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Villas Unidas, il club delle baraccopoli

villas-unidas-header Luis Menotti, Ct campione del mondo con l’Argentina nel ‘78, insieme ad altri protagonisti del calcio del proprio Paese ha dato vita a un club per i ragazzi del quartiere Bajo Belgrano, uno dei più malfamati di Buenos Aires. Nella speranza di cambiare finalmente le cose

Belgrano è un quartiere di Buenos Aires, tra Palermo e Nunez, che come un corridoio stretto si affaccia sul Rio de la Plata. Luoghi immaginifici per tutti quelli che in televisione hanno vissuto il Mondiale argentino del 1978. Da queste parti, infatti, si trova lo stadio Vespucio Liberti, detto anche “Monumental”, il tempio del River Plate, mentre dalla parte opposta, tra La Pampa e José Hernandez, c’è l’impianto “Excursionistas”, adiacente il grande campo da golf che sorge nel quartiere confinante. Qui c’è Bajo Belgrano, un luogo dove la vita te la devi inventare e anche alla svelta, dove si cresce alla velocità della luce anche se spesso non si sa dove andare e il rischio di sbattere è sempre molto alto.

In Argentina il calcio è considerato un ascensore sociale, più che un rifugio una catapulta per scappare da posti come Bajo Belgrano e non tornarci più, ma il futbol, lo sport può e deve essere altro. Questo è il pensiero di Luis Cesar Menotti, Ct campione del mondo con l’Argentina nel 1978, con esperienze di panchina anche in Europa, che a Buenos Aires ha aperto una scuola di allenatori che porta il suo nome. E insieme con altri protagonisti del calcio argentino ha deciso di dare vita a un club per i ragazzi del quartiere: Villas Unidas. Un club che nel 2020 s’iscriverà al campionato, anche se ancora non si sa in quale serie.

L’idea principe è quella di recuperare i ragazzi senza, però, toglierli dal quartiere in modo che entrambi possano condividere i frutti di questo percorso: “Il grande giro d’affari dei calciatori che provengono dai quartieri più disagiati non torna mai nella terra d’origine – ha detto il presidente del club, Fabio Romanella –. Noi vogliamo invertire questa tendenza, in che modo? Investendo qui i soldi dei premi di formazione, in azioni sociali prim’ancora che nel calcio”.

Il progetto nato a Buenos Aires adesso è conosciuto in tutta l’Argentina, Paese con il 27,3 per cento della popolazione sotto la soglia di povertà (dato settembre 2018), e molto probabilmente sarà d’esempio per altri che vorranno intraprendere la stessa strada. In quartieri come Bajo Belgrano mancano scuole, ospedali, posti di ritrovo e l’obiettivo di Villas Unidas è di combattere dal basso un sistema ingiusto, che è sociale prim’ancora che sportivo.

Tevez una volta ha detto che tutti possono diventare una stella del futbol, ma per i fondatori di questo club è un’idea fuorviante pensando ai coetanei del campione del Boca Juniors che oggi sono morti, in galera, oppure disoccupati: non basta che uno emerga, bisogna che tanti ce la possano fare anche senza diventare i nuovi Aguero o Messi.Nei quartieri poveri – sottolinea Fernando Signorini, storico preparatore atletico di Maradonail calcio è importante ma non nella maniera giusta. Per molti bambini, principalmente, è un passatempo, un gioco, ma se non li aiuta a diventare cittadini e uomini migliori non ha senso”.

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IL LATO “B” DEL CALCIO

Luis Cesar Menotti fornirà gli allenatori e i preparatori atletici alla nuova realtà, alla presentazione della quale era presente anche Jürgen Klinsmann, campione del mondo con la Germania nel 1990, nella finale vinta a Roma contro l’Argentina. Progetto nel quale è coinvolta anche la ONG Salvemos Al Futbol, di cui è vice presidente il sociologo Diego Murzi:In questi quartieri si gioca, vive e respira calcio, ma l’idea che molti hanno è quella veicolata dai grandi club, da quello che vedono in televisione, dalla vita che fanno i calciatori. Il futbol è una cosa buona e lo può essere ancora di più seguendo questi esempi virtuosi”.

Giocatori come Sergio Aguero, Carlos Tevez, Juan Roman Riquelme e Diego Maradona provengono tutti da città e quartieri poveri, nei quali però è rimasto solo l’eco dei loro nomi che non hanno cambiato i luoghi dai quali vengono, diventati sempre più poveri in un mondo che trasforma gli ultimi in invisibili. Villas Unidas, invece, vuole dare visibilità a questi ragazzi e a questi quartieri, una visibilità sociale prima che sportiva, dove, ancora una volta, il calcio è un mezzo e non un fine, dove il sogno è più vicino alla realtà, dove la crescita passa dalla disciplina e dal rispetto delle regole, dove la vittoria si conquista prima di scendere in campo, con l’atteggiamento.

Un progetto ambizioso che è riuscito a mettere insieme personalità importanti della storia del calcio argentino e che per Menotti rappresenta forse l’arrivo di una filosofia calcistica portata in giro per il mondo: “Guardate la gente e rivolgete il vostro saluto ai metalmeccanici, ai panettieri, ai macellai, ai tassisti. Non vinciamo per quei figli di puttana. Vinciamo per il nostro popolo”, disse ai giocatori che non volevano salutare Videla il giorno della finale con l’Olanda. Ed è proprio a quel popolo che adesso Menotti volge il suo sguardo, la sua personalità e la sua competenza, per creare qualcosa mai tentato prima, perché Villas Unidas non farà tornei di strada o di quartiere, ma inizierà dal basso iscrivendosi ai campionati AFA, probabilmente partendo da quelli regionali, la sesta serie argentina.

Un percorso che cercheremo di seguire e di raccontare, magari tra qualche anno, magari dopo qualche promozione, magari scoprendo come sono cresciuti i ragazzi di Bajo Belgrano, perché esiste un lato B del calcio (bello e buono) che troppo spesso è dimenticato dai media mainstream e che merita di essere portato alla luce per capire che non è solo un gioco. Ed è proprio lì, tra La Matanza e l’aeroporto di Ezeiza, che il calcio argentino culla la speranza, tra fierezza e appartenenza.

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