente in dovere di aiutarla. Anni fa, davanti a un caffè, un semplice pourparler in ufficio tra papà Fabio e Campagner si trasformò presto in un desiderato esaudito: “Ci piacerebbe acquistare un prodotto che aiuterebbe Giacomo, ma costa migliaia di euro…”. Poco dopo, il Mestre organizzò un triangolare benefico per l’acquisto di Mollii, una tuta neurofisiologica che sarebbe servita a Giacomo per migliorare alcuni movimenti. Una goccia nell’acqua, ma comunque un piccolo grande passo in avanti. 

 

VITA QUOTIDIANA
A novembre, Giacomo ha compiuto 18 anni. Sognava l’America e, non appena diventato grande, la sua famiglia gli ha regalato una settimana tra i grattacieli di New York. Un messaggio per tutti, perché nessuna disabilità può prevalere di fronte alla forza di volontà di un ragazzo e di due splendidi genitori. Lui, mamma Stefania, papà Fabio e il fratellino Riccardo, nato nel 2007: tutti insieme appassionatamente nella Grande Mela. Tra fratelli c’è un rapporto bellissimo: “Riccardo è un coccolone, va sempre a sbaciucchiarselo. Lui ci sta, ma quando si stanca capita anche che gli tiri qualche pedata (ride, ndr)”. E alzi la mano chi non ha mai litigato con un fratello.
Ama la musica, Giacomo. Il suo cantante preferito è Vasco Rossi, e chissà cosa pensa quando nelle sue orecchie risuona quel “voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha”. Beh, lui, un senso a questa vita l’ha trovato. Perché è vero che per la maggior parte del giorno è immobilizzato su un letto o su una sedia a rotelle, ma è anche uno studente modello, che ama andare a scuola per apprendere, imparare e stare a contatto con i suoi coetanei. Nel pomeriggio, invece, spazio alla creazione e all’immaginazione. Come quel giorno di gennaio, quando ha scritto la toccante lettera alla sua squadra del cuore, che ha spinto il Mestre a scendere in campo con le magliette con riportate le sue parole. “È stato molto contento di questa manifestazione d’affetto. Certo, magari all’esterno non dà a vedere le sue emozioni, ma vi posso garantire che dentro ci sono, eccome”.

L’APPELLO
Le stesse che prova Stefania, una mamma che ha lottato tra la vita e la morte per mettere al mondo Giacomo. Che ha passato un periodo di depressione, ma ha avuto la forza di rialzarsi e crescere un altro figlio. Uno è “il mio principe”, l’altro “gioia e leggerezza”. Una mamma arrabbiata con le istituzioni: “Non ci aiutano. Ci dobbiamo pagare tutto noi, se non ci fosse il Mestre non so come sarebbe andata a finire”. Una mamma che lancia anche un messaggio a tutti i ragazzi: “Dico loro di non fare i bulli con i più deboli, ma di rispettarli e aiutarli, come ha fatto la nostra squadra del cuore”. Citando Vasco, “la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia”. Quel pizzico di follia che risiede nel corpo di Jacky e che lo spinge ad andare avanti giorno dopo giorno. Studente, scrittore, viaggiatore e tifoso: piacere di conoscervi, io sono Giacomo Giacomin.                                            

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